Salvatore Maresca a SuperNews: “La ginnastica mi ha offerto un’altra possibilità. Ai Mondiali di Kitakyushu abbiamo scritto la storia”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Salvatore Maresca, anellista del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro di Napoli. Il 28enne campano, che lo scorso aprile ha arricchito la sua bacheca con la medaglia d’oro conquistata nella Coppa del Mondo svoltasi a Baku, ha raccontato come è nata la passione che è adesso diventata la sua professione. Maresca ha inoltre ripercorso i suoi successi e i momenti più significativi della sua carriera.

Salvatore, come ti sei avvicinato al mondo della ginnastica? Perché hai scelto proprio lei, tra tanti altri sport?
In realtà non l’ho scelta. È nato tutto per caso. Infatti, era mia sorella a praticare ginnastica su consiglio di un ortopedico per una correzione posturale. Io ero il classico bambino che sarebbe andato a giocare a calcio. Un giorno, quando avevo 7 anni, andai insieme ai miei genitori a prendere mia sorella dalla palestra: in quella circostanza vidi tanti ragazzi che praticavano acrobazie. In quel preciso momento, influenzato anche dalla mia grande passione per il circo, decisi di non voler più giocare a calcio e di voler imparare a fare i salti mortali. Così, da quel giorno intrapresi la strada della ginnastica.

In un’intervista del 2017 rilasciata a La Repubblica hai dichiarato: “La criminalità organizzata è la strada dei deboli, quella più facile. Chi ha forza ed ama la famiglia, non la sceglie. Ma, non ci fosse stata la ginnastica, avrei potuto scegliere la strada sbagliata”. Ti va di spiegarci e di commentare questa tua dichiarazione?
Dagli anni ‘60 Castellammare è una realtà colpita dalla criminalità organizzata. Così, io mi sono sempre ritrovato a vivere nel mezzo di due binari opposti, a metà tra due mondi diversi: da un lato, era semplice frequentare e conoscere quel mondo; dall’altro, avvicinandomi alla ginnastica, ho avuto la possibilità di intraprendere la strada giusta, quella che mi insegnava tutt’altro. Se non fosse stato per la mia famiglia e per lo sport che pratico, probabilmente avrei scelto l’altra via, perché è quella più semplice. La ginnastica mi ha dato modo di aprire la mente, di confrontarmi con tantissimi professionisti, di capire l’importanza di concetti fondamentali come l’uguaglianza di genere, di respirare la sana competizione e l’agonismo, di vivere esperienze che mi hanno fatto maturare ed evolvere diversamente rispetto a ragazzi che vivono e respirano esclusivamente il contesto del proprio quartiere. A distanza di anni e col senno di poi, ho capito realmente la strada che avrei potuto percorrere e quella che effettivamente ho scelto di percorrere. Sono orgoglioso della scelta che ho fatto.

Cosa ti ha spinto a voler diventare un anellista? Che sensazioni provi quando sei sospeso lì sopra?
Per adoperare gli anelli devi essere dotato di una grande forza fisica. Io sono fisiologicamente predisposto a questo sport. Ti racconto questo aneddoto, a testimonianza di quanto sia naturale per me. Una volta mi trovavo in palestra, avevo 14 anni, stavo facendo i miei esercizi di routine quando entrarono due miei amici appena tornati da un ritiro con la Nazionale. Stavano entrambi provando agli anelli “la rondine”, ovvero la posizione orizzontale all’anello, ma nonostante la stessero provando di continuo non ci riuscivano. Così, decisi di provarci io: la rondine mi riuscì al primo tentativo. I miei amici rimasero stupiti da quello che avevo fatto e mi inveirono simpaticamente contro. Da quel momento in poi, mi dedicai totalmente alla disciplina.

Da un punto di vista tecnico, quali sono le difficoltà principali nell’adoperare gli anelli?
La chiave risiede nella forza del ginnasta: gli anelli richiedono un certo tipo di forza fisica che, se manca, rende difficilissimo l’utilizzo di questo attrezzo. Personalmente, mi gaso moltissimo quando provo a cimentarmi in nuovi esercizi. Trascorro giornate intere a studiare tutti i tipi di cariche. Adoperare gli anelli mi dà sollievo, mi rende felice.

