Cristiano Novembre in esclusiva: "Vi racconto i miei trascorsi alla Juventus. Ripresa? I giocatori sono innanzitutto uomini"

Difficile la vita del terzo portiere. Chissà quante volte vi sarete imbattuti in questa riflessione pensando al ventiduesimo uomo della squadra, quello che difficilmente riesce a vedere il campo durante l'arco dell'intera stagione. Immaginate però di essere un ragazzo di vent'anni, approdare alla Juventus e potervi allenare insieme a una leggenda del calibro di Gigi Buffon: come vi sentireste? Noi di Supernews lo abbiamo chiesto a Cristiano Novembre, ex portiere, che ebbe l'occasione di ricoprire il ruolo di terzo, dietro a Buffon e Belardi, nella stagione 2007/2008, prima di proseguire la propria carriera tra le serie inferiori, difendere i colori della sua Brindisi e appendere i guantoni al chiodo nel 2016.
Ciao Cristiano, grazie per essere qui con noi. Innanzitutto vorrei partire da una domanda che riguarda l'attualità. Pochi giorni fa una circolare del ministero degli interni ha consentito la ripresa degli allenamenti individuali anche agli atleti che praticano sport di squadra. Il ministro Spadafora ha però ribadito che la ripresa del campionato si avrà solo se ci sarà un accordo sul protocollo di sicurezza: tu credi sia possibile ripartire? In quale stato psico-fisico si presenteranno le squadre secondo te?
"Io penso che la ripresa del campionato sia molto difficile. Capisco che i Presidenti delle società vogliano ripartire perché ci sono in ballo tanti interessi economici, ma credo che la salute venga prima di certi aspetti. I giocatori, prima che grandi atleti e campioni, sono degli uomini con dei sentimenti e delle paure. Ripartire in queste condizioni non è semplice. Spero che chi decida tenga in considerazione questi aspetti. Non è semplice poter ripartire in sicurezza.
La crisi attuale rischia di ripercuotersi soprattutto sulle serie inferiori. Tu che hai giocato tanti anni nel dilettantismo, riesci a metterti nei panni di quei ragazzi? Credi che le società saranno costrette a ridimensionare gli organici per via della crisi?
"Ci saranno sicuramente delle ripercussioni economiche nelle categorie inferiori. Già da qualche anno, non lo dico io ma gli esperti che seguono il calcio, il livello di Lega Pro e serie D si è abbassato notevolmente. Questa può essere l'occasione giusta per cambiare le cose togliendo, con dei criteri che si stabiliranno, le squadre che non possono sostenere i costi e vendendo il prodotto all pay tv".
Parliamo del tuo passato. Facciamo un salto al 2007: hai vent'anni e, dopo aver sfiorato da titolare la promozione in C2 con il Fano, ricevi la chiamata della Juventus neopromossa dopo lo scandalo Calciopoli: che effetto ti ha fatto entrare a contatto con il mondo bianconero?
"Un'emozione indescrivibile. Ti racconto un aneddoto: il primo giorno di ritiro, a Pinzolo, nel pullman vedevo tantissima gente passeggiare con capellini, sciarpe e magliette della Juve, ma ero assorto nei miei pensieri perché ancora non avevo realizzato dove fossi (ride ndr) e non ci feci molto caso. Arrivati al campo, dopo un 40 minuti di palestra, sentivo rimbombare fuori delle voci, ma ancora non potevo immaginare quante fossero le persone ad attendere fuori quei campioni. Appena misi piede in campo per il mio primo allenamento, guardandomi intorno, vidi un mare di persone, forse 15000. Solo allora realizzai dove fossi, ma le gambe iniziarono a fare "giacomo-giacomo" (ride ancora)".
Il ruolo di portiere alla Juventus si associa subito con Gigi Buffon: com'è stato allenarsi con lui, ritieni sia stato importante per la tua crescita professionale? Cosa pensi del fatto che, a 42 anni, Gigi non abbia la minima voglia di smettere?
"So di essere banale e riduttivo nel dire che per me è stato un sogno allenarmi con il mio idolo da bambino. Ricordo le fotografie che feci, appena undicenne, quando Gigi giocava ancora nel Parma. Un grande piacere è stato potermi allenare anche con Emanuele Belardi, una grande persona e amico che, insieme a Giorgio Chiellini e Cristiano Zanetti mi presero sotto la loro ala protettrice e mi aiutarono tantissimo in quell'esperienza. Per quanto riguarda il fatto che Gigi non voglia smettere, penso che lui possa fare quello che vuole: ha crediti illimitati nel mondo Juve, ancora qualche record da battere e poi penso potrà smettere".
Credi che aver scelto il ruolo di terzo portiere in un'età così giovane, seppure alla Juventus, abbia un po' limitato la tua ascesa da calciatore? Se tornassi indietro, è una scelta che rifaresti o preferiresti giocarti le tue chances da titolare in una squadra meno ambiziosa?
"Sono onesto, la Serie A era troppo per me. Credo che la mia dimensione fosse la C. Non credo che sia stata la Juve a frenarmi nella mia carriera, ma la mia prima esperienza a Figline. Dopo due anni fatti bene in C2 e C1, il primo anno giocando poco (mi ruppi anche il ginocchio), il secondo un po' di più, la società decise di puntare su di me facendomi un triennale. Ma ad agosto inoltrato la società, per varie vicissitudini, fallì e in più misero una regola assurda per ciò che riguardava il minutaggio obbligatorio dei giovani. Per cui io, a 22 anni, risultavo vecchio".
