ADS 4 Vele Beach Extreme, il presidente Alfieri: “Le direttive? Poche e confuse. In altri paesi, campi da beach volley già disponibili”.

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


SuperNews intervista Luigi Alfieri, proprietario dello stabilimento balneare “4 Vele” di Pescara e presidente dell’ADS 4 Vele Beach Extreme, una delle più storiche associazioni di beach volley, nata nel ’97. Abbiamo fatto qualche domanda relativa ai danni che uno sport che si svolge sulla spiaggia possa subìre. Inoltre, abbiamo avuto la piacevole occasione di fare alcune domande al figlio, Manuel Alfieri, palleggiatore della Sora Volley di Serie A1.

Avete avuto delle direttive specifiche da parte del Governo per quanto riguarda la gestione e l’organizzazione dello stabilimento?
Per ciò che riguarda la gestione dello stabilimento balneare sì, poche direttive e anche confuse. Se parliamo, invece, del beach volley, siamo ancora in attesa. Non siamo solo noi in stand-by, ma anche tutte le scuole di beach d’Italia: attendiamo le procedure da seguire per ricominciare l’attività.

La vostra Beach Volley Academy sarà spostata al prossimo anno?
No, io penso sempre positivo. Credo sia solo una questione di tempo, ma credo che quest’estate si possa riprendere a giocare.

In un’eventuale ripresa dell’attività sportiva, quali misure sanitarie verranno adottate?
Questo, ce lo devono ancora indicare. Credo che, per ora, si possano adottare le misure sanitarie standard applicate un po’ ovunque: il lavaggio delle mani, l’utilizzo del gel antibatterico, la sanificazione del pallone, indossare la mascherina prima dell’ingresso nel campo da beach. La Lega di beach volley ha già stilato un vademecum di prescrizioni, che possa guidarci in ciò che si può e non si può fare. Ora, stiamo aspettando la conferma da parte della Federazione. In ogni caso, il mantenimento delle distanze rimane il principio di base da seguire. Inoltre, ci dovrà essere l’impegno da parte nostra di svolgere dei compiti che non abbiamo mai svolto, ma anche e soprattutto l’impegno da parte delle persone di prestare la massima attenzione.

Sono stati registrati dei danni economici a causa dell’emergenza sanitaria?
Assolutamente sì. Noi gestiamo delle scuole di beach volley, e non potendo svolgere i corsi subiamo un importante danno economico. Abbiamo, inoltre, un certo numero di istruttori che lavorano con noi, che al momento si trovano senza lavoro. E’ tutto fermo, come moltissimi settori aziendali, soltanto che noi non abbiamo la possibilità della cassa integrazione. Siamo abbandonati a noi stessi.

Quali sono gli aiuti prioritari che le istituzioni dovrebbero garantire per salvaguardare uno sport come il beach volley?
Serve concretezza, chiarezza, immediatezza. Abbiamo bisogno di notizie, di capire come poterci muovere, dal momento che le attività sono state interrotte. I primi di luglio abbiamo un torneo internazionale di beach volley da disputare in Polonia, e non ho idea di come poter allenare i giocatori. Ci sono tanti problemi pratici, che non sappiamo come poter risolvere. In Polonia, così come in altri paesi, è dal 4 maggio che si gioca regolarmente in tutti i campi da beach. In Italia siamo indietro, riceviamo direttive limitate e confusionarie. Io sono proprietario di uno stabilimento balneare: venerdì scorso ci sono state fornite le misure di distanziamento necessarie tra un ombrellone e l’altro. Ci è stato permesso, poi, di poter aprire lo stabilimento già dal lunedì seguente. Capisce? Come se bastasse premere un pulsante per riaprire un’attività. Sono ignari del fatto che servano mesi per organizzare e rimettere in moto una stagione estiva.

Ciao Manuel. Sei fiducioso in una ripresa del campionato di beach volley? Oppure ci sarà uno stop definitivo, per quest’anno?
Per ciò che riguarda la pallavolo, credo che si sia presa la decisione giusta. Eravamo nel clou della pandemia, alcuni giocatori risultavano positivi, non c’erano le condizioni per continuare. Il beach volley, invece, è uno sport diverso: si gioca in due, quindi è uno sport meno di contatto, e in più si gioca all’aria aperta. Per questo motivo, credo che a luglio si possa ricominciare. Certo, non mi aspetto che riprendano i campionati del mondo, con la presenza di tremila spettatori. Mi aspetto, magari, che si possa ritagliare  per il campionato italiano uno spazio televisivo. Ciò porterebbe a una crescita del movimento, dal momento che il beach ancora non ha preso piede. Questa potrebbe essere un’iniziativa importante per permetterlo.

Avete in programma delle competizioni da disputare in questi mesi?
Non sappiamo ancora nulla sulle eventuali competizioni italiane. Siamo fermi e al momento senza risposte. Ci stiamo interessando alle competizioni sportive organizzate in Polonia, dal momento che lì il beach ha già ripreso, anche se ancora non sappiamo se abbiamo la possibilità di spostarci o meno dall’Italia. Questo dipende dalle autorità e non dalla Federazione. Aspettiamo nuove direttive.

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