Aristide Landi a SuperNews: “Il ritiro della Virtus Roma un’ ennesima sconfitta del nostro settore, siamo stati lasciati soli”

Pubblicato il autore: Emanuele Di Lecce Segui


SuperNews ha intervistato Aristide Landi, ala-pivot 203 cm, giocatore della Pallacanestro Forlì che milita in A2, seconda serie dei campionati italiani di basket. Giocatore di esperienza, figlio di Edmondo, da alcuni anni in serie A, due stagioni fa era in forza alla squadra capitolina della Virtus Roma ritiratosi in questi giorni dalla massima serie. Abbiamo posto qualche domanda sul suo presente ma anche la sua esperienza in maglia giallorossa.

Ha iniziato la sua carriera nella terra natia, quella lucana, per poi sbocciare nelle giovanili della Virtus Bologna, passando poi in prestito alla Fortidudo Bologna prima e Mantova poi. In quella stagione viene bloccato da un infortunio al menisco per un lungo periodo alla ripresa passa alla Virtus Roma per ben tre stagioni, Pistoia lo scorso anno e ha iniziato questa stagione a Forlì.

Aristide, come ti stai trovando a Forlì?
Mi sto trovando molto bene, nonostante la situazione, che limita i miei spostamenti, sono riuscito comunque a trovare degli ottimi punti di riferimento in città e fra la gente, con alcuni ho gia stretto amicizia e mi stanno facendo sentire a casa.

Come è iniziato il campionato della tua squadra?
Il campionato è iniziato bene, siamo a 3 partite portate a casa e non è una cosa da niente, ci sono equilibri da trovare e noi stiamo rispondendo bene alle varie dinamiche di gioco che incontriamo.

Invece, come sta andando il tuo campionato?
Il mio campionato è iniziato a rilento, sono molto carico, ma tra i 20 giorni di isolamento e il recupero fisico indebolito dal Covid, mi vede più indietro di fiato rispetto ai miei compagni.

Come lo stai vivendo questo campionato senza pubblico e con i vari protocolli da rispettare?
Un campionato senza pubblico è come ordinare una pasta al ragù e vedersi arrivare una pasta in bianco, tutto molto triste, mi avevano parlato di un palazzetto bello infuocato e spero di viverlo il più presto possibile, senza pubblico è uno sport a metà.

In ultimo, hai giocato nella Virtus Roma che ne pensi del suo ritiro, cosa perde Roma e cosa il movimento cestistico?
Ho vissuto tre anni a Roma dove sono cresciuto e conquistato obbiettivi importanti, il suo ritiro è l’ennesima sconfitta del nostro settore.
In questo periodo storico siamo stati lasciati più soli del previsto, giocatori, staff e società meritavano più attenzioni, oltre che passione questo è un lavoro e andava aiutato un minimo per garantire uno stato d’animo più leggero.

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