F1, Lewis Hamilton al Festival dello Sport: “In Italia, da ragazzino ho subito atti di razzismo”.

Pubblicato il autore: Francesca Manes Segui


Ieri, il pluricampione del mondo Lewis Hamilton è stato super ospite del Festival dello Sport, rassegna annuale dedicata alle discipline sportive e ai protagonisti dello sport, organizzata dalla Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing in collaborazione con la provincia autonoma di Trento, il Comune di Trento, l’Apt di Trento e il patrocinio del Coni e del Comitato Italiano Paraolimpico. Il campione della Mercedes è stato intervistato dal giornalista Gianluca Gasparini e si è lasciato andare toccando vari temi e aprendosi anche dal punto di vista personale. Il pilota inglese si è raccontato parlando dei suoi sogni da bambino, dei suoi modelli di vita, delle sue più grandi delusioni sportive e infine ha ripercorso un triste episodio di razzismo di cui è stato vittima da ragazzino in Italia.

F1, Lewis Hamilton: “La realtà che vivo va oltre i sogni che avevo da bambino”.

I grandi campioni dello sport hanno la capacità di delineare con precisione i propri sogni fin dall’infanzia e coltivarli nella più tenera età è fondamentale per raggiungere livelli altissimi. Nelle competizioni motoristiche in particolare, i piloti cominciano a gareggiare  prestissimo dedicandosi alle corse sui go-kart, vera e propria scuola per ognuno di loro. Anche Lewis ha iniziato la sua carriera in kart durante l’infanzia e si è descritto come un bambino che sognava ad occhi aperti guardando in TV le gare di F1. Rimaneva estasiato ammirando le performance e le vittorie di Michael Schumacher. Come tutti i bambini si immaginava campione, ma poi, molto più realisticamente, sapeva che già solo arrivare a competere in Formula 1 sarebbe stato un grande risultato.

“Credo che tutti i giovani siano dotati di una fervida immaginazione. Certamente da bambino sognavo che un giorno sarei riuscito a entrare in F1. Quando guardavo le gare, vedevo Michael Schumacher e ne rimanevo estasiato. Nonostante questo, a quei tempi, già solo pensare di arrivare in F1 era un grande obiettivo. Aver vinto sei mondiali ed essere nella posizione di continuare a vincerne è addirittura oltre i miei sogni”. 


Un giorno però, dopo anni di gavetta, quel sogno divenne realtà e la McLaren diede a Lewis la possibilità di fare dei giri di prova su una monoposto di F1. Hamilton ricorda così le sensazioni di quei momenti:

“La prima volta che sono salito su una vettura di F1 era il 2005, credo, ed ero sulla pista di Silverstone. La McLaren mi chiamò per una giornata di prove ed effettuai circa 50 giri. Non ho una buona memoria, ma ricorso distintamente che ero seduto in macchina ed ero molto nervoso. Avevo il desiderio di fare colpo perché la McLaren mi aveva sott’occhio fin da piccolo e finalmente mi facevano salire sulla macchina e volevo che tutti parlassero bene di me ai capi in modo che un giorno avrei ottenuto un sedile anche io. Credo che la cosa più bella sia quando ti siedi nell’abitacolo e hai tanta gente intono alle gomme, davanti alla macchina diretti dal capomeccanico. Poi, accendono la macchina e percepisci delle vibrazioni. Poi, esci dalla corsia box e cominci a sorridere, quando togli il limitatore (di velocità) il sorriso si estende da orecchio a orecchio”.

Quel ragazzo di 22 anni è cresciuto e oggi ha una consapevolezza diversa del suo ruolo di pilota. La sua scala di valori  si è costruita giorno dopo giorno, gara dopo gara e gli ha permesso di rifinire il suo enorme talento. Lewis sente di essere cresciuto nella guida, ma anche e soprattutto ritiene che ad essere cambiato sia il suo approccio al mestiere e alle persone con cui lavora. Crede fermamente nell’importanza della squadra, del gruppo di lavoro, si sente un team player.

F1, Lewis Hamilton: “La più grande vittoria è stata a Monaco, la più grande delusione il Mondiale 2007”.


