Intervista esclusiva a Stefano Casale: "Gotti la persona giusta per questo Lecce. Presto una squadra della Calabria in Serie A..."

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Stefano Casale. L'ex calciatore ha iniziato la carriera da professionista a Foggia, dove ha incontrato Zdenek Zeman. Ha militato anche tra le file di Siena, Salernitana e Bologna (proseguendo con Nola, Siracusa e Sora), prima di indossare la maglia del Lecce per tre stagioni, con cui ha debuttato in Serie A. Due anni anche nella Sampdoria, per poi vivere le ultime esperienze con Reggina, Cosenza e Taranto. Ecco le sue dichiarazioni ai nostri microfoni.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Stefano Casale. L'ex calciatore ha iniziato la carriera da professionista a Foggia, dove ha incontrato Zdenek Zeman. Ha militato anche tra le file di Siena, Salernitana e Bologna (proseguendo con Nola, Siracusa e Sora), prima di indossare la maglia del Lecce per tre stagioni, con cui ha debuttato in Serie A. Due anni anche nella Sampdoria, per poi vivere le ultime esperienze con Reggina, Cosenza e Taranto. Ecco le sue dichiarazioni ai nostri microfoni.

Stefano Casale, La ringraziamo per essere con la nostra Redazione. Inizio di carriera da professionista nel 1987 con il Foggia, vincendo anche il campionato di Serie B nella stagione 1990/91 con Zdenek Zeman in panchina. Che ricordi ha di quella esperienza, oltre che dell’allenatore boemo?

Andai a Foggia quando avevo appena 15 anni, la mia prima esperienza lontano da casa. Debuttai tra i professionisti un anno dopo. Ho cominciato presto ma ero in un mondo del calcio molto più genuino rispetto a quello dei giorni nostri. Ho incontrato prima Marchioro e Caramanno come allenatori, poi è venuto Zeman che ha rivoluzionato il calcio di questa piazza. Grazie a lui debuttai in Serie B a 18 anni, vincendo il campionato. E' stato un maestro, mi ha insegnato tantissimo. Un uomo di una lealtà straordinaria e di un carisma eccezionale. Resterà un grande, per sempre. Foggia mi ha consentito di diventare un professionista e devo tantissimo a questa città. Merita di rivivere gli "anni d'oro" della Serie A.

Ritorna in Serie C1 al Siena nel 1991/92, collezionando poche presenze, per poi trasferirsi a Salerno nella stessa stagione. Della Salernitana attuale, a chi attribuirebbe le maggiori responsabilità che hanno determinato un desolante ultimo posto nella classifica di Serie A?

In questa stagione della Salernitana, purtroppo, ciascun componente della società ha contribuito a questa condizione. Ci sono state scelte approssimative già molto prima che iniziasse il nuovo campionato. Si parla anche di Walter Sabatini tra i responsabili di questa debacle ma lui è arrivato quando la situazione era molto difficile. Ha dimostrato tutto il proprio valore al primo anno con la Salernitana, compiendo un'autentica prodezza per la quale tutti devono essergli riconoscente. Questa volta, ha fatto tutto quello che poteva e non era nelle stesse condizioni di due anni fa. Ho notato, inoltre, che diversi calciatori non erano in ottime condizioni fisiche ed erano piuttosto svogliati in campo. Sono confluiti aspetti negativi di diversa natura in una direzione. Bisogna prenderne atto e accettarlo, in vista di una programmazione futura più tranquilla.

Stefano Casale ritorna in Serie B nella stagione successiva al Bologna, quando i felsinei erano in un'altra realtà. La squadra attuale, invece, sta vivendo un momento d’oro. Crede che sia nelle condizioni di essere da "Champions League"? Che meriti ha Thiago Motta?

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Rispetto a quel Bologna, la squadra attuale ha alle spalle una società seria, solida e ben strutturata. Nonostante in quella formazione fossero presenti calciatori importanti come Massimo Bonini, Giuseppe Incocciati, lo stesso allenatore del Verona Marco Baroni, non ci fu una condizione serena per poter ambire a migliori traguardi. La proprietà di oggi dispone di figure di grande competenza, tra cui Claudio Fenucci e Marco Di Vaio; sul profilo tecnico, hanno puntato su una persona che ha vissuto da calciatore ad altissimi livelli e che conosce bene il calcio moderno. Non mi sta stupendo affatto questo Bologna, perché ha anche forti individualità che, insieme, hanno creato un gruppo che gioca divertendosi; ci sono similitudini con l'Atalanta degli ultimi anni. Thiago Motta si fa rispettare e l'atteggiamento dei calciatori in campo lo testimonia. Bologna può togliersi grandi soddisfazioni in futuro e credo proprio che se le meriti tutte.

