Fabio Gallo a SuperNews: “Scivolone contro il Bologna determinante per l’Inter. Milan-Atalanta? Meravigliosi i 75.000 di San Siro, e che Leão!”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Fabio Gallo, ex giocatore, tra le tante, di Inter, Atalanta, Brescia, Treviso e in passato allenatore degli Allievi Nazionali della Dea, della Primavera dello Spezia, vice del Brescia, poi tecnico di Como, Spezia, Ternana e Potenza. Ai nostri microfoni l’ex centrocampista, campione europeo con la Nazionale Under 16 nel 1985-1986, ha sapientemente mixato ricordi della sua carriera alla strettissima attualità, facendo il punto sulla lotta scudetto tra Milan e Inter, sulla lotta salvezza e sulle altre protagoniste della Serie A.

Fabio, sei cresciuto nelle giovanili dell’Inter, con cui ha conquistato il titolo di campione italiano negli Allievi e nella Primavera da capitano. Con la maglia nerazzurra, però, non sei mai riuscito ad esordire in gare ufficiali. Che ricordo hai dei tuoi anni all’Inter? Ti sarebbe piaciuto restare, anche in una veste diversa rispetto a quella del calciatore?
I ricordi sono bellissimi, perché fare il settore giovanile in una squadra così importante raggiungendo degli obiettivi come la vittoria di due campionati italiani Allievi e Primavera è un percorso che ti dà la possibilità di capire che vuoi provare a fare il lavoro del calciatore, un percorso formativo, gratificante ed educativo. Per quanto riguarda il restare sotto un’altra veste, non è mai facile. Sono andato via dall’Inter a 18 anni, e non c’è stato altro modo di avere a che fare con l’Inter se non da avversario, con la maglia di altre squadre in cui ho giocato.

L’attuale Inter ha vinto la Supercoppa, la Coppa Italia e sta lottando fino all’ultimo per lo scudetto. Che voto dai alla stagione di Inzaghi e ai suoi uomini?
L’Inter ha fatto un campionato straordinario e ha trovato un Milan che sta facendo anche meglio, dal momento che si trova avanti. Dopo tantissimi anni le due milanesi si sono trovate a lottare per il campionato. Personalmente, un grande applauso lo farei a Simone Inzaghi, perché ha preso in eredità una squadra che aveva vinto il campionato, ma ripetersi o andarci così vicino non è mai semplice. Inzaghi è già riuscito a vincere due trofei, e lottare su più fronti sempre al massimo è sintomo di grande struttura come allenatore. E Simone lo sta facendo vedere molto bene.

Ieri i nerazzurri non si sono lasciati influenzare dalla vittoria del Milan contro l’Atalanta e sono scesi in campo molto concentrati e compatti, portando a casa la vittoria per 3 a 1 contro il Cagliari. Lautaro ha dichiarato che sono stati persi dei punti importanti: credi che lo scivolone di Bologna sia quello decisivo per lo scudetto? Oppure la vittoria del campionato è ancora un obiettivo tangibile?
Penso che lo scivolone di Bologna sia stato, ahimè, quello determinante ai fini della vittoria dello scudetto, soprattutto a questo punto del campionato. Tutti potevano pensare che dalla partita di Bologna ad oggi qualche squadra potesse rubare dei punti al Milan, e invece la squadra rossonera si è dimostrata solida, straordinaria. L’ostacolo superato ieri contro l’Atalanta credo fosse l’ultimo da superare, e loro lo hanno fatto in maniera egregia. Ora credo che, nell’ultima giornata, i rossoneri non lasceranno scampo all’Inter.

Sei anche un ex dell’Atalanta, club con cui hai totalizzato ben 156 presenze in sei stagioni. Eri una pedina inamovibile di un centrocampo che faceva sognare i tifosi. Che periodo hai vissuto a Bergamo? Qual è il tuo ricordo più bello con la maglia della Dea?
Sai, quando trascorri sei anni in una squadra, poi diventi allenatore del settore giovanile per altri tre, vuol dire che c’è un legame profondo, indistruttibile, con il club, con la maglia e la città. Detto questo, c’è un episodio che mi ha fatto entrare nella storia dell’Atalanta, ovvero il mio gol in Coppa Italia a due minuti dalla fine del secondo tempo supplementare contro la Juventus. Era il 1995, sono passati non so quanti anni, ma quello è il gol che mi ha permesso di restare nella mente dei tifosi bergamaschi per tutta la vita.

