Diego Nargiso a SuperNews: “Abbiamo almeno tre tennisti italiani che possono puntare al vertice…”

Pubblicato il autore: Mattia DElia


Supernews
ha avuto il piacere di intervistare Diego Nargiso, commentatore televisivo, ex tennista e uno dei più quotatati coach del panorama italiano. Inoltre, Diego è il più giovane tennista italiano ad aver disputato un incontro a livello di Grande Slam, all’età di 17 anni e 9 mesi, e ad averne vinto uno, a 18 anni e 3 mesi, oltre ad essere stato uno dei migliori specialisti di doppio che il tennis italiano abbia mai avuto. Ecco di seguito la chiacchierata con Diego sulla sua Academy, sul tennis italiano, sulle Next Gen Atp Finals di Milano (in programma dal 8 al 12 novembre), sulle ATP Finals di Torino (in programma dal 13 al 20 novembre) e sulla Final 8 di Coppa Davis di Malaga (in programma dal 22 al 27 novembre).

Ciao Diego, partirei con il parlare di te. Da tennista sei stato uno tra i più importanti e amati del tennis italiano e, adesso, sei uno tra i tecnici più apprezzati in Italia. Puoi parlarci del tuo percorso che ti ha portato da essere un giocatore ad essere un tecnico?

E’ stato un percorso un po’ particolare e travagliato. Ho smesso di giocare dopo 14 anni di carriera perché ero molto stanco di viaggiare e ho preferito tornare nel Principato di Monaco, dove ho sempre vissuto, per riflettere un pochino. Inizialmente la mia scelta, che è durata circa dieci anni, è ricaduta sul management sportivo e quindi sull’organizzare eventi e manifestazioni per diversi enti nazionali in Italia. Poi un giorno a Monaco, dove mi occupavo di immobiliare con mio padre, uno dei nostri clienti mi ha chiesto di giocare un pochino con sua figlia e mi è ritornata la voglia di tornare in campo. Da quel momento lì ho iniziato ad allenare a Monaco, in un circolo di un mio amico, dove ho allenato Gianluca Mager portandolo dalla seconda categoria ad essere un tennista tra i primi 300 al mondo. Da quel momento lì ho capito che mi piaceva allenare, che ero anche abbastanza bravino nel farlo, e nel 2014 ho vinto il premio di miglior coach italiano. Nel 2015, Djokovic mi ha affidato Filip Krajinović con il quale abbiamo fatto una bella cavalcata e da quel momento è partita la mia carriera da allenatore, ovvero trasformare i giovani talenti in tennisti forti.

Parlando di giovani talenti, spostiamoci sulla tua Academy: la Nargiso Academy. Quale è l’idea dietro questa accademia, come si sviluppa e quale è la situazione attuale?

La mia idea è stata quella di formare una accademia di piccola-media grandezza con sede a Como. Seguiamo circa 40 agonisti e le punte di diamante sono Gianmarco Ferrari e Federico Arnaboldi, che sono i ragazzi che seguo più da vicino. L’Academy è formata da quattro team: un team di quattro giocatori che seguo personalmente, un top team con otto ragazzi che stanno tendando di diventare professionisti, un junior team con i ragazzi dai 14 ai 18 anni e un child team con i ragazzi dai 10 ai 14 anni. La scorsa stagione abbiamo avuto un buon riscontro conquistando 60 trofei e di questo sono molto contento. Inoltre, l’academy è strutturata da allenatori, preparatori atletici, fisioterapista, psicologo e nutrizionista.

Sempre in ottica giovani talenti, in queste ultime settimane stiamo assistendo a sempre più vittorie della next gen: Rune a Parigi, Aliassime a Firenze, Anversa e Basilea e lo stesso Musetti a Napoli. Siamo giunti al vero e proprio cambio generazionale?

Si, credo che il cambio generazionale sia in atto e dopo aver visto affermare dei tennisti come Medvedev o Zverev credo che sia arrivato il momento dei giovani. Questi tennisti stanno facendo la differenza e possiamo dire che per loro è aperta la ricorsa agli Slam. Per fortuna noi abbiamo almeno tre tennisti in corsa (Musetti, Berrettini e Sinner ndr.) che possono puntare al vertice.

