Sci, pagelle stagione maschile: Hirscher diabolico, Norvegia pigliatutto, Fill eroico

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Circo bianco buone vacanze, ci si rivede a ottobre: la coppa del mondo di sci maschile n° 50 ha visto i titoli di coda ieri nel gran finale di St. Moritz, e oggi è tempo di tirare una riga e tracciare bilanci, nell’attesa che la primavera si porti via le nevi. E’ stata un’annata lunga e avvincente, segnata da perentorie conferme (Hirscher, ma siamo banali nel dirlo), consacrazioni (Kristoffersen) e stupefacenti sorprese (Kilde quella verde, Fill quella più stagionata). Cominciamo però col “borsino” della squadra azzurra, il cui voto generale è 7. Si tratta di una media (approssimata) tra il settore velocità, che meriterebbe un 8 (molto) abbondante, il gruppo di slalom che si attesta sul filo del 6 e quello di gigante che (eccezion fatta per il canto del cigno di Max Blardone col podio in Giappone) non va oltre il 5. I numeri dicono che su 44 gare i piazzamenti complessivi nei primi dieci sono stati 71: un dato significativo, non c’è che dire.  Tre le vittorie in tutto, tutte in discesa libera: due con Dominik Paris, quindi la gemma di Peter Fill sulla Streif di Kitzbuhel. Non bestemmiamo se diciamo che se fossero state 5-6, ora staremmo qui a dare voti più lucenti. Sono invece i 14 podi totali, conquistati in tutte le specialità: 5 per Paris, 3 per Fill e 3 per lo slalomista Gross (uno nel parallelo di Stoccolma), uno per lo iellato Razzoli, uno per l’alterno Innerhofer e infine, come dicevamo, il capolavoro di Blardone dalle parti del Sol Levante.

Ma ecco le pagelle della coppa del mondo di sci maschile.

Marcel Hirscher (voto 10): quinta coppa del mondo in fila con 8 successi stagionali e 1795 punti totali. Ha 27 anni e ha già superato gli 88 podi di Alberto Tomba e polverizza record col bazooka. C’è altro da aggiungere senza essere retorici? Macchina da guerra.

Squadra norvegese (voto 9,5): 19 vittorie su 44 gare sono tanta roba. L’infortunio di Svindal (voto 11) a Kitz è stato lo spartiacque della stagione e ha spianato la strada a Hirscher. Kristoffersen (voto 9) tra i pali stretti è un satanasso e massacra tutti a soli 21 anni. Jansrud (voto 7) ha tanti passaggi a vuoto ma anche quest’anno ha chiuso con 4 successi. Kilde (voto 8) è l’uomo del futuro per l’overall: nella velocità già sa purgare tutti. Portenti.

Peter Fill (voto 9): la sua coppa del mondo di discesa libera, prima volta per un atleta in tuta azzurra, è un premio alla tenacia e alla costanza. Ok, se Svindal non si fosse disintegrato il ginocchio non sarebbe mai arrivata, ma è un premio per un professionista serio. Se si esclude Santa Caterina (ha perso uno sci a metà tracciato), ha chiuso tutte le discese nella top ten, ed è una cosa enorme. Seconda giovinezza.

Alexis Pinturault (voto 8): fino a metà gennaio è sceso con le quattro frecce, poi sono arrivate vittorie a man bassa tra cui le 4 in gigante. Il prossimo anno può diventare il vero anti-Hirscher. Su di colpi.

Beat Feuz (voto 7,5): questo cicciobello svizzero di Schangnau a 28 anni ha conosciuto più ospedali che tracciature. Quando però sta bene, nella velocità è un osso duro. Con una particolarità: va forte su tutte le nevi e tutte le piste. Razzo.

Dominik Paris (voto 7): da 6 a dicembre e gennaio, da 8 dalla la trasferta coreana in poi. Con la forma di febbraio allargata su 5 mesi, l’azzurro sarebbe da classifica generale. Double-face.

Christof Innerhofer (voto 6): annata salvata dal podio in Corea, ma sembra involuto. Dove non trova il ghiaccio si pianta, e su molte piste è un problema. Smorzato.

Ted Ligety (voto 5,5): annataccia per il signore del gigante, chiusa con un brutto infortunio. Dopo la vittoria a Solden di ottobre è entrato in tunnel crepuscolare. Imbolsito.

Squadra austriaca (voto 5): dietro Hirscher, a parte qualche baldo giovane come Feller e Schwarz, c’è pochino. Zero vittorie nella velocità è un dato: ok, l’infortunio in Gardena di Mayer ha pesato e Reichelt ha imboccato il viale del tramonto, ma per il Wunderteam sono tempi grami. Vacche magre.

Roberto Nani (voto 4,5): è il simbolo della crisi della squadra azzurra di gigante. In crisi d’identità.

Squadra svizzera (voto 4): il voto può sembrare esagerato, ma a parte il duo Janka-Feuz gli altri fanno fatica a entrare nei dieci. Nelle prove tecniche poi è buio totale, e per una potenza del circo bianco è un segnale. Depressi.

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