Francesco Repice a SN: “Inter, la storia del bel gioco è una fesseria. Juve, con Coppa Italia e CL stagione esaltante. Roma, contro il Manchester poche possibilità. Ecco la mia radiocronaca più bella”

Pubblicato il autore: Davide Roberti


Supernews ha avuto il piacere di intervistare Francesco Repice, storico giornalista di Radio Rai e radiocronista di Tutto il Calcio Minuto per Minuto su Radio 1, per parlare di alcuni temi legati all’attualità calcistica. Ecco le sue parole riguardo alla Serie A ed il suo pensiero sulla SuperLega.

Il mondo del calcio, nella sua quasi totalità, si è espresso contro la SuperLega. Anche lei non è favorevole ad una rivoluzione di questo tipo?
Diffido di coloro che hanno fatto la battaglia morale, perché nel calcio di oggi di moralità ce n’è ben poca: non penso che i cattivi stiano tutti da una parte e i buoni dall’altra. Però è altrettanto vero che non può esistere che dodici club, di cui due o tre al comando, possano decidere il destino di tutti gli altri: chiaramente non sono d’accordo con questa SuperLega. Così come non sono d’accordo sul fatto che, se fai parte di un ordinamento come la UEFA, che peraltro ti sei scelto e hai votato, tu ne esca per crearti un torneo a parte, e poi decidi di restare nel tuo campionato nazionale, decidi chi gioca e chi no: non so se questi club si sentano di essere Dio. Io semplicemente non sono convinto del fatto che l’Atalanta non meriti la Champions League e che invece la meriti la Roma solo perché ha un brand. Perché peraltro anche la Roma era stata invitata, ma ha declinato l’invito con grande astuzia dei Friedkin che si sono rivelati dei grandi imprenditori e hanno capito l’aria che tirava. Il calcio ha bisogno di soldi: il problema è capire perché si sono indebitati i club, perché sicuramente non è colpa dell’UEFA. L’altro problema è capire perché l’UEFA non è stata in grado di far rispettare le regole del Fair Play Finanziario, da lei stessa imposte. Infine c’è da capire come uscire da questa situazione. Non certo, però, nella maniera, nei modi e nei tempi usati dai dodici partorienti della SuperLega: purtroppo, hanno partorito un aborto.

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Le minacce di Ceferin di una possibile esclusione dalla Champions League rivolte a Juventus, Milan, Real Madrid e Barcellona, secondo lei, sono credibili? Avranno un seguito?
Quella è politica, non so se siano credibili o meno. Può anche essere che lo siano, ma è soprattutto un modo per alzare la posta. Più si alza la posta, più c’è bisogno di una via d’uscita, e ci si rende conto che c’è bisogno di sedersi ad un tavolo e di chiarire. Draghi, Macron, la Merkel, Johnson si sono espressi contro la SuperLega: è chiaro che se Ceferin, il numero 1 di una delle più grandi istituzioni sportive ed economiche, prende la parola, possa alzare i toni e attaccare in questo modo, anche sul personale, perché è ben supportato e spalleggiato.

L’Inter è ormai ad un passo dallo Scudetto, nonostante Conte non abbia portato il cosiddetto “bel gioco”. Nel dibattito tra giochisti e risultatisti, da che parte si schiera?
A me non frega niente che si giochi bene o si giochi male: io faccio il tifo per vincere. Se vinco al 96′ su autogol e magari pure in fuorigioco sono contento, festeggio. Il resto sono fesserie, sta storia del bel gioco mi ha fatto sempre sorridere. Il Barcellona faceva un bel gioco, sì? Beh, grazie. Il City fa un bel gioco e vince, sì? Eh beh direi, 3 miliardi in 4 anni, farli giocare male e non vincere sarebbe difficile. Guardiola ha assunto pure 4 astrofisici nel suo staff: evidentemente c’è bisogno degli astrofisici per giocare a pallone, che vi devo dire…

La Juventus, invece, si è affidata a Pirlo cercando di migliorare l’estetica del gioco, ma la squadra sta regalando un anno ai limiti del disastro. Ritiene fallimentare la stagione bianconera? O era pronosticabile un’annata di transizione?
Onestamente se vince la Coppa Italia e arriva in Champions League, io parlerei di stagione esaltante e non di disastro: sarebbero due trofei e una qualificazione in Champions con un allenatore che non si era mai seduto in panchina e con una squadra che tutti sapevano che non avrebbe potuto ripetere le stagioni degli anni scorsi.

