Claudio Mezzadri a SuperNews: "Sinner è una realtà e ha il carattere per vincere qualsiasi cosa. In Coppa Davis l'Italia è una delle squadre più forti"

Supernews ha avuto il piacere di intervistare l'ex tennista svizzero Claudio Mezzadri, attualmente opinionista per il canale elvetico "RSI "LA2 (nel recente passato anche di Sky Italia). Ecco quali sono state le sue dichiarazioni rilasciate alla nostra redazione.

Claudio Mezzadri

Supernews ha avuto il piacere di intervistare l'ex tennista svizzero Claudio Mezzadri, attualmente opinionista per il canale elvetico "RSI "LA2 (nel recente passato anche di Sky Italia).

Buongiorno Claudio, nella tua carriera sei arrivato fino al numero 26 del ranking mondiale del tennis e hai ottenuto nel circuito Atp una vittoria in singolare e quattro successi nel doppio, condite anche da nove presenze in Coppa Davis con la tua Nazionale: come giudichi in generale il tuo percorso da professionista?

"La considero una buona carriera, dove mi sono tolto tante soddisfazioni: ho giocato in Davis, ho fatto la finale contro gli Stati Uniti nel 1992, ho vinto un torneo importante (Ginevra n.d.r.), tanti tornei minori e anche in doppio ho ottenuto discreti risultati. Considerato che sono cresciuto in famiglia senza blasonati allenatori e abbiamo fatto tutto per conto nostro. Una carriera sicuramente invidiabile da un certo punto di vista, non fortunata alla fine perchè ho dovuto ritirarmi per una serie di infortuni, però sono contento".

Quando giocavi c’è stato un tennista in particolare che non avresti mai voluto affrontare, perchè ti metteva in difficoltà o che come caratteristiche di gioco ti ci trovavi male?

"Non c'erano giocatori che volevo evitare, la mia filosofia era che tutti quelli che c'erano bisognava affrontarli se si voleva andare avanti nei tornei. Particolarmente ostico era Kent Carlsson, giocatore molto particolare, totalmente aggressivo da fondo e con tante rotazioni, o anche Sergi Bruguera, pure lui tantissime rotazioni e gioco molto pesante. Forse quelli che erano i due giocatori che mi davano più fastidio, altrimenti me la sono sempre cavata e ho fatto bella figura con tutti quelli che ho incontrato, anche i più forti".

Nel tennis del passato si prediligeva il gioco d’attacco, soprattutto sul veloce, mentre ora quasi sempre quello da fondo: come mai c’è stato questo cambiamento così netto? E se dovessi scegliere, quale gioco preferisci tra i due? 

"Questo è un discorso abbastanza ampio: in realtà era un gioco diverso perchè adesso si attacca molto di più la palla rispetto ai miei tempi, anche se si viene meno a rete, perchè non è soltanto andando a rete che si dimostra di giocare d'attacco. Oggi si tira molto più forte, si gioca in maniera molto più aggressiva, la palla è più rapida, l'evoluzione dei materiali, soprattutto le corde hanno avuto un ruolo fondamentale nel corso del tempo. Si andava più spesso a rete, ma perchè c'era più tempo per giocare la voleè, ora si attacca di più ma da fondo".

"Sono due ere differenti, io le apprezzo tutte e due: il gioco di adesso è molto più rapido, quindi da un certo punto di vista più spettacolare e la fisicità è diventata molto più accentuata rispetto ai miei tempi. C'è stata un'enorme evoluzione nell'allenamento, nella scienza dell'alimentazione, nello studio del corpo umano e della muscolatura e quindi gli atleti sono molto più performanti rispetto al passato".

Negli anni 2000 senza dubbio Federer, Nadal e Djokovic hanno fatto la storia di questo sport: credi che quando si ritireranno anche lo spagnolo e il serbo, il tennis possa perdere un po' di visibilità, visto che alle spalle di questi tre campioni almeno per ora, non c’è nessuno che possa essere in grado di emularle le loro gesta e le loro tantissime vittorie?

"Anche questo è argomento di dibattito da almeno una decina d'anni. E' vero, abbiamo vissuto un'era incredibile con Federer, Nadal e Djokovic che si sono spartiti praticamente quasi tutti gli Slam, però il tennis andrà avanti, anche senza di loro. Abbiamo la dimostrazione che senza Federer, i tornei più importanti sono sempre straripanti di appassionati. Lo si diceva così anche quando c'erano Borg, McEnroe, poi Sampras, 'non ci saranno più quei giocatori lì, il tennis perderà interesse', ma non è stato così in passato e non sarà così anche adesso. L'interesse rimane e i numeri lo dimostrano, gli spettatori ci sono, si battono sempre record di presenze, i fan rimangono e cambiano semplicemente idolo, il tennis non perderà niente neanche in questo 'cambio generazionale' e andrà avanti alla grande".