Proprio a Figline Cristiano Novembre ha ottenuto una promozione dalla C2 alla C1 (2008/2009), sotto la guida di Leonardo Semplici, e insieme a vecchi campioni del calibro di Anselmo Robbiati ed Enrico Chiesa. Gli abbiamo chiesto se crede che l'ex allenatore della Spal abbia i numeri per puntare in alto nel prosieguo della sua carriera:
"Per quanto riguarda Leonardo Semplici penso sia un bravissimo allenatore, uno di quelli che fa sentire importanti tutti, anche chi gioca meno. E poi, la cosa principale, è che si tratta di un vincente, lo dice la sua carriera: partendo dall'Eccellenza, a suon di vitttorie di campionati, è riuscito ad arrivare in Serie A. Quella di quest'anno è stata solo una battuta d'arresto".
Senza contare che a Figline Cristiano incrocia un altro pezzo importante di storia juventina...
"Un altro allenatore che ho avuto a Filigne il quale, se non fosse stato per la prematura morte della moglie che lo ha allonatanato da questa professione, avrebbe fatto una grander carriera, è Moreno Torricelli. Il calcio purtroppo ha perso un Uomo con la U maiuscola".
Gli ultimi anni della sua carriera Cristiano Novembre li ha spesi per la squadra della sua città: il Brindisi. Gli abbiamo chiesto quali emozioni abbia provato nel divendere i colori bianco-azzurri e se crede che la stagione in Serie D del Brindisi, la prima dopo cinque anni, si possa dire soddisfacente dal punto di vista dei risultati
"Giocare per la squadra del tuo cuore è la cosa più bella che un ragazzo con la passione del calcio possa fare. La mia squadra del cuore da bambino non era Milan, Inter o Juve, ma il Brindisi la città dove sono nato e dove ha giocato mio padre in Serie B. A Brindisi un anno avevamo la squadra per vincere il campionato e fino alla fine del girone d'andata ce la giocavamo con il matera che poi vinse il campionato (2013/2014). Ma la società pareva non voler vincere il campionato e infattio a dicembre smantellò mezza squadra. Solo anni dopo, quando uscì lo scandalo dirty-soccer, capii. Quel campionato lo rimpiango ancora oggi".
Lo scandalo a cui Cristiano si riferisce riguarda un giro di partite "truccate" che portò la DIA di Catanzaro ad avviare un'inchiesta nel maggio 20'15 e che vide il Brindisi escluso dal campionato per poi fallire e ripartire dalla prima categoria.
L'esperienza a Brindisi comunque è stata particolarmente fruttuosa. Oggi sulla panchina biano-azzurra è tornato Salvatore Ciullo, che ha allenato Cristiano dall'estate 2012 al gennaio 2014:
"Con mister Ciullo avevo un ottimo rapporto ai tempi in cui giocavo, e ha fatto molto bene ora che è tornato sulla panchina del Brindisi. Sono felice di questo. Non era affatto facile perché la situazione societaria era disastrosa, ma non sono sorpreso perché mister Ciullo è un "sanguigno" che si esalta nelle difficoltà".
Dopo l'esperienza di Brindisi, Cristiano ha abbracciato i colori del Corridonia (eccellenza marchigiana) proprio durante quell'esperienza ha segnato un gol che difficilmente dimenticherà:
"Giocavamo contro il Monticelli che era nostra concorrente diretta per i playoff. Quell'anno la classifica era molto corta: con una vittoria eri in zona playoff, con una sconfitta precipitavi nei playout. Eravamo una squadra che subiva poco, 13/14 gol in tutto, ma riusciva anche a segnare poco. Quel giorno stavamo perdendo in casa 0-1. stava per finire la partita e già da qualche minuto mi solleticava la mente l'idea che se ci fosse stato un angolo sarei salito a fare "un po' di casino". 92°: calcio d'angolo e io inizio a correre in avanti gridanbdo e facendo cenno a Mister Carassai se potessi andare a saltare. Non aspettai neanche la sua risposta, ormai ero partito. Sulla bandierina guardai e c'era Andrea Diamanti, professione difensore, uno che gli angoli non li batteva mai. Fa niente, penso, mi guardo intorno e mentre i difensori avversari urlano di marcarmi, la palla parte. Il cross è indirizzato verso il primo palo, mi fiondo verso la palla anticipando il loro vertice in tuffo. Mi giro e vedo la palla entrare in rete. A quel punto mi alzo e non capisco più niente, comincio a correre come mai ho fatto in vita mia. Quella settimana i miei attaccanti non mi sopportavano perché li "massacrai" tutti i giorni (ride ndr)".
L'ultima domanda gliel'abbiamo fatta sul suo presente e sui progetti futuri:
"Negli ultimi anni da calciatore pensavo costantemente al mio futuro e infatti ho aperto tre attività commerciali a Brindisi, la mia città. Sono rimasto comunque nel mondo del calcio. Lavoro per la Federazione per ciò che riguarda il progetto dei centri federali. Insierme ad altri due ragazzi con la passione per il calcio, Gabriel e Walter, abbiamo creato a Mesagne (BR) una società che si chiama Accademia portieri e ci occupiamo della formazione dei portieri in diverse scuole calcio del territorio. Allenare una prima squadra? Negli ultimi anni mi ero un po' disinnamorato del calcio, ma poi ho preso il patentino da allenatore e, grazie al progetto di cui ti dicevo, sono tornato ad innamorarmene. Non ti nascondo che l'ambizione di allenare una prima squadra, in futuro, c'è, ma di realtà importanti nel territorio ce ne sono poche".
Ringraziamo Cristiano Novembre per la disponibiltà che ci ha dimostrato rilasciandoci quest'intervista.