Volley femminile. Il papà di Ofelia Malinov racconta: “Mia figlia oggi è fortissima”

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui

Italia Volley – Foto Federazione Nazionale Pallavolo Facebook

Parla della figlia, Ofelia Malinov, Atanas Malinov, allenatore bergamasco di Volley che ha saputo crescere la giovane Ofelia con i giusti valori, dedita al sacrificio e ad onorare questo splendido sport che è la pallavolo. La Malinov, passata da Bergamo senza però troppa fortuna, ha dimostrato di essere una palleggiatrice di tutto rispetto, ormai fulcro della nazionale che ha conquistato la medaglia d’argento ai mondiali nipponici:

“Oggi è fortissima, ma mia figlia è sempre stata forte, quello dell’alzatrice è il suo ruolo e Ofelia sa bene che si tratta di un ruolo delicato: devi avere la mente lucida sempre, qualsiasi cosa accada. Contro il Giappone, al tie-break, è stata coraggiosissima quando ha alzato due volte nelle mani di Sylla che non è riuscita a mettere giù e poi, un minuto dopo, ha dato a Egonu la palla della vittoria. Non era facile”.

Straordinaria la capacità di mantenere il sangue freddo per un ragazza di 22 anni al suo primo mondiale, Ofelia ha infatti saputo giocare da veterana, veramente encomiabile, anche secondo il padre:

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 “Forse è proprio questa la cosa che la caratterizza più di tutte: la sua lucidità anche nei momenti più difficili. Solo così si diventa grandi in questo sport. In realtà in Italia è sempre più difficile forgiare giocatrici di qualsiasi ruolo, perché tutti vogliono tutto e subito. Ma per far crescere certi talenti, come Ofelia o Paola Egonu, serve pazienza, dedizione e tanto, tanto lavoro. Ofelia è cresciuta a pane e volley: in casa, con me e mia moglie, si parlava e si parla tutt’oggi quasi sempre di pallavolo”.

Stagione sfortunata nella sua Bergamo per Ofelia, per gli infortuni e per l’andamento non idilliaco della squadra, ma non per questo non ha saputo dimostrare la sua bravura:

“Un vero peccato, ma la cattiva sorte non l’ha mai lasciata in pace: quella frattura al calcagno si è rivelata anche più grave del previsto. E per fortuna che, come avevo suggerito io, Ofelia non si è fatta operare. Il recupero, in quel caso, sarebbe stato molto più lungo e difficoltoso. E aveva già perso un Europeo”.

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