Tennis, Federer il più grande, Nadal il più competitivo, Djokovic il più vincente?

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Novak Djokovic – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Lo Us Open 2018 sta volgendo al termine sui campi di Flushing Meadows ed è già ora dei primi bilanci e delle ennesime conferme. La prematura uscita di  Federer il n. 54 del ranking Atp. John Millman, oltre a costituire una  prima volta dello svizzero in un torneo del Grande Slam contro un avversario dal numero 50 in giù, ne certifica ufficialmente l’ingresso nella fase crepuscolare della carriera. Si badi bene, The Swiss  è ancora capace di deliziare platee sconfinate di ammiratori ma il fisico conta inesorabilmente non i tipici acciacchi di sorta ma una carta d’identità alla quale anche un marziano come lui deve pagare dazio:ergo il suo tennis divino dalle mille soluzioni non può più essere continuo e deve piegarsi alle logiche del tempo che passa, indipendentemente dall’avversario: se infatti l’esclusione da Wimbledon , dipesa anche dal carattere indomabile del bombardiere sudafricano Kevin Anderson, era risultata più digeribile, ora non ci si deve sorprendere se a sbarrare la strada sia un tennista dal pedigree non proprio folgorante.In definitiva, i pericoli possono annidarsi dappertutto..

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Quello che ne esce dagli Us Open è invece quello che potrebbe essere il duello dei prossimi due anni: ossia quello tra Rafa Nadal e Novak Djokovic. Il campione spagnolo, autore di una gestione sapiente e maniacale del proprio corpo in ragione di un tennis molto fisico e intenso, ha mostrato, anche e soprattutto nell’ultimo periodo, una competitività e continuità desueta anche lontano dai campi della terra rossa che ne  legittimano la leadership del ranking. Il campione serbo, in procinto di tornare sul podio della classifica Atp, si è reso autore delle stesse  pregevoli prestazioni che lo avevano indicato urbi et orbi come il dominatore incontrastato del lustro 11/16, periodo aureo in cui si sono concentrati i suoi trionfi. Ed i numeri quando si parla del serbo sono utili per comprendere la portata del campione e le prospettive.

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A livello di Slam, Novak è il più attardato vantandone 13 a fronte dei 17 dello spagnolo e dei 20 dello svizzero. Ma esistono innumerevoli altri indicatori che lasciano supporre che il tennista di Belgrado colmerà il gap nel prossimo futuro. Vediamoli insieme: Novak ha raggiunto per la quarantaduesima volta i quarti di finale di uno slam(Roger 53 e Rafa 36), 33 volte le semifinali( Roger 43 Rafa 29) e, Nishikori permettendo, è vicino alla finale n.23 (Roger 30 e Rafa migliorabile a 25). Il tutto nell’arco di 54 partecipazioni ai tornei dello slam(una in più rispetto allo spagnolo e 19 in meno rispetto allo svizzero). E’ ragionevole pensare che in virtù di una età non ancora crepuscolare, Novak abbia tutte le carte in regola anche e soprattutto alla luce di un tennis non dispendioso come quello dello spagnolo, per rimanere ad altissimo livello nel prossimo triennio di carriera.

A livello globale 70 sono i successi nei tornei Atp, 10 in meno a quelli raggranellati dallo spagnolo e 28 di meno rispetto a quelli dello svizzero che di primavere ne conta però 6 di più. Ed ancora, a livello di Master 1000,il serbo  rappresenta ad oggi l’unico tennista ad esserseli accaparrati tutti e 9 vincendone complessivamente 31(ex-aequo con Rafa) sopravanzando il tennista elvetico fermo a 27. Un dato più di tutti confermerebbe la bontà del teorema prospettato:quando il serbo arriva in fondo in genere lascia le briciole agli avversari: si è infatti aggiudicato 70 finali su 101 che lo attestano per la verità allo stesso livello percentuale di Rafa (80 su 116 equivalente al 69%) ma lo fanno preferire ancora una volta se non altro per età anagrafica e concorrenza non ancora matura delle nuove leve.
In definitiva, se la leggiadria di Roger è incontestabile, la fierezza mai doma di Rafa  indubitabile, il cannibalismo di Novak è di nuovo un impronta ineludibile del suo tennis. E forse il requisito essenziale per diventare il più vincente di ogni era. Ai posteri l’ardua sentenza.

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