Tanti anni in F1, tante vittorie, sei mondiali conquistati, ma il successo più bello per il pilota inglese rimane quello di Monaco 2008. Mentre la sconfitta più bruciante è quel Mondiale perso nel 2007…

“Non ho una buona memoria ma direi che la miglior vittoria sia stata Monaco 2008, ma aggiungerei anche Silverstone nello stesso anno. Mentre la più grande delusione sicuramente perdere il Mondiale nel 2007, ma per fortuna ci siamo ripresi da quel momento”. 

F1, Lewis Hamilton: “Ho tanti modelli a cui ispirarmi nella vita e nello sport”.

Avere dei modelli, guardare a persone straordinarie può essere una grande fonte di motivazione per un giovane pieno di aspirazioni. Hamilton non ha mai nascosto i propri idoli e modelli di riferimento e non ha mai fatto mistero di quanto siano stati fondamentali nel suo percorso di crescita professionale e umana.

Muhammad Alì è uno dei miei atleti preferiti. Sono ammaliato da tutto ciò che ha fatto e dai suoi valori. Ce ne sono anche altri come Serena Williams e Nelson Mandela. Penso che con il crescere della mia età capisco sempre meglio perché queste persone mi siano di ispirazione. Non solo perché sono grandi della storia ma perché sono del mio stesso colore. Così guardando alle loro grandi azioni penso che anche io posso fare qualcosa di grande. E’ bello vedere che qualcuno ce l’ha fatta perché vuol dire che puoi farcela anche tu perché spesso quando sei giovane, tanta gente ti dice che ci sono delle cose che non puoi fare. Anche i genitori spesso dicono: “No, non farlo nessuno in famiglia l’ha mai fatto prima”. Ecco perché queste grandi personalità mi ispirano”.

Hamilton e l’Italia: “A Parma tanti anni fa sono stato vittima di atti razzisti…”


Infine, Hamilton parla del suo rapporto con l’Italia e ripercorre i suoi primi ricordi nel nostro paese svelando un episodio inedito del suo passato:

Non ricordo bene, ma credo che la mia prima volta in Italia sia stata a Parma. Lì c’era un circuito bellissimo che purtroppo oggi non esiste più, credo sia stato smantellato per costruirci un centro commerciale. A parte ciò, sarò onesto, in Italia ho vissuto dei momenti difficili. C’era un gruppo di ragazzini dalla Francia, Germania e Italia e subivo da loro tanti atti di razzismo ogni volta che venivo a Parma. La prima volta ricordo che questi ragazzi mi urlavano le peggiori cose razziste. E’ stata dura perché ero in un posto nuovo, per me era la prima volta, e in più non c’era neanche mio padre. Non do la colpa a quei ragazzi, penso sia una questione di educazione e quella arriva dai genitori ed è un sistema che esiste in tutto il mondo. Ero arrivato con un nuovo team ed era la prima volta che volavo da solo in aereo, avevo 13 anni. E’ stata molto dura. Mio padre mi diceva sempre di non combattere con i pugni ma con la mente e le mie abilità. Se mio padre non mi avesse insegnato questo chissà forse oggi sarei in galera. Sono molto grato per questo.
A parte ciò, in Italia ho lavorato con persone grandiose, ho mangiato tantissima pizza e pasta e non riuscivo a credere quanto mangiassero primi piatti, secondi piatti … il gelato. Era tutto buono e ho mangiato tantissimo”.

Il pilota inglese, che sta portando avanti la battaglia del movimento Black Lives Matter in F1, ha ricordato un triste evento che lo ha visto suo malgrado al centro di commenti e insulti razzisti. Nonostante il dolore nel ripercorrere quei momenti, Lewis non perde lucidità e individua nella cattiva educazione l’elemento che ha portato a tali atti razzisti vergognosi. Il pilota ha voluto poi voltare pagina e affermare che il suo rapporto con l’Italia va molto oltre questi episodi. Il campione di Mondo ha detto di aver conosciuto molte persone meravigliose qui e di essere sempre stupito dalla quantità di cibo che gli italiani riescono a mangiare. Lo stereotipo Italia pizza e pasta ha completato il quadro con un elogio alla cucina nostrana.

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