Parlando di Next Gen, oggi iniziano le Next Gen ATP Finals di Milano dove l’Italia verrà rappresentata da tre tennisti: Francesco Passaro, Lorenzo Musetti e Matteo Arnaldi. Secondo te, i tre azzurrini potranno fare bene e puntare alla vittoria finale?

Lorenzo Musetti, essendo la testa di serie numero 1, ha tutte le caratteristiche per poter puntare alla vittoria finale, come hanno fatto in precedenza Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Per Lorenzo la vittoria sarebbe di buon auspicio visto che i suo predecessori degli ultimi due anni sono ai vertici del tennis mondiale e addirittura Alcaraz è il numero 1 al mondo. Quindi le Next Gen ATP Finals potranno essere una rampa di lancio visto che chiunque ha calcato quel campo è diventato un grandissimo tennista. Anche Passaro e Arnaldi potranno fare bene, ma mi auguro che Lorenzo possa trionfare.

Parlando di Next Gen hai citato anche Carlos Alcaraz. Lo spagnolo ha dato forfait alle ATP Finals di Torino per l’infortunio agli addominali. Vista la sua assenza, chi sarà il favorito per il trionfo a Torino?

Vista l’assenza di Alcaraz, di Zverev (il campione in carica) e dei nostri due alfieri credo che ci siano diversi tennisti che potranno ambire alla vittoria finale. Credo che un Djokovic, come quello visto a Parigi, vorrà sicuramente cercare di portare a casa il titolo con grande determinazione. Un altro pretendente alla vittoria finale e che potrà dare fastidio a Nole potrà essere Ruud, che è uno dei tennisti più in forma e difficile da battere, mentre credo che Nadal su una superficie così veloce non possa ambire a vincere.

Tra i candidati alla vittoria finale c’è anche Stefanos Tsitsipas, che in caso di vittoria finale diventerebbe il nuovo numero 1 al mondo. Secondo te, ha qualche possibilità?

Tsitsipas è un giocatore che non ammiro ma che adoro per l’eleganza: ha una grande continuità nel rendimento e il suo gioco può far ricordare quello di Roger Federer. Inoltre, la sua determinazione fa sì che possa essere tra i primi tennisti al mondo e che possa lottare per la vetta del ranking. Per quanto riguarda la vittoria nelle ATP Finals sarà determinante anche la superficie che ci sarà a Torino: per esempio quella veloce dello scorso anno non si sposava bene con il suo gioco. Ovviamente, anche lui potrà dire la sua.

Tornando sul tennis italiano, tra qualche settimana saremo impegnati nella Final Eight di Coppa Davis a Malaga. Secondo te, l’Italia è la favorita numero 1 per la vittoria finale?

Direi che non siamo inferiori a nessuno, ma purtroppo il format della Coppa Davis attuale ha un regolamento che basta distrarsi mezz’ora e praticamente sei fuori. Non dimentichiamo che i nostri cinque ragazzi sono fortissimi, sono in grande spolvero, ma ci sono anche delle grandi avversarie. L’importante sarà vincere il primo match, quello contro gli Stati Uniti, per dare una grande forza per provare la cavalcata fino in fondo. 

Rimanendo in ambito Coppa Davis nei tuoi anni da tennista sei stato il traghettatore del doppio italiano. Secondo te, la coppia formata da Bolelli e Fognini, visto quello che hanno dimostrato, merita la fiducia di Volandri? Oppure pensi che si andrà verso un doppio sperimentale con in campo uno tra Sinner o Berrettini?

Io credo che la coppia formata da Bolelli e Fognini sia la coppia titolare e che se lo meritino per quello che hanno dimostrato e che stanno dimostrando. Poi, se ci fosse bisogno, credo che più Berrettini che Sinner possa essere messo dentro per poter fare il colpaccio.

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