Simone Del Nero a SuperNews: “Orgoglioso di aver giocato nel Grande Brescia di Baggio e Mazzone. Scudetto? Inter favorita, ma attenzione alla Juventus”
SuperNews ha intervistato Simone Del Nero, ex protagonista del nostro calcio oggi allenatore degli esordienti del Viareggio. Il centrocampista di Carrara, che ha vestito la maglia del “Grande Brescia” e della Lazio, con cui ha anche conquistato la Coppa Italia nella stagione 2008-2009, ha ripercorso le tappe e i momenti calcistici più significativi della sua carriera, analizzando inoltre l’attuale scenario della Serie A, della Serie B e delle competizioni europee in cui sono impegnate Juventus, Roma e Atalanta.
Simone, la tua avventura calcistica parte da Empoli. Che ricordi hai dei tuoi primi anni con gli azzurri? E che ne pensi del lavoro di Andreazzoli sull’attuale squadra e dei singoli di questo gruppo?
Conosco Andreazzoli dai tempi della Roma, è di Massa-Carrara come me, e credo che sia un tecnico che ci sappia molto fare, soprattutto con i giovani. Per quanto riguarda la mia esperienza a Empoli, non è stata facile. Sono andato via di casa a 14 anni, l’impatto con questa nuova vita e con nuove responsabilità mi ha abbastanza scosso. Inoltre, a quei tempi, c’era molto nonnismo: allenandomi spesso con i giocatori più grandi, ero tra quelli presi più di mira. Questo mi ha fatto crescere dal punto di vista caratteriale, ma non è stato emotivamente semplice, il mio è stato un settore giovanile travagliato. Tuttavia, ho sempre cercato di andare avanti e raggiungere l’obiettivo di giocare in prima squadra ed esordire in Serie A, quello che poi si è avverato grazie a mister Orrico, che ha anche allenato mio padre e mio fratello a Carrara.
Anche il Brescia fa parte del tuo percorso calcistico. Tra il 2003 e il 2007 sei stato compagno di campioni come Baggio, Matuzalem, e sei stato sotto la guida di Carlo Mazzone. Quanto sei cresciuto nella parentesi trascorsa con le Rondinelle?Sono cresciuto tanto, perché ho fatto parte del “Grande Brescia”, l’era di Gino Corioni, quella in cui ci fu il ritorno in Serie A e l’acquisto di giocatori di un certo livello come Roberto Baggio, Guardiola, Toni e Matuzalem, che tuttora reputo il calciatore più forte con il quale io abbia giocato. Impossibile non crescere umanamente e calcisticamente, soltanto a guardare Roby allenarsi c’era da imparare. Con Mazzone ci sono stati alti e bassi, perché il mister non sapeva farci granché con i giovani. Io, poi, avevo una gran soggezione di lui: a 19 anni mi trovavo davanti un omone. Quando doveva riprenderti per qualcosa c’erano solo due opzioni: o reagivi o andavi a nasconderti. Tuttavia, è stata una bellissima parentesi quella biancazzurra, perché ho fatto parte di una rosa di livello assoluto. Sono tanto orgoglioso di questo.
Parlando del Brescia di Filippo Inzaghi, sabato prossimo la squadra avrà uno scontro diretto con la capolista Lecce. Che ci dobbiamo aspettare da questo big match al vertice?
Sarà sicuramente un match molto tirato, perché entrambe le squadre stanno facendo benissimo e stanno lottando per andare in Serie A. La classifica di Serie B è molto altalenante: una domenica è capolista un determinato club, la domenica dopo è in vetta un altro. E’ quindi un campionato molto equilibrato, con 4-5 squadre che sgomitano per accaparrarsi primo e secondo posto, con una classifica molto corta. Io spero che vinca il Brescia, perché lì ho lasciato un pezzo di cuore.
Tra il 2003 e il 2004, sotto la gestione di mister Gentile sei stato un punto fermo dell'Under 21. Proprio nel 2004 vinci in Germania l’oro nel Campionato Europeo. Che ricordi hai di quella vittoria? E qual è la tua opinione, invece, sui prossimi impegni della nostra Nazionale?
Sono ricordi indimenticabili. Era il periodo in cui mi sentivo meglio, nonostante avessi una pubalgia molto intensa che curavo con antinfiammatori. Ma sai, quando sei nel giro della Nazionale fai di tutto per star bene e per rimanerci. Quell’anno ho vinto l’oro non dalla panchina, ma da protagonista. Dopo quel successo, abbiamo anche conquistato il bronzo olimpico sotto la guida di Gentile, quindi quegli otto mesi sono stati davvero stupendi. Per quanto la Nazionale di Mancini, nelle ultime tre partite la squadra ha avuto un calo fisico che gli è costato gli spareggi. Agli azzurri manca un po’ di fiducia, perché ritrovarsi a vincere un Europeo per poi affrontare gli spareggi per andare al Mondiale è stato un brutto colpo. Giocheranno adesso contro una squadra conosciuta, che ha molta più individualità rispetto all’Italia, che al contrario è più collettivo.
