Valerio Mastrantonio a SuperNews: “Cittadella come una famiglia, devo dire grazie a mister Gorini. In futuro sogno la Roma”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.


SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Valerio Mastrantonio, giocatore del Cittadella, squadra attualmente decima in classifica nel campionato di Serie B. Il centrocampista romano, classe 1999, con alle spalle le esperienze nella Primavera del Frosinone e nel Monterosi in Serie D, ha totalizzato fino ad ora 10 presenze con la maglia granata, quella che gli sta dando la possibilità di respirare e vivere il campionato cadetto. Mastrantonio si è raccontato ai nostri microfoni proiettandosi nel suo passato, presente e futuro calcistico.

 

Valerio, come nasce la tua passione per il calcio?
È nata fin da subito. Già da piccolo, all’età di 4-5 anni, papà mi portava alla scuola calcio. Stavo sempre con il pallone tra i piedi. La mia è una passione tramandata da mio nonno, che è stato giocatore e successivamente anche allenatore, e da mio padre, che giocava a livello amatoriale. In famiglia seguiamo il calcio e la Roma da sempre, quindi il mio è un amore nato in maniera del tutto naturale. 

Prima di arrivare dove sei adesso, in Serie B, hai dovuto affrontare alcuni problemi fisici. Ci vuoi raccontare brevemente cosa ti è successo e come ne sei uscito?
Ho avuto il morbo di Schlatter, una malattia legata alla crescita che colpisce molti sportivi. Avevo delle infiammazioni sotto le ginocchia, ancora oggi ho dei segni. Provavo un dolore insopportabile, così il mio medico mi consigliò di fermarmi per un anno intero. In quel periodo ho utilizzato dei sostegni per le ginocchia per non aggravare l’infiammazione. Fortunatamente, essendo una malattia legata alla crescita, è stata passeggera. Sono tornato a giocare e oggi non ho più nessun problema.

Nel tuo percorso calcistico hai giocato nella Primavera del Frosinone. Che ricordi hai di quel periodo? E come mai non c’è stato modo di restare?
Quella con il Frosinone è stata un’esperienza bellissima, perché sono stati i primi due anni trascorsi fuori casa. Ho giocato per due anni nella Primavera, nel periodo dell’adolescenza, in cui ho cambiato scuola quando mi trovavo in quarto superiore. Cambiare vita a 17 anni è sicuramente qualcosa che ti permette di confrontarti con delle novità. Sono stati anche anni tanto formativi, perché mi hanno consentito di avere un approccio con la prima squadra: ho visto come si preparavano i professionisti durante gli allenamenti e per due volte ho avuto l’occasione di andare in panchina con loro. Ringrazierò sempre il Frosinone per questa opportunità. Dopo i due anni nella Primavera, la società ha deciso di mandarmi in prestito in Serie D nel Monterosi. Il primo anno mi hanno seguito, poi sono state fatte determinate scelte: da quel momento sono rimasto svincolato e ognuno ha preso la propria strada.

L’1 settembre 2020 firmi con la tua attuale squadra. Cosa ti ha convinto del progetto Cittadella? Come ti stai trovando all’interno di questo ambiente?
La Serie B era un miraggio per me, quindi soltanto il fatto di passare dalla Serie D al campionato cadetto, in una società come il Cittadella che mi proponeva un contratto pluriennale, per me era qualcosa di incredibile. Sarebbe riduttivo indicare una o due cose che mi hanno portato a scegliere questo club, perché ce ne sono migliaia: è un ambiente dove si lavora straordinariamente bene, in maniera tranquilla, dove viene chiesto tanto ma dove viene data anche tanta fiducia. Inoltre, il club aveva disputato i play-off per cinque anni consecutivi, era una società che puntava su giovani con grande voglia di mettersi in mostra e che otteneva risultati. Quando, poi, sono entrato concretamente nel mondo Cittadella ho capito perché le cose funzionano e perché si ottengono risultati. Molti parlano di “famiglia”, ed è realmente così: ognuno lavora per sé ma soprattutto per il gruppo, e c’è grande sintonia. Ci sono davvero tantissime cose positive qui.


