Irma Testa a SuperNews: “Sogno la medaglia olimpica!”

Pubblicato il autore: Giuseppe Garetti Segui


Irma Testa, pur giovanissima, è ormai un vero e proprio punto di riferimento in Italia per gli amanti della disciplina e non solo: è stata infatti la prima donna pugile italiana a partecipare ad un’Olimpiade (Rio 2016). Come se non bastasse, nel 2019 è diventata campionessa europea nella categoria 57 kg.
Protagonista inoltre, del film documentario ‘Butterfly‘, dove racconta la sua scalata fino a Rio e il post-Olimpiade, mettendo in luce il forte carattere della giovane atleta, ma senza nascondere le sue fragilità, spesso dovute all’eccessiva pressione cumulatasi nei suoi confronti. Irma Testa ci ha raccontato anche come sta trascorrendo questi giorni particolari, dicendo di trovarsi a Londra al momento del lockdown e di essere riuscita a tornare in Italia, dove sta trascorrendo la quarantena, allenandosi come può in vista dei prossimi impegni.

Cosa trovi più difficile combattere: un avversario o gli stereotipi di questa disciplina?
“Il pugilato ha molti stereotipi, tra i quali la convinzione che sia uno sport prevalentemente maschile, dove la violenza e la forza bruta non possono vincere sull’astuzia e l’intelligenza. In realtà è uno sport molto elegante, soprattutto se abbinato alla tecnica e alle giuste movenze. Noi donne siamo più eleganti degli uomini, proprio perché queste qualità vengono più alla luce rispetto ad un combattimento maschile, non a caso preferisco guardare combattimenti tra donne. Ciò non toglie che il pugilato è stato fatto da uomini, grandi campioni, ma per fortuna, dal 2001 possiamo combattere anche noi donne, e adesso ci sono anche grandi campionesse. Noi donne ci buttiamo il sangue, ci alleniamo a volte più degli uomini, e sentirsi dire ogni volta: perché non fai danza o ginnastica, è come se non venissero riconosciuti i sacrifici che hai fatto. Spero che tra qualche anno verranno considerati allo stesso livello il pugilato maschile e quello femminile”

Come nasce il tuo soprannome “The Butterfly”?
“Quando ho iniziato a fare pugilato, colpivo e scappavo. Mi facevo rincorrere per tutto il ring! Il mio maestro mi chiamava la farfalla pazza, e se ci penso adesso mi viene da ridere, perché non puoi farti rincorrere per tutto il round, ma crescendo, ho tolto quest’abitudine di scappare, così il mio maestro mi disse: Non sei più una farfalla pazza, ma una farfalla bella!”

A proposito del tuo maestro, Lucio Zurlo, anche dal documentario si nota il bellissimo rapporto che vi lega. Quanto c’è di lui nell’Irma Testa pugile e quanto soprattutto nel’Irma Testa donna? Penso ti abbia trasmesso tanto anche dal punto di vista umano..
“Tantissimo! Ho iniziato con lui che ero molto piccola, tante cose non le conoscevo e mi ha insegnato ad essere donna, mi ha insegnato i veri valori dello sport e della vita in generale. Mi rimproverava se sbagliavo qualcosa per strada, se non andavo a scuola, di lui c’è tantissimo, mi ha formato sia come atleta che come donna”.

Quanto è stato difficile tornare sul ring dopo l’Olimpiade? E qual è il ricordo più bello di quell’esperienza?
“Tornare sul ring è stato difficile, ho avuto un momento di blackout. La delusione è stata fortissima! Rivedendola dall’esterno, è stata una lezione di vita, non bisogna mai dare nulla per scontato, bisogna dare sempre il massimo e avevo capito che non è stato così, avevo sbagliato parecchie cose e non commetterò più quest’errore.
Il ricordo più bello invece è stata sicuramente l’accoglienza in aeroporto di tutti i turisti a Rio, che pur non sapendo chi fossi, ti chiedevano foto, autografi, ecc. solo per il fatto che stessi partecipando ai giochi olimpici. Un coinvolgimento che mi ha emozionata”.

Nonostante hai realizzato diversi sogni nel cassetto, c’è ancora spazio per qualche altro sogno?
“Il mio obiettivo è sempre lo stesso, non l’ho ancora raggiunto, ed è quella medaglia con i cinque cerchi. Poi ne ho tanti altri, quello di realizzarmi come donna in primis, quello di stare serena, tranquilla ed essere soddisfatta di me stessa.”

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