Nel tuo palmares compaiono tre ori: il primo conquistato ai Campionati Assoluti Italiani di Napoli 2020, il secondo arrivato nella Coppa del Mondo Challenge a Osijek 2021 e il più recente portato a casa lo scorso aprile nella Coppa del Mondo di Baku 2022. Quale di questi ha maggior valore per te? Qual è quello conquistato con maggiore fatica?
Per rispondere, dobbiamo procedere gara per gara. L’Europeo di Basilea 2021 l’ho disputato senza nulla da perdere, mentalmente sereno, e ho conquistato il bronzo. Dopo pochi mesi ho partecipato alla Coppa del Mondo a Varna, ma ho avuto molta difficoltà a causa di un dolore tra la spalla e il bicipite, e ho gareggiato con la paura che potessi infortunarmi. Nonostante ciò, ho conquistato l’argento. Tornato da Varna, ho scoperto con un controllo medico di avere una semplice infiammazione. Mi era molto dispiaciuto, però, gareggiare a Varna con quel blocco mentale che mi aveva impedito di esprimermi al meglio, perché non era da me. Così, decido di dare il massimo e riscattarmi a Osijek, nella Coppa del Mondo Challenge, e ci sono riuscito, perché ho vinto l’oro. Quella conquistata in Croazia è una vittoria molto significativa per me. Dopodiché sono partito per il Mondiale in Giappone, questa volta con un dolore alla spalla ancora più forte del precedente. Così, ho fatto la gara di inerzia. Una volta rientrato dal Giappone ho iniziato la riabilitazione, nel frattempo con mia grandissima gioia sono anche entrato in Polizia, ne approfitto per ringraziare e salutare tutto il mio team delle Fiamme Oro di Napoli, e nonostante il periodo di stop ho deciso di prepararmi per la Coppa del Mondo de Il Cairo 2022, dove sono arrivato terzo. Ma non ero contento del risultato: avevo fatto troppi errori, sia in qualificazione che in finale. Così, una volta rientrato, mi sono messo a lavorare duramente, perché a Baku volevo l’oro a tutti i costi. In Azerbaijan il mio amico Nicolò Mozzato cade in qualifica e si infortuna alle ginocchia. Eravamo tutti dispiaciutissimi. Allora io mi sono avvicinato e gli ho detto:”Non preoccuparti, tu ora torna a casa, ci penso io a vincere l’oro per entrambi”. E così è stato. Grazie a questo piccolo excursus, si evince quanto l’oro di Osijek 2021 sia importante, ma quanto quello di Baku 2022 lo sia ancora di più.

A proposito di Giappone, a febbraio 2021 arrivano due medaglie per l’Italia ai Mondiali di Kitakyushu: tu conquisti quella di bronzo e Marco Lodadio quella d’argento. Ci racconti quanto è stato bello aver scritto quella pagina di storia per la ginnastica azzurra?
Abbiamo scritto un pezzo di storia a tutti gli effetti: non era mai successo che cinque ginnasti su sei raggiungessero la finale e che tre su cinque prendessero la medaglia. Io e Marco Lodadio siamo spesso stati protagonisti e antagonisti ad ogni gara. Quindi ritrovarsi ad un Mondiale insieme ci ha anche permesso di gareggiare e misurarci l’uno con l’altro. Il giorno della qualifica io rimango in gara, mentre Marco rimane fuori perché arrivato nono. Ero contento e dispiaciuto allo stesso tempo, perché ci tenevo molto a disputare la finale con lui. Incredibilmente, però, il giorno prima della finale un ginnasta cinese si ritira e per nostra grande gioia Marco viene ripescato. In quella finale abbiamo gareggiato insieme: lui ha vinto l’argento e io il bronzo al mio primo Mondiale. È stato fantastico. Abbiamo sventolato la bandiera tricolore e corso per tutto il palazzetto, ricevendo la standing ovation del pubblico giapponese.

Quali sono i tuoi obiettivi e i tuoi futuri impegni sportivi?
La mia stagione è già terminata a causa di un piccolo infortunio alla caviglia. Adesso sto facendo riabilitazione, ma tornerò il prima possibile. La mia prossima competizione saranno gli Assoluti ad ottobre, per Europei e Mondiali vedremo. Il mio obiettivo è quello di rientrare al top del top il prossimo anno.

Quale messaggio ti senti di dare a chi vuole intraprendere la tua stessa strada?
Il mio è uno sport in cui “uno su mille ce la fa”, e a farcela è sempre la persona determinata a raggiungere e realizzare i propri sogni. Con tanti sacrifici, questo sport ti permette di raggiungere obiettivi che danno immense soddisfazioni, quelle che nessun’altra disciplina riesce a dare. È un percorso che ti forma a 360 gradi, sportivamente e umanamente.

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