Esclusiva SuperNews, Luca Manca: “La mia Dakar, i momenti difficili ed il progetto di ritornare nel 2018”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Luca Manca alla Dakar 2017


Luca Manca
, motociclista specializzato nell’Enduro e MotoRally, ha dichiarato una volta di correre
“con il cuore ed il gas spalancato”, soprattutto in seguito agli eventi della Dakar 2010 che fecero eco in tutto il mondo.
Classe 1980, nato a Sassari, Luca Manca ha cominciato la sua carriera agonistica all’inizio del millennio, collezionando tra il 2002 e 2003 titoli di campione sardo nella Motocross classe 250 e nell’Enduro (classe 500 ed assoluta). E’ solo l’inizio di una carriera il cui step successivo porta Luca Manca ad affrontare il mondo del MotoRally e Raid TT, partecipando ai campionati italiani e ottenendo nel 2004 il successo in entrambe le competizioni nazionali della classe Pluricilindrica (ovvero con moto di oltre 950 cc) e nel 2008 si classifica secondo nel campionato italiano Raid TT; arrivano in seguito i titoli del rally dell’Umbria, il podio di quello sardo e le vittorie in sette gare di Campionato Italiano Rally.
Sono gli anni della Honda del Team Giletti per il quale Luca Manca corre, per poi passare dal 2007 al 2008 con TM Italia, squadra che consente al pilota sassarese di debuttare sui palcoscenici nazionali: nel 2007 infatti esordisce al Rally di Dubai e Tunisia e l’anno dopo è la volta del Rally dei Faraoni, dove Luca Manca si classifica secondo nella categoria 450 cc e quarto nella classifica assoluta.

Tornerà in questa competizione nel 2009 come pilota semiufficiale della KTM, sodalizio che continua tutt’oggi, classificandosi secondo assoluto dietro un campionissimo ed una leggenda del motorsport come Cyril Despres.
Il punto di svolta è la partecipazione nel 2010 al Rally Dakar trasferitosi dall’anno prima in Sudamerica. Forse potremmo dire che questa competizione, durissima ed estrema, rappresenta un prima ed un dopo nella carriera sportiva di Luca Manca. Nell’edizione del 2010 due fatti che lo vedono protagonista (uno suo malgrado) fanno parlare tutto il mondo: durante la quarta tappa, in pieno deserto dell’Atacama, il pilota sardo si ferma per aiutare il compagno di squadra Marc Coma, in difficoltà per una foratura, nonostante si trovasse in quel momento al settimo posto assoluto. Questo gesto sportivo ed esemplare farà scaturire una grande e leale amicizia con il futuro direttore tecnico della Dakar ma al tempo stesso farà perdere tempo a Luca Manca: tentando di recuperarlo nella tappa successiva il sassarese è vittima di una caduta talmente grave che gli provoca un trauma cranico e lo fa entrare in coma. Dopo una difficile riabilitazione in cui Luca Manca ha dovuto riprendere le sue funzioni normali come parlare o camminare riesce a tornare in sella, armato di una forza e di una volontà senza pari, già nel 2011 partecipando al Sardegna Rally Race dove gareggerà anche nel 2012, 2013, 2014, e presenziando assieme al Team Sardegna alla International Six Days of Enduro del 2013.
Obiettivo: ritornare alla Dakar, partecipando nel frattempo all’Afriquia Merzouga Rally in Marocco nel 2016, in sella alla KTM 450 Rally e ottenendo il pass per la Dakar 2017, per il quale si prepara duramente.

Il resto è storia recente: Luca Manca disputa un’ottima gara in quel del Sudamerica, in una edizione funestata dalle condizioni meteo estreme e con l’asticella della difficoltà alzata dal disegnatore del percorso, Marc Coma, più improntato alla navigazione e all’avventura. In sella alla fidata Ktm 450 Rally Factory, modificata per l’occasione, Luca Manca riesce ad arrivare al 47esimo posto della generale prima del ritiro a due tappe dalla fine. Decisiva per questo esito non sperato la caduta nella decima tappa e i problemi ai polmoni che lo hanno tormentato lungo questa Dakar.
Ma il pilota sardo, la cui tempra è pari alla virtù d’animo, non è tipo da gettare la spugna e lasciarsi intimorire: lo abbiamo incontrato in esclusiva per raccontarci la sua partecipazione alla durissima corsa sudamericana e i suoi progetti per il futuro. Sempre “con il cuore ed il gas spalancato”.

Luca Manca: “In vista della Dakar 2018 voglio fare un appello alla Regione Sardegna”

 

Luca Manca in azione alla Dakar 2017

 

Prima di tutto potresti aggiornare i nostri lettori sulle tue condizioni di salute? Come sei riuscito a convivere con la polmonite che ti hanno diagnosticato a Chilecito, dopo il tuo ritiro?

Ciao Luca e a tutti i lettori di SuperNews. Allora, la mia non è era polmonite ma precisamente una infezione al polmone: io già dal secondo giorno mi lamentavo, con problemi di difficoltà di respirazione. Perciò ho effettuato dei primi controlli nella clinica mobile della Dakar ma non risultava febbre e la pressione era ok. Per questo motivo abbiamo iniziato a pensare che poteva trattarsi semplicemente di una questione di altitudine; così durante le giornate se era possibile e se c’erano ambulanze o elicotteri che soccorrevano qualche pilota con problemi fisici mi fermavo per chiedere ossigeno e riprendere quindi più “ossigenato” e con meno asma.

Come ti è sembrato il percorso disegnato quest’anno da Marc Coma, da lui definito a difficoltà crescente e con maggiore enfasi sulla navigazione?