Il 1996 rappresenta per Stefano Casale l’anno fortunato con l’approdo al Lecce, squadra con cui ha vissuto la parte più significativa della carriera. Pensando a quello di oggi, come si spiega un’involuzione così netta rispetto al girone d’andata? Crede che Luca Gotti sia stata la scelta giusta?

A essere sincero, non mi meraviglia che il Lecce si ritrovi in queste condizioni. E' vero che ha ottenuto risultati importanti nel girone d'andata ma mi è sembrata discontinua nel rendimento, affidandosi di frequente alle prodezze di qualche singolo di caratura tecnica superiore. Non ho visto un gioco corale che potesse essere solido nel tempo. Resta il grande rammarico di aver sciupato una condizione per poter restare più tranquilli, senza l'affanno di dover arrivare all'ultima giornata per salvarsi. Sui singoli, mi sarei aspettato di più da Federico Baschirotto, perché ha dimostrato di essere un calciatore all'altezza e spero che con il nuovo allenatore riuscirà a ritrovarsi; inoltre, ritengo che Wladimiro Falcone sia uno dei migliori portieri del calcio italiano che ha tenuto questa squadra in gioco anche grazie alle sue parate; Lemeck Banda una sorpresa iniziale ma ora si trova in una condizione psicofisica non eccelsa: spero ritorni a dimostrare il meglio di sé. Direi che Gotti sia una persona per bene, seria ed equilibrata, soprattutto. A Lecce sta mancando proprio l'equilibrio e direi che la società ha fatto benissimo a puntare sulla sua figura. Non poteva essere fatta scelta migliore. Pantaleo Corvino sa scegliere sempre con oculatezza e, anche stavolta, ha affidato le sorti a un allenatore capace. Sono fiducioso.

Cosa ha pensato dell’episodio di Roberto D’Aversa con Thomas Henry del Verona?

Considerando che Roberto è stato anche un mio compagno di squadra ai tempi della Sampdoria, sul profilo umano sono rimasto molto dispiaciuto. Di certo, il suo gesto è da condannare ed è stato lui stesso a rendersene conto della gravità, pentendosene e ponendo le scuse pubblicamente; le immagini hanno testimoniato che, in quel frangente, fosse in balia del nervosismo che lo ha tradito, complice anche il delicato momento che stava vivendo con la squadra. Mi ha meravigliato, perché lo conosco piuttosto bene e posso dire che non è affatto una persona violenta, tutt'altro.

L'esordio di Stefano Casale in Serie A avvenne il 31 agosto 1997, nel corso della prima giornata di campionato, contro la Juventus. Si aspettava di vedere un calo netto dei Bianconeri rispetto a diverse settimane fa, quando erano in piena lotta Scudetto con l’Inter?

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La Juventus sta facendo il massimo. Sembra non stia andando ad altissimi livelli perché c'è l'Inter, la squadra nettamente più forte che non ha antagoniste in Italia. Resta un cantiere aperto che Massimiliano Allegri saprà rendere al meglio. E' stata molto brava a dare fastidio alla squadra di Simone Inzaghi ma lo scontro diretto di inizio febbraio ha sancito quale delle due fosse la più forte: da lì, i Bianconeri si sono demoralizzati ed è iniziato il periodo di flessione.

Il primo gol in Serie A di Stefano Casale, invece, venne realizzato al “Giuseppe Meazza”, con un calcio di rigore decisivo per la prima storica vittoria del Lecce in casa del Milan. Che impressioni ha della squadra guidata da Stefano Pioli?

Il Milan è una squadra con ottime individualità ma è calata nel collettivo rispetto a due anni fa, quando vinse lo Scudetto; ha dimostrato di soffrire piuttosto di frequente ma non mi sento di dare tutte le responsabilità a Stefano Pioli che sta onorando il proprio lavoro con professionalità. Se il Milan vuole ritornare a essere competitivo necessita di qualche innesto top, fermo restando che ha calciatori di primo livello, tra cui Rafael Leao che resta uno dei miei preferiti. In diverse gare, infatti, ho notato che certe prestazioni della squadra fossero dipendenti dal rendimento del portoghese: quando non era in giornata lui, non lo era tutta la squadra.

Nell'estate 1999 Stefano Casale si trasferisce alla Sampdoria, appena retrocessa in Serie B e allenata da Gian Piero Ventura, già conosciuto a Lecce. Dei blucerchiati di Andrea Pirlo, si aspettava di vederli in una condizione di classifica migliore rispetto a quella ottenuta fino a oggi?

