Gian Marco Moroni a SuperNews: “Giocherò le qualificazioni a Wimbledon”

Pubblicato il autore: Marco Bevilacqua


SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Gian Marco Moroni, tennista italiano ad oggi numero 178 del ranking ATP. Nato a Roma il 13 febbraio 1998, è diventato un giocatore professionista nel 2018, anno in cui ha vinto il suo primo titolo ITF (a Reus, in Spagna) e ha raggiunto la sua prima finale a livello Challenger (nel torneo di Mestre, dove è stato sconfitto da Gianluigi Quinzi). A fine giugno 2021 ha potuto festeggiare il primo trionfo in un torneo Challenger, precisamente a Milano. Questo successo è arrivato al termine di una settimana semplicemente perfetta, in cui non ha perso nemmeno un set, sconfiggendo avversari particolarmente ostici (il danese Holger Rune e l’argentino Federico Coria su tutti).

Ho letto sul tuo profilo ATP che lavori con una psicologa per controllare le tue emozioni e l’intensità in campo. Inoltre pratichi yoga e meditazione per preparare corpo e mente. Ti chiedo quindi quanto è stata importante finora la tenuta mentale nella tua carriera e in che momento hai deciso di concentrarti di più su questo aspetto.
Si, lavoro con un mental coach, Stefano Massari, che segue diversi giocatori. Faccio anche yoga e meditazione. È molto importante questo aspetto secondo me. Il tennis è uno sport solitario, sei da solo in campo e devi trovare delle soluzioni, risolvere problemi.

Negli anni hai dovuto affrontare diversi infortuni, tra cui alcuni problemi alla schiena di cui hai parlato recentemente in un’intervista. Come stai lavorando per evitare che si ripresentino questi problemi fisici che sicuramente ti hanno condizionato finora?
Durante la mia carriera ho avuto parecchi infortuni, senza mai avere tanta continuità. Nell’ultimo anno e mezzo sono riuscito a trovarne molta, mi sono dovuto fermare solamente una volta a causa del Covid. Ho dovuto cambiare la mia preparazione con il mio preparatore Alessio Bianchi e la mia fisioterapista e osteopata Nicole Gelio. Stiamo facendo un lavoro su forza e core (mobilità). Ho dovuto ridurre gli allenamenti sulla resistenza. Prima correvo tanto, ora posso farlo di meno.

Per la prima volta hai giocato le qualificazioni in un torneo ATP 500, a Barcellona, riuscendo ad entrare in tabellone come lucky loser dopo aver ottenuto un’ottima vittoria nel primo turno contro un giocatore sempre insidioso come Pierre-Hugues Herbert. Che sensazioni ti ha lasciato la tua partita di main draw contro Jaume Munar e questa esperienza in generale?
Mi ha lasciato delle buone sensazioni. È un indice che ci sono a livello tennistico. Munar ha giocato molto bene per un set e mezzo, in cui sono stato sotto. Appena è calato un attimo ho tirato fuori un livello alto anche io. Sono sicuro che tra di loro posso esserci tranquillamente. Non so quando ovviamente, ma la consapevolezza ce l’ho. Ora bisogna solamente lavorare per renderla realtà.

La tua classifica al momento ti vede stabile attorno alla posizione numero 180. Senti di non avere qualche differenza di gioco rispetto ai giocatori più vicini alla Top 100 o credi di dover ancora lavorare in particolar modo su qualche colpo?
No, secondo me non ho molta differenza. Come sto dimostrando nell’ultimo periodo, dalla fine dello scorso fino all’inizio di quest’anno, a livello tennistico ci sono. Non devo migliorare nulla, devo solamente vincere partite con più costanza. Appena riuscirò a vincere un po’ di partite con continuità sono sicuro che il mio ranking migliorerà.

Questa settimana disputerai il torneo Challenger di Roma, al quale hai più volte detto di essere molto legato. Quali sono le tue emozioni se pensi che farai il tuo ritorno in questo torneo dopo quasi tre anni da quella finale persa al terzo set contro Henri Laaksonen?
In quel circolo ho giocato dei tornei regionali quand’ero ragazzino. Conosco molto bene “Pancho” (soprannome di Ezio Di Matteo, ex tennista professionista e oggi direttore del Challenger di Roma) e Nicolas Stellabotte (direttore del Tennis Club Garden, sede del torneo), ho un bel rapporto con entrambi. Andavo a vederlo da piccolino, sono cresciuto lì, anche se non a livello tennistico. Quest’anno tornerò e giocare a casa è molto bello, quindi non vedo l’ora.

Rimanendo in tema Roma, ma parlando di un altro torneo, ovvero degli  Internazionali Bnl d’Italia, volevo chiederti se quest’anno hai intenzione di disputare le prequalificazioni, per tentare di conquistare una wild card per il torneo principale o se speri in una wild card per le qualificazioni (dove nello scorso anno avevi avuto modo di impegnare non poco Aljaz Bedene).
Per quanto riguarda le prequalificazioni non so, sto ancora decidendo.

Quest’anno proverai per la seconda volta in carriera le qualificazioni al Roland Garros. Come ti preparerai per questo appuntamento e senti di avere più chance di qualificarti rispetto all’edizione del 2020?
Non penso di cambiare molte cose. La strada secondo me è giusta, anche se non sto vincendo molte partite. Devo solamente vincere con costanza. La cosa che farò sarà cercare di giocare più partite possibili. Anche se dovessi farlo a ridosso del torneo non mi importa, preferisco giocare qualcosina prima, prendere ritmo e arrivare più rodato.

Ultima domanda sempre con un occhio agli Slam, in particolare a Wimbledon. Ti chiedo se quest’anno hai in programma di fare la tua prima apparizione nelle qualificazioni dello Slam londinese e nel caso se hai intenzione di disputare qualche Challenger prima su erba per prepararti in vista di questo impegno.
Si, giocherò le qualificazioni a Wimbledon. Purtroppo non giocherò tornei prima sull’erba perché per quest’anno conviene così. Dal prossimo vedremo se fare qualcosa prima, anche per capire come mi trovo sull’erba. Non avendo mai provato, non lo so. Non voglio perdere tante settimane su quella superficie. Quest’anno giocherò a Wimbledon, vedrò come mi trovo e se dovessi trovarmi bene il prossimo anno magari farò qualche torneo in più. Per ora non credo che il mio gioco sia molto adatto, però non si sa mai. Comunque servo bene, ho una buona velocità di palla, quindi potrebbe anche essere buona come cosa.

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