La disfatta viene da lontano: Ferrari in caduta libera

Pubblicato il autore: Silvia Zanchi Segui

Quando le cose vanno male riescono ad andare anche peggio, ed è proprio per questo che bisogna darsi da fare quanto prima. La stagione 2020 per la Ferrari, si sa, è persa da tempo, il problema si pone per le successive che sono comunque a rischio. Senza una monoposto competitiva va da se che nemmeno i piloti potranno fare miracoli in pista e le innumerevoli strategie sulle gomme si riveleranno vane. Essere letteralmente sorpassati da scuderie che hanno sempre speso svariati milioni di euro in meno da fastidio o, per citare la risposta di Sergio Marchionne a Stefano Zaino (Repubblica.it): “visto quanto ci costa la Formula Uno, non vincere rompe le balle”.

Ferrari in crisi da tempo

La discesa del Cavallino pare sia iniziata con le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo nel settembre di sei anni fa, rassegnate dopo l’annus horribilis (il 2014) e l’arrivo del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel, a rimpiazzare Alonso. Montezemolo, che il 31 agosto ha compiuto 73 anni, in un’intervista rilasciata a Radio Rai Gr Parlamento dopo lo scorso Gp d’Ungheria, ha dichiarato che sarebbe disposto a tornare in Ferrari per prendere decisioni coraggiose in merito all’organizzazione e che è sbagliato pensare di far tutto in casa perché bisogna prendere le persone migliori (senza guardare il passaporto) per ricoprire ruoli specifici.

Ha ricordato, poi, i professionisti che aveva scelto per affiancarlo in Formula 1 ovvero Jean TodtRoss James Brawn, Rory Byrne e Stefano Domenicali. I quattro oggi sono più affermati che mai, Todt è il presidente della FIA ormai arrivato al suo terzo mandato ed ha da poco annunciato che lascerà al termine dello stesso, nel 2021; Brawn è un ingegnere e dirigente sportivo britannico che in Ferrari aveva ricoperto il ruolo di direttore tecnico. Domenicali, che attualmente è presidente ed amministratore delegato di Lamborghini, ha smentito le voci su un suo ritorno alla Rossa ed ha sottolineato come a Leclerc manchi “solo” l’auto per vincere. Byrne era arrivato in Ferrari nel 1997 e credo non siano affatto un caso i sei titoli costruttori vinti ed i cinque mondiali piloti avendo lui come progettista e, si, Kaiser Schumi al volante. È stato inoltre, con Aldo Costa, tra gli ideatori sia della F2002 che della F2004 salvo poi esser sostituito proprio dal collega…
La reazione di Maranello alla crisi è stata annunciata a luglio, nessun licenziamento ma cambio della struttura organizzativa eliminando il modello orizzontale a favore di una comunicazione più verticale. I cambiamenti prevedono anche la nuova area di Head Performance Development gestita da Enrico Cardile. Il ritorno di Rory Byrne fa ben sperare vista la sua autorevolezza in materia ma sono passati parecchi anni dai suoi successi quindi non si potrà avere un miracolo. Sembra che, non sapendo da dove iniziare, si voglia guadagnare tempo.

Mattia Binotto, managing director e team principal della scuderia Ferrari da gennaio 2019, due giorni fa ha dichiarato a Sky Sport: “ a qualcuno piace parlare della nostra situazione e dei nostri tifosi ma non ho nulla da replicare”. Il riferimento era ovviamente al Tp di Mercedes Toto Wolff che ogni tanto infierisce sulla crisi Ferrari. Risposta elegante quella dell’italiano ma l’unica che vorrebbero i tifosi è la ripresa della Rossa, del brand, del sogno italiano.

Ferrari mai così male come in Belgio

La corsa di Spa ha visto la lotta tra Mercedes e Red Bull, classificatesi rispettivamente al primo ed al terzo posto. Carlos Sainz, sfortunato per la quarta volta, ha dato forfait prima ancora di partire a causa di un guasto allo scarico della sua McLaren. Stroll e Perez con Racing Point si sono piazzati al nono e decimo posto. Giovinazzi ha sbattuto l’Alfa Romeo contro le barriere, Vettel arrivato tredicesimo, ha guadagnato una posizione rispetto alla griglia di partenza, Leclerc ne perde una classificandosi solo quattordicesimo. Vedere l’ex Minardi, oggi Alpha Tauri (dal nome del brand di moda lanciato da Red Bull nel 2016) sorpassare Leclerc sul rettilineo del Kemmel Straight a Spa-Francorchamps è la fotografia della disastrosa situazione della Ferrari.
A ridosso di due Gp italiani, Monza il 6 settembre ed il Mugello il 13 (il numero mille per la Ferrari), vederla arrivare così fa male. L’unico a festeggiare sul circuito che dal 1988 è di proprietà Ferrari sarà Lewis Hamilton che taglierà il traguardo dei 7 titoli iridati eguagliando Michael Schumacher.

 

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