Il nuovo percorso, modificato da Coma, è stato molto duro e bisognava essere fisicamente al 100%. Conta che le velocità sono diminuite per motivi di sicurezza e per evitare incidenti e quindi la moto la dovevi sfruttare parecchio guidando per tanti chilometri. Motivo per cui bisognava essere al massimo della forma. Poi quest’anno l’aspetto della navigazione è tornato fondamentale cosa che richiede molto allenamento pregresso sia per essere al top che per essere preparati e non perdere tempo in errori stupidi.

Ci sono stati dei momenti difficili, come la nona tappa cancellata per via di una frana che ha bloccato i mezzi di assistenza e con i piloti arrivati al traguardo nel cuore della notte, oppure le tappe neutralizzate per via delle condizioni meteo estreme. Per non parlare delle difficoltà altimetriche, di particolare rilevanza per te alla luce delle conseguenze del tuo incidente nel 2010. Nonostante ciò, ti sei detto pronto a ritornare in Sud America il prossimo anno: cosa spinge un pilota come Luca Manca, e in generale uno sportivo, ad affrontare una gara del genere, oltre ogni limite estremo?

La Dakar è la Dakar, nonostante le sue difficoltà è una prova a cui uno sportivo difficilmente rinuncia. Riguardo la nona tappa annullata che hai citato, e che ricordo per la sua durezza, la cancellazione avvenne perché una montagna era caduta sopra un paese e ci sono stati circa 300 morti [Luca Manca si riferisce a quanto avvenuto nella tappa tra Salta e Chilecito, 977 km con 406 di speciale, in cui una frana investì il villaggio di Volcan, a 40 km di Jujuy, causando secondo le autorità vittime tra le popolazioni ed ingenti danni, Ndr]. L’organizzazione ha perciò modificato sia la prova speciale che il trasferimento allungando così la tappa e costringendo i piloti a fare sino a ben 17 ore in moto per non passare intorno alla montagna franata, facendo così 1367 km ed arrivando alle 5 del mattino al bivacco. Il tutto senza assistenza, dormendo per terra all’interno della sala mensa di una caserma militare. Così la tappa successiva è stata annullata perché tanti piloti erano fermi alla dogana tra Bolivia ed Argentina proprio perché bisognava lasciare la strada libera ai mezzi soccorso.

Sette anni dopo il tuo incidente, che bilancio farebbe Luca Manca di questo tuo ritorno in questa competizione?

Dopo il mio incidente del 2010 il mio obbiettivo era arrivare tra i primi 20 della generale, senza aiuti medici per superare i problemi di altitudine [per via del suo incidente, Luca Manca non può assumere delle particolari pillole per l’assorbimento dell’ossigeno, potendo contare eventualmente solo nell’aiuto dell’ossigeno portato dagli elicotteri, Ndr] . Tuttavia questa infiammazione al polmone ha incasinato i miei progetti. In ogni caso avevo comunque deciso di portarla alla fine e stavo andando alle grande senza errori di navigazione ed arrivando coi primi, senza cadute e senza danni alla moto.

Ripartirai adesso praticamente da zero in vista di una eventuale partecipazione alla Dakar 2018. Desideri fare un appello ad un eventuale sponsor o finanziatore?

Il prossimo anno voglio ritornare, aiuti per finanziare la mia impresa permettendo. Quest’anno sono andato alla Dakar 2017 grazie a sponsor privati di amici che hanno aziende e poco alla volta sono riuscito a racimolare personalmente la quota necessaria, anche con aiuti della mia famiglia, come mia moglie e mio fratello Chicco – che ringrazio – che hanno organizzato tutto. Ho portato con me anche la mia regione, la Sardegna, e tutte le migliaia di fans che non sapevo di avere, informando tutti giornalmente delle mie giornate di gara.

Sei uno degli sportivi di punta della Sardegna, una delle colonne che portano in alto lo sport regionale nel mondo. Sei soddisfatto del supporto dato dai tifosi ed appassionati sardi e delle istituzioni locali?

Penso di aver dato alla Sardegna una pubblicità esagerata nonostante non abbia avuto aiuti dalla Regione, e nonostante quest’anno fossi stato nominato dalla Coldiretti ambasciatore dell’agroalimentare sardo nel mondo (per far conoscere i nostri prodotti negli Stati Sudamericani e facendoli provare alle popolazioni del Paraguay, Bolivia ed Argentina nonché ai piloti, tecnici e meccanici da ogni parte del mondo) e portando sempre con me la bandiera dei Quattro Mori.
Ecco perché chiedo alla Regione Sardegna e al presidente Pigliaru di potermi ascoltare e cercare di programmare un ritorno mediatico e pubblicitario, anche per il futuro ed in vista di una mia nuova partecipazione alla Dakar 2018. So che la mia storia e il mio recupero sono stati molto seguiti ed hanno avuto un eco mediatico in tutto il mondo: sfruttando questo aspetto possiamo lavorare affinché, attraverso le mie gare e le mie imprese, possiamo essere tutti protagonisti e la Sardegna ritorni al centro dell’attenzione mediatica!

In generale, quali sono i prossimi obiettivi di Luca Manca, al di là della completa guarigione che ti auguriamo?

Io personalmente sarò sempre in sella alla Ktm che vince da 16 anni, ma mi manca solo un ultimo sprint per ritornare alla Dakar sventolando orgoglioso la bandiera della mia regione e guidando sempre con il mio carattere e col cuore, divertendomi e restando fiero di poter dare il massimo ogni giorno. E sempre gasss!!

 

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