In una delle tue 10 presenze hai affrontato il Lecce. Nel match del 23 febbraio scorso, allo Stadio Via Del Mare, il Cittadella ha vinto per 2 a 1 grazie ai gol di Antonucci e Tounkara. Che emozione hai provato ad essere titolare e a vincere la partita contro la capolista della Serie B?
È stato emozionante essere schierato titolare, figuriamoci giocare contro il Lecce al Via Del Mare, in uno stadio così bello e da Serie A. L’emozione più grande, però, l’ho provata al triplice fischio, quando abbiamo ottenuto una vittoria meritata e importante fuori casa e contro la prima in classifica. Noi venivamo da una sconfitta immeritata contro il Benevento, subìta nella giornata precedente. Quella sera ho provato un mix di emozioni che porterò sempre con me, così come ogni momento vissuto qui al Cittadella. Ogni singolo minuto è stato indescrivibile, mi sono goduto ogni istante. E poi abbiamo portato a casa i 3 punti.

Sabato scorso, nella sfida casalinga contro il Monza, rimasto in 9, il Cittadella ha perso per 1 a 2. La sconfitta si deve esclusivamente al gol al 93esimo degli avversari?
Da giocatore, mi limito a dire che dalla panchina c’era la sensazione di poter vincere la partita. Questo ci ha spinto ad abbassare un po’ l’attenzione, abbiamo messo tutta la nostra concentrazione nel fare quel gol che probabilmente avremmo meritato. Il calcio è fatto di singoli episodi all’interno di 90 minuti, e purtroppo nei minuti finali è successo quello che è successo. È una brutta sconfitta perché venivamo da un momento positivo, era un’occasione per accorciare ancora di più la classifica, ma dobbiamo prendere tutto questo come una lezione: dovremo cercare di mantenere l’attenzione e la concentrazione sempre altissima e fare quello che sappiamo fare. Poi, gli episodi possono andare a favore o a sfavore, ma sicuramente noi potevamo fare qualcosa di più.

Come ti trovi con mister Gorini? Quale aspetto, quale caratteristica vi rende tra i protagonisti di questo campionato?
Con il mister mi trovo benissimo. Mi ha fatto tanto maturare, soprattutto come persona, perché mi ha fatto capire che essere un professionista significa crescere prima come uomo e soltanto dopo come calciatore. Gorini mi ha aiutato molto, e continua a farmi affrontare ogni cosa in maniera diversa, migliore. Credo che il lavoro sia ciò che ci caratterizzi: ogni allenamento e ogni riunione ha come scopo il nostro miglioramento. Siamo un gruppo umilissimo, dai ragazzi allo staff, e siamo tutti convinti che i risultati nascano solo e soltanto da un grande lavoro quotidiano. Penso che questo sia alla base di qualsiasi competizione o partita.

Quanto ti senti cresciuto in questi mesi di Serie B? In che modo sono cambiati i tuoi piani e le tue ambizioni?
Cresciuto tantissimo, perché adesso vivo il calcio non solo come una grande opportunità, ma anche come lavoro. Il mio obiettivo è crescere sempre di più, mostrare le mie capacità e avere continuità per provare ad affermarmi. Non ho un obiettivo specifico, come disputare un certo numero di partite o arrivare chissà dove, ma solo quello di migliorarmi giorno per giorno e cercare di fare il massimo.

Qual è il vostro obiettivo stagionale? Inizialmente era più ambizioso del raggiungimento della fase play-off oppure è sempre stato quello fin dall’inizio?
Credo che il campionato sia veramente molto equilibrato, con tante squadre costruite per vincere. Anche quelle che attualmente sono più in difficoltà, come Crotone o Pordenone, sono squadre molto forti. Per questo, porsi un obiettivo non è così semplice. Come ho detto precedentemente, il nostro è quello di crescere come squadra e migliorarci anno dopo anno attraverso il lavoro. Adesso sicuramente cercheremo di entrare nei play-off e ottenere la migliore posizione possibile.

Ti sentiresti già pronto per un esordio in Serie A? In quale club o al fianco di quale calciatore sogni di giocare, un giorno?
Possiamo solo parlare di sogni, perché attualmente vedo la Serie A come qualcosa di lontanissimo. Se restiamo in tema “onirico”, ti dico che mi piacerebbe giocare nella mia squadra del cuore, la Roma, il posto in cui sono nato. In famiglia, poi, siamo tifosi giallorossi da generazioni. Credo che non si possa volere di più che rappresentare la squadra della propria città.

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