F1: Ayrton Senna, il sottile confine tra follia e genialità

Pubblicato il autore: Mattia Dalmazio

 

1 maggio 1994 ore 14:17 circuito di Imola, la F1 si ferma, il mondo intero si ferma, il destino si ferma davanti alla Willimas di Ayrton Senna alla curva del Tamburello e blocca la sua corsa per sempre. Il cuore di Ayrton  smetterà di battere ufficialmente qualche ora dopo ma tutti vedendo quel casco giallo piegato all’interno della monoposto sanno già che qualcosa si è spezzato. Imola si è portato uno dei piloti più grandi piloti di sempre forse il più grande pilota di sempre. Ayrton Senna è nato a San Paolo da una famiglia benestante, Ayrton Senna Da Silva è sempre stato un bambino goffo, iperattivo e con tanta voglia di fare, il padre decide di fargli “sfogare”questa iperattività regalandogli un kart, “becco” come lo chiamavano i suoi familiari, inizia a gareggiare con quel casco giallo e blu che ricorda il suo paese, il Brasile e capisce subito una cosa : la voglia di correre e di vincere c’è l’ha scritta nel dna. E’ sui kart che Ayrton impara a “dominare” il mezzo, apprende le tecniche e i trucchi che lo faranno diventare una leggenda del motorsport e della F1 e su un go-kart  soprattutto che si abitua a guidare sul bagnato e acquista quella sensibilità non comune anzi unica che lo farà diventare il re della pioggia, nessuno come magic Senna sarà così straordinario in condizioni estreme, tra le sue 41 vittorie infatti le più memorabili sono proprio sul bagnato. Grazie al suo talento cristallino e fuori misura e anche alla sua guida sempre alla limite, Ayrton si laurea campione del mondo di F1 nel 1988, nel 1990 e nel 1991 e probabilmente se Imola non se lo fosse portato via così presto, avrebbe potuto fare di più. Ayrton era un pilota molto riflessivo, preciso , meticoloso , quasi maniacale , quando rientrava dopo un giro di pista , spiegava minuziosamente ai meccanici cosa andava bene e cosa doveva essere modificato e finché non otteneva ciò che aveva chiesto non si muoveva dal box , Ayrton era determinato e perseverante , non si poneva limiti e gareggiava solo per vincere, mirava sempre alla perfezione, non accettava di arrivare secondo o di essere battuto o sorpassato , ne sa qualcosa il suo rivale da sempre Alain Prost e ne è la testimone la pista di Suzuka che per due anni ha visto i due grandi campioni darsele di santa ragione, per alcuni Ayrton era arrogante , presuntuoso ed egocentrico, la sua ferocia agonistica e la sua ambizione davano fastidio a molti ma lui era semplicemente consapevole delle sua capacità e del suo talento senza pari ed è per questo che è riuscito a diventare quello che nessun altro è riuscito a diventare quello che nessun altro è mai stato e forse mai più sarà, un campione irraggiungibile e immortale

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Alain Prost in una recente intervista ha dichiarato:“Sfortunatamente ho due,tre ricordi di quella domenica,prima della gara. Il messaggio della mattina,quando mi venne a trovare a pranzo per un paio di minuti,e quando poi ci stringemmo la mano,il che era piuttosto insolito,proprio prima della gara. Mi trovai a passare davanti a lui,ci guardammo,ci stringemmo la mano,e gli augurai buona fortuna. Vorrei quasi non averlo fatto”

 

 

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