Intervista esclusiva a Massimo Colaci: «Siamo contentissimi per il Mondiale. Questo è un gruppo che cerca riscatto»

La nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare il libero della Sir Susa Vim Perugia Massimo Colaci, fresco vincitore con la sua squadra del Mondiale per club. Per il giocatore pugliese si tratta del quinto titolo iridato in carriera. Ormai bandiera della squadra, Colaci ha festeggiato con Perugia la conquista del secondo titolo mondiale consecutivo.

La nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare il libero pugliese della Sir Susa Vim Perugia Massimo Colaci. Per lui domenica scorsa è arrivata la conquista del Mondiale per club volley maschile, il secondo titolo iridato consecutivo per il club umbro ed il suo quinto personale in carriera.

Buon giorno Massimo e complimenti per questo Mondiale per club. Ci racconti le tue emozioni?

La soddisfazione è tanta, è un torneo al quale io ho partecipato molte volte. Sono quelle competizioni nelle quali ti giochi tutto in pochi giorni. Basta che vada qualcosa storto e l'obiettivo può sfuggire. Siamo stati bravi, sono contento anche per il modo con cui abbiamo vinto. La squadra ha affrontato le squadre meno forti e quelle più pericolose col giusto approccio, questo ci dà ancora più soddisfazione. È stato un percorso netto e abbiamo dimostrato di essere i più bravi.

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Avete vinto per la seconda volta consecutiva. Qual è il vostro segreto?

Il segreto? Sicuramente questa è una squadra molto determinata che ha voglia di vincere. È una squadra che in questi anni ha subito anche delle sconfitte molto pesanti e passato momenti difficili. Le sconfitte fanno parte del nostro mondo, vanno accettate e vanno capite. Al momento c'è molta voglia di riscatto, vedo molta coesione in questo gruppo, e questo ci potrà aiutare molto da qui a maggio.

Perugia è partita alla grande vincendo anche la Supercoppa, te lo aspettavi?

Di questo sono davvero contento, anche se credo che i margini di miglioramento siano grandi. Al momento non mi sento di dire che siamo la squadra più forte.

Tu hai un feeling particolare con la rassegna iridata, perchè sei al tuo quinto mondiale vinto...

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Mettere una medaglia d'oro al collo è sempre un'emozione enorme, in questo caso la felicità è ancora più grande considerando che sono riuscito a vincere questo titolo per cinque volte in carriera.

Come ti trovi con Lorenzetti arrivato quest'anno dopo lo scudetto di Trento e che tu hai conosciuto proprio quando giocavi lì?

Ha portato delle novità rispetto al passato. Ovviamente ogni allenatore porta il proprio sistema di lavoro, Lorenzetti è un tecnico che lavora molto sia tatticamente che tecnicamente, meticoloso e preciso nel preparare i vari fondamentali. Porta tante nozioni e tante idee, ovviamente assimilare tutto non è semplice. Una sua qualità è quella di riuscire a tenere il gruppo con i piedi per terra, ci tiene molto a creare relazioni all'interno della squadra e dello staff. Sono aspetti che non possono che farci bene. Il fatto di non partecipare alle Coppe ci sta dando modo di avere tempo di lavorare sui fondamentali, stiamo cercando di girare a nostro favore questa situazione, anche se ovviamente giocare la Champions è sempre bello.

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A proposito di scudetto, cosa dovete fare per evitare quanto successo lo scorso anno?

Lo scorso anno, visto il percorso fatto in Regular Season, dall'esterno si diceva che la nostra vittoria fosse scontata. Posso assicurare che il nostro gruppo non ha mai dato nulla per scontato. Basta davvero qualche giornata con cali fisici o infortuni e tutto può cambiare. L'importante è avere consapevolezza dei propri mezzi, senza farsi influenzare dalle voci esterne. Lorenzetti è bravo sotto questo aspetto, sa far stare tranquillo il gruppo.

Quindi il troppo entusiasmo può influenzare negativamente?

A me non da' nè fastidio nè fa piacere. Ho imparato con il tempo a non esaltarmi troppo con i giudizi positivi nè ad abbattermi davanti alle critiche. Ovviamente l'ambiente esterno si carica quando le cose vanno bene, basta poco per volare. Dobbiamo essere noi bravi a rimanere neutri. Detto questo, non si può negare che faccia piacere quando si esprimono giudizi positivi sulla squadra.