Ivano Trotta: “In Italia non si ha la pazienza di aspettare i nostri giovani. Gattuso è l'uomo giusto per risollevare il Napoli”

Ivano Trotta, ex centrocampista di Juventus e Napoli, si è concesso in esclusiva ai microfoni di Supernews, rispondendo ad alcune domande riguardanti i settori giovanili in Italia e sulla situazione attuale del Napoli. Ivano Trotta oggi allena i ragazzini della ASD Napoli Cantera City, progetto finanziato dal vice-presidente della SSC Napoli, Edoardo De Laurentiis, ed è proprio da qui che inizia la nostra intervista.

Lei ha intrapreso questo nuovo progetto con la ASD Cantera Napoli City e allena ragazzi di 13/14 anni: da dove si comincia quando ci si trova di fronte ad allenare ragazzini di quell'età?

"Si presuppone che i ragazzi di 13/14 anni già abbiano fatto percorsi importanti negli anni precedenti e bisogna lavorare di continuità su quello che hanno fatto in precedenza. La maggior parte dei ragazzi a quest'età ha molte lacune dal punto di vista tecnico e magari sono più organizzati dal punto di vista tattico che, secondo me, è un aspetto che bisogna mettere in secondo piano. Quindi, quando io prendo una nuova squadra di ragazzi, cerco sempre di accertarmi che loro abbiano il massimo delle competenze tecniche dopodiché arriva tutto il resto. A quest'età l'unica cosa importante per il ragazzo che viene al campo è quella di essere felice: se cresce in un ambiente sano e viene considerato, allora darà il meglio di sé."

Questo progetto è molto importante per valorizzare il settore giovanile. Ma cosa manca ai settori giovanili dei club italiani per arrivare ai livelli di quelli delle società estere?

"Purtroppo, in Italia dimostriamo sempre di avere poca pazienza con i nostri giovani poiché i top club vogliono vincere e farlo subito, mentre le squadre minori vogliono mantenere il proprio posto nella categoria e, quindi, in entrambi i casi si tende a cercare giocatori già affermati piuttosto che aspettare i più giovani. Forse in Italia solo l'Atalanta è riuscita a portare in prima squadra diversi giocatori della Primavera e poi rivenderli ai top club: la società bergamasca è un esempio da seguire per valorizzare i settori giovanili."

Crede che i progetti come quello della Juventus U23 siano utili oppure il gap con le squadre B spagnole è ancora troppo evidente?

"Secondo me, deve essere una legge o per tutti o per nessuno: non può essere un caso sporadico che la Juventus faccia la squadra under 23 che partecipa alla Serie C. Però, credo che avere una seconda squadra che accoglie i ragazzi usciti dalla Primavera, senza disperderli nei vari campionati minori, sia una cosa giusta."

Adesso parliamo del Napoli. Prima una domanda personale: il suo ricordo più bello in maglia azzurra.

"È scontato: il gol al Frosinone e la promozione in A. Quello fu il nostro primo anno di Serie B e ci fu un progetto biennale per salire in A, ma centrammo la promozione al primo anno e per me fu una doppia promozione dalla C1 alla A."

Il Napoli sta vivendo una stagione con più bassi che alti: cosa manca alla squadra? È più un fattore psicologico o di gioco?

"Credo che mancasse qualcuno che desse la famosa "scossa" e la scelta di puntare su Gattuso è stata molto azzeccata perché serviva un uomo determinato, un uomo di campo. Secondo me, più bassi che alti fino a un certo punto perché, da quando è arrivato Gattuso e ha avuto il tempo di organizzare il lavoro, adesso i risultati si vedono: sono arrivate due vittorie contro due grandi squadre come Lazio e Juventus e la vittoria di Cagliari è stata fondamentale. Io credo fortemente in Gattuso e in quello che sta facendo."

Abbiamo visto anche come Gattuso contro l'Inter abbia usato un gioco più difensivo piuttosto che il "bel gioco" per portare a casa il risultato.

"Difensivo fino a un certo punto: il Napoli è sempre ripartito con grande qualità e pochi tocchi nelle ripartenze, Gattuso fa sempre ripartire il gioco dal portiere e il gol di Fabian è stata un'azione bellissima. Quindi, "gioco difensivo" no, ma si è solo abbassato quei venti metri, mettendo Mertens in marcatura fissa su Brozovic e, creare delle accortezze alla squadra avversaria senza snaturare il gioco non è sintomatico di difendersi oppure fare catenaccio. Per me, Gattuso ha studiato bene la partita, l'ha interpretata alla grande e l'ha vinta: tanto di cappello per lui."

Il Napoli giocherà questo venerdì contro il Brescia e martedì prossimo contro il Barcellona in Champions League: riusciranno i giocatori a restare concentrati per il match di campionato?

"La partita di venerdì dovrà essere preparata alla grande perché il Napoli ha dimostrato di soffrire contro le squadre minori in campionato, mentre la partita con il Barcellona non ha bisogno di tanta preparazione, ma verrà da sola."

E, secondo lei, il Napoli ha qualche possibilità di passare il turno contro i catalani?

"Secondo me, sì. In Champions può accadere di tutto e lo dimostrò anche la Roma proprio contro il Barcellona. Il Napoli è "avvantaggiato" rispetto agli avversari perché non avrà nulla da perdere: la partita è stimolante e ci sarà il grande pubblico quindi, spero che i ragazzi riusciranno a compiere l'impresa."

Ultima domanda e anche questa più personale: un giocatore della rosa attuale con cui avrebbe voluto giocare.

"Beh, è difficile (ride). Io ho sempre detto, e forse è anche stato un mio errore di scelta, che il mio rimpianto è stato quello di non aver mai giocato, anche per una volta sola, in Serie A con la maglia del Napoli. Per quanto riguarda i compagni di squadra, non dico che siano tutti uguali, ma quando si crea la sinergia e il gruppo poi il resto vien da sé: l'unica cosa che conta è indossare la maglia del Napoli."

A Ivano Trotta vanno i nostri ringraziamenti per essersi sottoposto a questa intervista e, soprattutto, un grosso in bocca al lupo per la carriera da allenatore.