Nell’estate del 2009 diventi allenatore degli Allievi dell’Atalanta. Che esperienza è stata?
Ho allenato per tre anni gli Allievi. Quando alleni a certi livelli è bello, perché hai la possibilità di formare ragazzi di grande prospettiva, e io sono stato fortunato, perché sono stato l’allenatore dei vari Gagliardini, Caldara, Conti, Grassi, ragazzi che adesso sono in Serie A in modo continuo. Hai la possibilità di dare qualcosa a questi giovani sotto il profilo educativo e professionale, che qui all’Atalanta è stato sempre un dogma imprescindibile. Allenare nel settore giovanile ti permette di aiutare questi ragazzi in quello che loro stanno facendo adesso.

A proposito di Atalanta, ieri gli uomini di Gasperini hanno perso 2 a 0 contro il Milan, che può adesso mettersi in tasca più di metà scudetto e pensare all’ultima giornata contro il Sassuolo. Che prestazione hai visto da entrambe le parti? Il Milan ha qualcosa in più rispetto all’Inter, quest’anno? Se sì, cosa?
La partita è stata una partita giocata intensamente. L’Atalanta non ha regalato nulla, ma il Milan aveva dalla sua uno stadio meraviglioso, che ha spinto la squadra dal primo al 95esimo minuto. Questa è un’arma non indifferente. Poi, la Dea, pur giocandosi l’Europa, calcisticamente ha delle motivazioni inferiori a quelle del Milan, che sta lottando per vincere lo scudetto. I rossoneri hanno giocato per la vittoria del campionato, in un San Siro con 75.000 persone e con un Leão così. Il portoghese è il giocatore che sta facendo la differenza e che sta spaccando le partite settimana dopo settimana.

Si sta discutendo molto sul fattore contemporaneità delle partite. Credi che avrebbero dovuto far giocare Inter e Milan nello stesso orario nelle ultime gare di campionato? Quanto incide sui risultati e dal punto di vista psicologico la non contemporaneità dei match, secondo te?
Incide sempre, però purtroppo siamo abituati a doverci confrontare con il calendario e con quelle che sono le esigenze televisive, che ormai hanno più importanza di qualsiasi altra esigenza. Non si può far nulla, ci lamentiamo ogni anno, ma le esigenze televisive portano denaro e il denaro fa sì che si accettino queste soluzioni.

Dopo anni di dominio della Juventus, quest’anno è arrivata una battuta d’arresto, con un campionato decisamente al di sotto degli standard bianconeri, terminato con 0 trofei ma con la qualificazione in Champions League. Quale fattore ha maggiormente influito per questo risultato?
Sicuramente negli ultimi due anni, quelli precedenti a questa stagione, la Juventus ha cambiato e ha dato poca idea della linea di lavoro che voleva intraprendere. Prima hanno puntato su Allegri, poi sono passati a Sarri, che aveva un’idea diversa di concepire il calcio, per poi disconoscerlo subito e chiamare Pirlo, che era alla prima esperienza. Inoltre, con un giocatore come Ronaldo, chiacchierato e contestato quanto si vuole, le partite dei bianconeri quasi sempre partivano 1 a 0. Quindi sostituire un giocatore che, pur non essendo più nel pieno della sua forma, fa 20 gol ogni anno non è semplice. E questo alla Juve è mancato: non avere un bomber che risolve le partite e che mette in seria difficoltà.

Lotta salvezza: Venezia e Genoa retrocesse in B, ora spetta a Salernitana e Cagliari rimanere aggrappate alla Serie A. Chi può spuntarla, secondo te? Chi ha la rosa migliore per centrare l’obiettivo salvezza?
Credo che le squadre si equivalgano a livello di qualità. Tuttavia, trovo che la Salernitana abbia uno spirito straordinario, guidata da un allenatore eccezionale, che è stato mio compagno di squadra, e che ha già dimostrato di saper navigare bene in queste situazioni. Per questo, penso che quella più in difficoltà sia il Cagliari in questo momento.

Ultima domanda sulla Serie B: quale club ti ha impressionato particolarmente quest’anno? E quale invece ti ha deluso?
Il Lecce è partito con il favore dei pronostici, ha disputato un campionato importante e continuo, cosa che in Serie B è fondamentale. Il club che pensavo che potesse fare di più è sicuramente il Benevento, soprattutto per come era partito.

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