Caso Sauber: il forfait di Wehrlein e le ipotesi complottiste. Ma la realtà è molto più semplice

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

 

Caso Sauber

Pascal Wehrlein, il pilota della Sauber ancora a secco: salterà anche il GP di Shangai

Il caso Sauber continua a tenere banco: il pilota titolare, il tedesco mauriziano Pascal Wehrlein, salterà anche il Gran Premio di Shangai nonostante pareva in un primo momento ad un passo dal disputare almeno le libere del venerdì per testare la propria condizione fisica.
Il pilota infatti a gennaio subì un infortunio alla schiena durante la Race of Champions, una di quelle competizioni di fine stagione agonistica che portano in gara i driver di varie categorie per massimizzare lo spettacolo: il problema fisico alle vertebre continua a dare noia a Wehrlein che ha saltato la prova inaugurale del Mondiale di Formula 1 in Australia, cedendo il suo sedile al nostro Antonio Giovinazzi, autore di una prestazione molto buona culminata nella conquista della dodicesima posizione.
Quindi il pilota pugliese sarà uno dei due piloti ufficiali che questo weekend correrà il Gran Premio di Cina (a fare i cinici diremmo buon per i nostri colori nazionali) ma intanto intorno alla Sauber iniziano a serpeggiare le prime insinuazioni: alcuni si chiedono infatti perché Pascal Wehrlein sia ancora fermo ai box per un infortunio alla schiena avvenuto undici settimane fa, e se non ci sia qualcosa dietro. E’ vero che l’incidente occorso al tedesco mauriziano ha pregiudicato la preparazione per il Mondiale di Formula 1, ma c’è chi insinua che Antonio Giovinazzi possa diventare il pilota titolare per il resto della stagione.

Monisha Kaltenborn: “Non c’è alcun caso Sauber, ecco perché”

Caso Sauber

Monisha Kaltenborn, team principal Sauber

A cercare di spegnere sul nascere un possibile caso Sauber ci ha pensato oggi la team principal Monisha Kaltenborn che ha rimarcato come non ci sia nulla di opaco dietro la scelta di continuare a tenere lontano dalle piste Wehrlein.
La gravità dell’incidente avvenuto alla Race of Champions, è il ragionamento della Kaltenborn, è talmente lampante da non lasciare adito ad alcune dietrologia:le immagini del veicolo del pilota, dopo aver urtato un ostacolo in pista ed essersi ribaltato in seguito all’urto con la vettura di Massa, secondo la team principal sono estremamente chiare e mettono in luce il fatto che si sia trattato di un incidente le cui conseguenze non andavano prese sotto gamba – d’altronde si parla di uno schiacciamento delle vertebre.
Poi certamente può sviare, soprattutto ad uno sguardo superficiale, il fatto che dai filmati si veda Pascal Wehrlein uscire dall’abitacolo sulle proprie gambe ed allontanarsi dalla pista non fischiettando ma quasi: lì per lì sembrava che la conseguenza peggiore fosse solo un grande spavento e niente più.
Così non è stato, e come spiega la Kalternborn “Pascal ha ricevuto delle disposizioni mediche molto chiare e che prescrivevano una preparazione molto blanda. Anzi, ci ha stupito il fatto che potesse ricevere l’ok per tornare molto presto alla guida della Sauber, decisione frutto della sua condizione fisica tutto sommato ottimale“.
Nonostante ciò la manager spiega che il recupero di Wehrlein è stato comunque graduale, a cui è stato evitato di guidare la monoposto per interi giorni di test, e malgrado una serie di progressi già alla seconda sessione di prove il recupero del pilota necessita di tempo: “non possiamo fare miracoli“, ammette la Kalternborn.

Caso Sauber

L’incidente di Pascal Wehrlein alla Race of Champions

Il caso Sauber si è gonfiato anche per le critiche di chi (tifosi e non solo) rimprovera al pilota un eccesso di prudenza. La team manager su questo punto è inflessibile: “Pascal vuole fermamente tornare operativo in pista, ma certe cose non vanno forzate“, il succo della sua disamina, anche per allontanare i pareri di alcuni colleghi piloti del tedesco mauriziano secondo i quali si poteva e si doveva tornare in pista anche a costo di non finire la gara.
E’ il caso di Romain Grosjean, in forze alla Haas, che pur definendo Wehrlein “coraggioso” ha anche dichiarato che i margini di un ritorno nell’abitacolo della monoposto potevano esserci, anche se non si è al 100%.
E anche il Force India Sergio Pérez, che nel 2011 subì un tremendo incidente al Gran Premio di Monaco e tornò regolarmente in gara saltando un GP, si è detto dello stesso avviso. Ma d’altronde, come ha detto il compagno di team di Wehrlein Marcus Ericsson,è facile giudicare da fuori le monoposto. Alla fine chi siede nell’abitacolo sa come si sente” ed è il pilota che deve prendere la decisione migliore per sé stesso, parafrasando il pensiero dello svedese.

Caso Sauber, Trulli incorona Giovinazzi

Al di là del caso Sauber il sostituto Antonio Giovinazzi continua il suo stage di lusso nel mondo della Formula 1, correndo al voltante della Sauber anche il GP di Shangai di questo weekend e continuando a lavorare per migliorarsi in un’ottica che lo possa condurre il prossimo anno a conquistare un sedile da titolare (magari nella stessa Ferrari che lo impiega come test driver infrastagionale: se correrà però i prossimi due gran premi con la Sauber non potrà più ricoprire questo ruolo, ma a questo punto meglio fare esperienza in gara).
E il pugliese in questi giorni ha ricevuto la benedizione di un veterano delle corse come il connazionale Jarno Trulli, che si è detto impressionato dalle prestazioni di Giovinazzi che non ha sfigurato davanti a piloti di esperienza nel primo GP di stagione ed ha espresso l’auspicio che possa correre per tutta la stagione nelle gare ufficiali. Con buona pace del povero Wehrlein.

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