Con la Lazio, nella stagione 2008-2009, vinci la Coppa Italia contro la Sampdoria di Mazzarri, subentrando a Pasquale Foggia al minuto '80. Che ricordi hai di quella finale? Che emozione hai provato?
Una finale mai disputata prima, con 80.000 spettatori, non poteva che essere molto emozionante. Se Dabo non avesse segnato il rigore decisivo sarebbe toccato a me. Non posso descriverti la mia agitazione in quel momento, speravo che quella palla andasse in rete perché altrimenti non sapevo come sarebbe andata a finire. Fortunatamente è andata bene ed è stato davvero emozionante giocare la mia prima finale con un club davanti al pubblico di casa.
Proprio la tua ex squadra, la Lazio, si trova attualmente a quota 46 punti ed è in corsa per il quarto posto. La squadra di Sarri ha concrete possibilità di prendersi un posto in Europa o ci sono squadre più attrezzate rispetto al club biancoceleste?
Non conosco Sarri di persona, ma dall’esperienza che ha avuto con le altre squadre farà sicuramente bene anche con la Lazio. Molti sono convinti che ci voglia un po’ di tempo, perché non è facilissimo entrare nei meccanismi del mister, ma con il Napoli e la Juventus ha fatto grandi cose, quindi credo che anche con i biancocelesti possa portare a casa un buon risultato, magari proprio il quarto posto. Non sarà facile, ma credo che la Lazio si giochi la zona Champions con Roma e Atalanta. Dietro c’è anche la Fiorentina, allenata da Italiano, che reputo un grande tecnico, ma non credo che la Viola possa dare grande fastidio ai biancocelesti ai fini del quarto posto.
Nell’ultima di campionato il Napoli si è arenato contro un ottimo Milan, perdendo per 1 a 0 uno scontro diretto per lo scudetto. Il prossimo turno vedrà i partenopei impegnati in trasferta contro il Verona di Simeone. La squadra di Spalletti, nei momenti importanti, tende a mostrare dei limiti che possono allontanare dall’obiettivo scudetto?
La grande squadra, quella che vince, è quella che rimane concentrata fino all’ultimo. Anche l’Inter era avanti di 4 punti rispetto al Milan e adesso è stata sorpassata dai rossoneri. E’ normale che ci siano degli alti e bassi durante l’anno, e questo vale anche per il Napoli, squadra con grandi individualità e guidata da un condottiero come Luciano Spalletti, che ho avuto modo di conoscere quando ero a Empoli. Il Napoli è uscito dall’Europa League, quindi adesso può concentrarsi esclusivamente sul campionato. E’ una grande squadra, sicuramente se la giocherà fino alla fine.
Quali squadre rientrano nella lotta scudetto per te? Si tratta di una questione di “calendario più agevole” o vedi una squadra più pronta di altre a vincere il campionato, quest’anno?
L’Inter mi sembra quella più organizzata sotto il punto di vista della rosa. Inoltre, io ho un rapporto particolare con Simone Inzaghi, compagno di squadra quando entrambi eravamo nella Lazio, quindi mi auguro per lui che possa vincerlo l’Inter. Simone se lo merita, è una bravissima persona e un grande tecnico. Attenzione però alla Juventus, che si è ripresa molto bene, che ha trovato un suo equilibrio e che ha acquistato un grande giocatore come Vlahovic. Quindi io dico Inter, ma bisogna stare attenti ai bianconeri, perché hanno un calendario più agevole e possono tornare a impensierire.
Martedì sera l’Inter di Simone Inzaghi, tuo ex compagno, ha vinto ad Anfield contro il Liverpool, ma purtroppo lo 0 a 1 non è bastato per passare il turno. Che ne pensi della prestazione complessiva dei nerazzurri?
L’Inter ha avuto quel black-out di 15 minuti nella partita di andata che gli è costato la qualificazione. Non tutte le squadre riescono a vincere a Liverpool, ai nerazzurri è mancato quel gol in più per andare ai supplementari, ma credo che Inzaghi debba essere contento della prestazione dei suoi, perché hanno avuto una grande reazione.
La Juventus può passare il turno contro il Villareal? Un eventuale passaggio del turno rallenterebbe la rimonta punti che stanno effettuando in campionato?
La Juventus è abituata a soffrire e sa come tirarsi fuori dai problemi che possono crearsi durante la settimana, quindi credo che Allegri preparerà la partita per portarsi a casa il passaggio del turno. L’allenatore bianconero è uno stratega, tre anni fa a Madrid persero 2 a 0 contro l’Atletico per poi rimontare vincendo 3 a 0 a Torino, quindi Allegri è uno che sa uscire a testa alta dai momenti critici. Per quanto riguarda l’eventuale rallentamento in campionato in caso di passaggio del turno, non succederà, perché la Juventus è una squadra che più vince più prende fiducia, quindi, al contrario, potrebbe far ancora meglio in campionato in caso di vittoria.
Di cosa ti occupi oggi? Sei rimasto nel mondo del calcio?
Attualmente alleno gli esordienti del Viareggio, adesso nelle mani di Marcello Lippi e del presidente Tomei, e poi ho una mia accademia privata in cui tengo delle lezioni individuali, aperta a coloro che vogliono migliorarsi sotto il profilo tecnico-coordinativo.

