Sci alpino, bilancio azzurro a metà febbraio: due sole vittorie e tante gare buttate

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Tanto tuonò che alla fine… non piovve. L’Italia dello sci resta in penombra a due terzi della stagioni: accorpando il bilancio maschile a quello femminile, ne viene fuori una sufficienza striminzita. Fioccano, invece, le gare gettate alle ortiche e i podi sfiorati: dei quarti posti però, si sa, non si ricorderà nessuno nei libri di storia della neve. Un successo su 29 gare per gli uomini, uno su 26 per le donne. Un po’ poco, specie se si guarda ai primi. In ambito maschile i podi messi in cascina sono 8 in tutto, col solo expolit di Peter Fill (nella foto) sulla Streif di Kitzbuhel come vero giorno di gloria. A parte il secondo posto del 25enne Dominik Paris nella libera coreana di Jeongseon, tutti gli altri piazzamenti nei primi tre sono arrivati da atleti abbondantemente sopra i 30 anni. A due anni dalle olimpiadi russe di Sochi, il tanto agognato ricambio generazionale non c’è stato, e questo aspetto preoccupa in vista del prossimo triennio con due mondiali e un’olimpiade alle porte. In Coppa Europa l’Italia va forte (nel 2015 Tonetti la vinse), ma al piano di sopra le facce in grado di ambire al podio sono sempre le stesse. In campo femminile i podi sono quattro (una vittoria e tre terzi posti), tutti in slalom gigante e tutti di Federica Brignone. Non troppo di meno delle ultime stagioni, ma alla luce dell’incetta di quarti posti (Fanchini, Moellgg, Schnarf), anche qui il bottino non soddisfa. Di giovani di belle speranze ne abbiamo molte nel circuito continentale, ma molte di esse (Bassino e Goggia in primis) stanno deludendo in coppa del mondo. E la stessa Brignone, nostra atleta di punta, dopo essersi sbloccata nel gigante di apertura di Solden ha registrato sì progressi in super-G, ma tra le porte larghe ha perso smalto. Ma vediamo settore per settore qual’è lo stato dell’arte.

QUI UOMINI. L’unica nota lieta, a leggere i numeri, è che gli azzurri hanno conquistato almeno un podio in tutte le specialità (eccezion fatta per la combinata). Peter Fill (voto 8) è alla sua miglior stagione in carriera, è secondo in classifica di discesa con la possibilità di giocarsi la “coppetta” dopo l’uscita di scena dell’inarrestabile Svindal. Visto il suo stato di forma però, i 3 podi messi in cascina sarebbero potuti essere almeno il doppio. Come quelli degli altri atleti della velocità. Dominik Paris (voto 6) era chiamato a salire di un gradino nel gotha degli uomini-jet, invece ha fatto passi indietro. E’ ancora nel primo semi-gruppo di merito sia in discesa che in super-G, ma per un’atleta col suo mix di classe e potenza un solo podio è troppo poco. Ha un mese per invertire il trend, ma senza la gara coreana la sua stagione verrebbe bollata sin qui come insufficiente. A volte sembra che si limiti un po’ a fare “il compitino”. non è così per Christof Innerhofer (voto 6): senza quel rocambolesco impatto col palo, l’altoatesino a Santa Caterina avrebbe probabilmente vinto dopo Natale. E da lì sarebbe cambiato il trend anche per le gare successive. In Corea ha agguantato un podio insperato in super-G, ma per un anno in cui gli acciacchi non lo hanno tormentato si poteva fare di più. Werner Heel (voto 3) ormai sembra un ex, Matteo Marsaglia (voto 5) ha graffiato solo a Garmisch (6°), mentre qualcosa in più ha fatto vedere Mattia Casse (voto 7) con un quarto e un settimo posto (entrambi in super-G). Nelle prove tecniche, il terzo posto del redivivo Massimiliano Blardone (voto 7) in Giappone rende meno nefasta la faccenda in gigante. Roberto Nani (voto 5) dopo il 4° posto a Solden ha annaspato, mentre Florian Eisath (voto 6) con una forma invidiabile ha regalato troppe manche. Solo due gare a punti per Luca De Alpirandini (voto 4), smarritosi dopo l’infortunio di un anno fa, va invece a doppia velocità Riccardo Tonetti (da 7 in gigante, da 5 in slalom). Il trionfatore della scorsa Coppa Europa va meglio tra i pali larghi che tra quelli stretti, sui quali costruì lo scorso inverno il successo continentale. In slalom bene Giuliano Razzoli (voto 7) fino al crac al ginocchio, frenato da inghippi fisici Stefano Gross (voto 6 grazie al podio di Wengen), dietro però a parte il “nonnetto” Patrick Thaler (voto 6) c’è il vuoto. Irriconoscibile anche l’altro veterano Manfred Moellgg (voto 4), e di giovani a punti nemmeno l’ombra.

QUI DONNE. Federica Brignone (voto 7,5) come detto a Solden si è sbloccata. Poi però in gigante nonostante tre bei terzi posti non ha più lottato concretamente per vincere soccombendo alle varie Brem, Gut e Rebensburg. In compenso si è fatta vedere in super-G con qualche bel piazzamento. Quest’estate dovrà decidere che fare da grande: lasciar perdere lo slalom e intensificare gli allenamenti nella velocità sembrerebbe la strategia migliore. Velocità dove alle azzurre manca l’acuto. Nadia Fanchini (voto 6) si salva troppo spesso grazie al grande talento ma rimane un “clinic” di sbavature. Francesca Marsaglia (voto 7) tecnicamente ha fatto il salto di qualità, e specie in super-G e in gigante ha avvicinato il podio. Brava Johanna Schanrf (voto 6,5) a rialzarsi dall’ennesimo infortunio. Ci si attendeva di più da Elena Curtoni (voto 5,5), mentre sembrano al crepuscolo ormai Dada Merighetti ed Elena Fanchini (voto 5), con la prima prossima al ritiro. La nota dolente però qui sono le giovani. Sia la bergamasca Sofia Goggia (voto 4,5) che la piemontese Marta Bassino (voto 4) dovevano essere la nuova linfa dell’italsci in gonnella. Se la prima ha l’attenuante dei tanti infortuni, la seconda fin qui ha deluso. Nove gare a punti per la Goggia (con una media di 17), 5 sole per la Bassino (con una media di 20). Non giriamoci intorno: è troppo poco. Nelle prove tecniche Brignone esclusa il piatto piange. Le veterane Manuela Moellgg e Irene Curtoni (voto 6) non mancano di grinta, ma allo stato attuale è difficile pensarle sul podio in gigante e quasi impossibile in slalom. Nel quale pare smarrita anche Chiara Costazza (voto 4), poco reattiva e ormai fuori dal primo gruppo. quindi anche nel circo rosa il bilancio azzurro non può dirsi soddisfacente: a un anno dai mondiali di St. Moritz, esclusa la Brignone in odor di medaglia non c’è nessuna atleta.

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