Ieri a Parigi è cominciato il Roland Garros che non vede ai nastri di partenza Nadal: a tuo avviso chi potrebbero essere i favoriti alla vittoria finale? 

"Secondo me i favoriti sono tanti, c'è tanta incertezza nonostante l'assenza di Nadal che era garanzia di successo. Ora c'è sempre Djokovic che ha particolarmente fame di vittorie, perchè sono anni che non riesce a giocare una stagione completa perchè gli impediscono di partecipare ai tornei, soprattutto negli Stati Uniti. Poi ci sono i giovani come Alcaraz, primo tra tutti, c'è Sinner, Rune che è molto pericoloso, Tsitsipas che sulla terra va sempre lontano. I pretendenti possono essere tanti, ma a sorpresa potrebbe vincerlo un giocatore anche al di fuori dei nomi più importanti. Quindi è un bene perchè a mio modo di vedere, l'incertezza fa aumentare l'interesse".

Passando al tennis italiano, Sinner è ormai stabilmente nella Top Ten: cosa manca però ancora all’azzurro per fare quel definitivo salto di qualità, che possa proiettarlo stabilmente tra i primi tre/quattro giocatori del mondo?

"Sinner è una realtà, ha una grande personalità e ha sempre dimostrato da giovanissimo una particolare maturità e un'ottima presenza in campo. Quindi il carattere ce l'ha per vincere qualsiasi cosa però bisogna avere pazienza perchè si fa fatica ad averla. Sta lavorando per migliorare e i suoi miglioramenti sono costanti. L'anno scorso ha fatto una scelta coraggiosissima, ovvero quella di lasciare il suo mentore Riccardo Piatti con tutto il suo team, ma questa decisione è stata azzeccata perchè i risultati lo dimostrano, però lasciamolo lavorare. Ora i passi in avanti sono più difficili, ma il potenziale c'è, ma gli manca ancora un pò di continuità dal punto di vista fisico, perchè nonostante si sia irrobustito, è ancora un pò fragile e sono tutti problemi che speriamo risolva, ma non manca molto".

Purtroppo in questi ultimo anno e mezzo, la nota dolente è Matteo Berrettini che a causa di diversi infortuni, ha avuto un rendimento piuttosto deludente: ci sono possibilità di rivederlo nel suo massimo splendore come nel 2021, oppure c’è il rischio che la parabola discendente sia già iniziata?

"Non si può parlare di parabola discendente, è un tennista anche lui che vale tranquillamente vale un Top Ten. Purtroppo il suo tallone d'Achille è la fragilità fisica perchè si fa troppo spesso male e tra l'altro, la cosa più preoccupante è che sono problemi che si ripetono nel tempo. Gli auguro di trovare la maniera di mettersi a posto perchè non riesce a giocare una stagione regolare, però sa colpire pesante: una finale a Wimbledon, una semifinale a Melbourne e a Flashing Meadows e quindi ha una grandissima personalità, ma questi continui infortuni non sono semplici da superare, ci vuole un grande carattere, però le sue qualità sono indubbie. Se riesca a risolvere questo problema di fragilità fisica è un comodo giocatore cha sta dentro ai Top Ten".

In questo 2023 pensi che l’Italia possa finalmente alzare l’Insalatiera della Coppa Davis, manifestazione che manca agli azzurri dal lontano 1976, oppure anche questa volta potrebbe mancare quello step decisivo per vincere la manifestazione mondiale?

"Confesso che faccio fatica a chiamarla ancora Coppa Davis, questo torneo per nazioni che si gioca così rapidamente al meglio dei tre set con pochi incontri. Comunque il risultato sembra molto più incerto perchè non c'è più fattore il campo. Anche lì bisogna arrivare fino in fondo,  ci vuole una squadra omogenea di giocatori perfettamente in forma ed integri. L'Italia è una delle squadre più forti e anche quest'anno potrà legittimamente ambire al successo, prima o poi tornerà alla vittoria in Coppa Davis".

Dal gennaio 2021 nell’ItalDavis è stato scelto come capitano Filippo Volandri, che ha preso il posto del più esperto Corrado Barazzutti: che cosa ne pensi della sua gestione di questi primi due anni e mezzo?

"Filippo è senza dubbio la persona giusta al posto giusto perchè è molto vicino ai giocatori, sa farli collaborare tra di loro che è il primo compito del capitano in una squadra di Coppa Davis, dove tutti sono estremamente individualisti, invece nell'Italia c'è un ottimo spirito di squadra e questo sicuramente è merito del capitano. E' anche giovane e questo conta, perchè perfettamente consapevole di come funziona in tennis moderno e quindi molto bene da questo punto di vista. La squadra è completa, non c'è niente da cambiare, ma si tratta solo di lavorare nella maniera giusta e magari con un pizzico di fortuna, può arrivare anche la vittoria finale".

Ringraziamo Claudio Mezzadri per la sua disponibilità e gli auguriamo le migliori cose per il futuro.