L'organico che dispone la Sampdoria è tra quelli che possono lottare per risalire in Serie A. L'ultima vittoria sull'Ascoli è stata significativa. Sono certo che centrerà i Play Off, con l'obiettivo di vincerli senza timori reverenziali; Pirlo ha vissuto una prima parte molto difficile, complice anche la mancata conoscenza dell'ambiente che, però, è venuta pian piano costruendosi; è una persona seria e saprà farsi valere ancora di più. Nella rosa ci sono singoli che hanno proprietà tecniche importanti, quali Manuel De Luca, Sebastiano Esposito e Fabio Borini; credo che si debba migliorare ulteriormente la parte difensiva, perché non ha una media da squadra di alta classifica. Mancano ancora diverse partite ma sono certo che il rendimento globale della squadra migliorerà.

Altra soddisfazione professionale per Stefano Casale con la Reggina nel 2002, con cui ottenne un’altra promozione in Serie A. Che ricordi ha di Reggio Calabria e che effetto le fa vedere gli “Amaranto” lontano dal palcoscenico più prestigioso?

Anche se per una sola stagione, reputo quella di Reggio Calabria l'esperienza più bella dopo quella di Lecce. Ho vissuto emozioni incredibili, perché quella Reggina riuscì a conquistare nuovamente la Serie A, dopo la prima e storica promozione del 1999. La rinuncia a un campionato importante come la Serie B è stata una delusione atroce per tutto il popolo reggino. Il ritrovo improvviso in Serie D è stato uno smacco che questa città non merita affatto. Non è per niente facile tirarsi fuori dalle sabbie mobili di un campionato insidioso come quello che sta affrontando. Occorre soltanto pazientare per dare tempo alla nuova società affinché si creino tutti i presupposti per una pronta risalita verso il calcio professionistico. Reggio Calabria è una città, senza dubbio, che merita la Serie A. L'attuale squadra si sta comportando bene con Bruno Trocini e sono lì per giocarsi le proprie chances nei Play Off, con l'obiettivo di ottenere, almeno, il terzo posto nel proprio girone.

Stefano Casale resta in Calabria ma al Cosenza, nella stagione 2002/03. Come ha vissuto l'esperienza con i "Lupi della Sila"?

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E' stata l'esperienza professionale più amara della mia carriera. Proprio in quella stagione, ci fu una bruttissima retrocessione, unita al fallimento societario. Fu un periodo davvero pesante e difficile per Cosenza che la reputo casa mia, anche perché vivo in questa bellissima città da tantissimi anni, insieme alla mia famiglia. Una parte di me è anche cosentina. Proprio in questi ultimi giorni, c'è stato un cambio nella gestione tecnica e ne approfitto per fare un grande "in bocca al lupo" a William Viali, subentrato a Fabio Caserta. Per entrambi ho grande stima e li reputo due ottimi professionisti. Per quanto riguarda la rosa, c'è stato un ottimo lavoro realizzato dal Direttore Sportivo, Roberto Gemmi, e ritengo che la squadra debba azzardare l'aggancio agli ultimi posti disponibili per i Play Off, considerando che la classifica è molto corta. Non ritengo che il Cosenza sia da bassa classifica, anzi. La società può ulteriormente crescere in futuro e credo che il Presidente Eugenio Guarascio voglia lasciare un'impronta indelebile, pensando di puntare a una storica promozione in Serie A. È l'unica tra le maggiori province della Calabria a non aver mai vissuto l'ebrezza della massima serie. Anche Cosenza ha il diritto di sognare il grande calcio, perché dopo tanti anni di sofferenze sportive meriterebbe di essere ripagata con un regalo del genere.

In riferimento alle squadre calabresi, come valuta il campionato attuale del Catanzaro?

Il Catanzaro si è rivelato una bellissima sorpresa, non soltanto per la Calabria. Ha una società solida e ben organizzata, oltre che un organico di tutto rispetto valorizzato dall'ottimo lavoro di Vincenzo Vivarini, un allenatore che sa insegnare calcio. Non è un caso che la squadra abbia disputato un girone d'andata incredibile, ora è lì a giocarsela a viso aperto con tutte. Ha il vantaggio di aver confermato, in grandi linee, lo stesso gruppo promosso dalla Lega Pro che è rimasto affiatato nel tempo, per cui non mi stupisce che questa squadra sia nelle parti alte della classifica. Attualmente, è la città della Calabria che può portare di nuovo la Serie A, ripercorrendo quegli anni gloriosi di inizio '80. Anche Catanzaro è una città che merita tantissimo e non sarebbe un'utopia rivederla in massima serie.

Molto bene! E' stato gentilissimo per aver condiviso i Suoi pensieri. La Redazione ringrazia Stefano Casale per l'intervista, augurando le migliori soddisfazioni per il prosieguo, oltre che di risentirLa.

"Senz'altro! Il piacere è stato tutto mio. Grazie a Voi e buon lavoro!"