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La critica, di contro, potrebbe dire: “Però la Juventus ha CR7, ci si poteva aspettare di più”.
La critica può dire quello che vuole, la critica è fatta per lo più da gente che non ha mai messo due scarpini ai piedi e non sa di che parla: per cui sentir dire che la Juve avrebbe dovuto rifare ancora una volta quello che ha fatto negli ultimi anni fa veramente ridere. Poi ci sono le dichiarazioni di facciata anche dello stesso Pirlo, che sostiene di essere deluso: però è anche da vedere come un modo per aumentare la propria valutazione, come dire “io so che posso dare molto di più”. Io credo che nessuno potesse dare di più con quella squadra, peraltro con un Cristiano Ronaldo che sta facendo non le bizze, di più: sta diventando quasi un corpo non solo estraneo, ma addirittura contrario alla squadra. Insomma, la maglia si butta per terra nello spogliatoio, non davanti alle telecamere, perché poi si crea tutto il casino che si è creato: non ti puoi arrabbiare se la squadra vince e tu non fai gol, mi sembra una cosa che non esiste, per quanto ti chiami Cristiano Ronaldo.
Comunque: se Pirlo non centrerà tutti gli obiettivi bisognerebbe pensarci, ma a me sembrerebbe folle cacciare Pirlo. Faccio un esempio: il Manchester United ha scelto Solskjaer, ha portato avanti quel progetto per tre anni senza vincere niente o quasi, ma sta andando avanti con la sua scelta. Così si fa.

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Un pronostico secco: al di là dell’Inter, chi va in Champions League?
Milan, Atalanta e Juve. Ho un dubbio tra Juventus e Napoli, ma la classifica per il momento mi dice così. E occhio, il secondo tempo della Juve a Firenze è stato un secondo tempo “importante”.

La Roma è una delle grandi delusioni di questa stagione. In campionato la situazione è compromessa, ma in Europa League la squadra di Fonseca può regalarsi delle soddisfazioni?
In campionato la stagione la stagione non è stata deludente, è stata un vero e proprio disastro. Per quanto riguarda l’Europa League, io non ci credo molto, ma ci spero: il Manchester è più forte, nettamente più forte della Roma. Se dovesse arrivare in finale, allora sarebbe l’opportunità della vita per vincere la coppa: anche contro l’Arsenal sarebbe fattibile, ma il Manchester è più forte.

In tanti anni di radiocronache, qual è stata la partita più bella da commentare nella sua carriera?
Credo la finale di Champions League a Wembley, tra Barcellona e Manchester United, nel 2011: 3-1 per il Barça. Quella squadra non giocava a calcio, giocava un’altra cosa: molti l’anno chiamato tiki taka, ma quella cosa non c’entrava niente col tiki taka. Quando il Barcellona si passava il pallone a quel modo si riposava, avevano la caratteristica di tenere il possesso avversario al di sotto in media dei tre secondi: gli avversari triplicavano le marcature sui possessori di palla, e quindi si ritrovavano sempre in inferiorità numerica. Xavi e Iniesta fecero una partita inspiegabile, contro una squadra forte, molto forte. E poi la storia di Abidal, pazzesca: quella partita fu esaltante.
Poi, da romanista, se devo dire l’evento più emotivamente coinvolgente sicuramente dico l’addio di Totti: mi ha dato delle vibrazioni che difficilmente proverò in futuro.

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