MMA, Carlo Pedersoli Jr a SN: “Sto valutando delle proposte per il prossimo match. La cintura dei welter deve essere mia”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


Prosegue il ciclo di incontri di SuperNews con gli alfieri delle MMA italiane nel mondo: dopo l’iridato Cage Warriors Mauro Cerilli e Giovanni Melillo è il turno di un altro talento in continua ascesa, Carlo Semento Pedersoli Jr (9-1 MMA).
Giovanissimo, classe 1993, il fighter nato a Miami è un peso welter che come molti suoi colleghi è partito da altre arti marziali, nel suo caso il karate goju ryu e shotokan per poi cimentarsi nel football americano, vincendo con i Grizzlies di Roma il campionato di casa nostra nel 2011. Inizia però a conoscere il mondo delle MMA a 16 anni grazie allo zio e da lì si è fatto strada sino a diventare un fighter tra i più solidi e competitivi che possiamo esprimere in Italia.
Misuratosi nelle promotion nostrane Venator e Magnum, Carlo Pedersoli Jr può contare su un compagno di sparring come Alessio Di Chirico, tra i pochi italiani a combattere sino ad ora nella UFC, con cui si allena nel prestigioso Gloria Fight Center di Roma fondata dallo stesso Manzo e da Riccardo Carfagna, punto di riferimento per l’insegnamento delle arti marziali miste in Italia e il lancio di nuovi talenti (come la mosca Micol Di Segni o il massimo Alessandro Frezza).
Semento (ovvero la pronuncia in giapponese della parola “cemento”), che ha nello striking e nel grappling i suoi punti forti, ottiene in carriera il titolo unificato MMA nel campionato italiano nel 2014 e solo per via di un infortunio non può andare a Las Vegas per il campionato mondiale per cui venne selezionato.
Appassionato del Giappone (dove pure ha combattuto, rimediando però una sconfitta ai punti, ma guadagnando a suo dire una esperienza molto formativa) e di moto d’epoca, Carlo Pedersoli Jr richiama nel suo nome una parentela illustre, quella del nonno omonimo: buon sangue non mente, se è vero che Bud Spencer, tra gli attori italiani più noti al mondo secondo la rivista Time e prima del fortunatissimo binomio con Terrence Hill (e delle straordinarie prove d’attore drammatico con Olmi e aver lavorato con Argento, Montaldo, Steno, Vidor e Monicelli), ha fatto la storia dello sport italiano scendendo per la prima volta sotto il minuto nei 100 metri stile libero di nuoto, già plurimedagliato e cimentatosi non solo nel nuoto ma anche nel rugby e nel pugilato.
Con Carlo Jr abbiamo parlato dei prossimi possibili appuntamenti e di altri argomenti intorno al mondo delle MMA, soprattutto di casa nostra. Queste le sue risposte.

Ciao Carlo e grazie per l’intervista. Partiamo dal tuo futuro: quale potrebbe essere il tuo prossimo match? Ti stai allenando per qualche obiettivo particolare?

Ciao a tutti voi e grazie dell’intervista.Non ho match in programma attualmente ma sono arrivate molte proposte, con il mio coach stiamo valutando il tutto e nel frattempo sto recuperando dagli infortuni [Recentemente Carlo Pedersoli Jr ha dichiarato, ai microfoni di Fight Network, di aver rifiutato un contratto con la promotion asiatica ONE Championship, ndr].

Sei impegnato anche nel Kudo, che all’incirca come le MMA è un’arte marziale mista, completa che e si adatta allo scontro reale, e nella quale sei cintura marrone primo kyu. Questa attività parallela prelude ad un futuro ad alto livello o ti è utile per completarti come fighter MMA? Da sportivo già karateka pensi in generale che sia importante per un lottatore cimentarsi in altri stili di combattimento, per riuscire ad adattarsi meglio in ogni circostanza?

Sono convinto che la perfezione si impossibile da raggiungere, ma la giusta via per avvicinarcisi al meglio sia diventare completo il più possibile in ogni campo: cosi come con il karate, dal quale ho imparato molteplici colpi imprevedibili ed efficaci, anche il kudo può farmi migliorare il mio background. Consiglio quindi a tutti di ampliare la propria mente e non rimanere chiusi nel proprio stile.

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In una recente intervista che abbiamo rivolto a Giovanni Melillo quest’ultimo ha dichiarato, a proposito del match tra voi due mai andato in scena, che si tratta di un combattimento che per lui non ha alcuna importanza e che preferisce dare priorità a qualcosa di “più soddisfacente a livello internazionale”. Lungi dall’alimentare una polemica tra voi due, ma alla luce di queste dichiarazioni di Melillo secondo te un derby di questo livello è stato una occasione mancata o le tue ambizioni ti portano altrove rispetto a quelle che tu hai definito “guerre di quartiere”?

Sogno un match contro di lui e l’ho confermato più volte, quella cintura deve essere mia dal momento che me la sono sudata. Dopodiché se arrivassero proposte più importanti, chissà: staremo a vedere.

Riccardo Carfagna, fondatore del Gloria Fight Center, la realtà che ti ha lanciato nel mondo della MMA, ha dichiarato a MMA Arena che sei indiscutibilmente pronto per l’UFC e per migliorare ulteriormente. Avverti una pressione su di te, una certa dose di aspettative che vanno al di là del tuo nome e che riguardano invece i tuoi risultati nell’ottagono? Come si gestisce lo status di talento chiamato a grandi risultati futuri?

Adoro essere sotto pressione, e’ il motivo per cui vivo per questo sport. Credo che questa sia una dote che hanno in pochi e che mi ha trasmesso mio nonno. Non sento minimamente la pressione quando sono li dentro all’ottagono e sento che farò grandi cose all’UFC.

Su di te pesa anche una critica che assume quasi i contorni di un pregiudizio, ovvero che fino ad ora non ti sei misurato con avversari di livello e quindi devi ancora dimostrare il tuo valore. E’ necessario per forza emigrare verso promotion estere e combattere fuori per far tacere questo tipo di critiche?

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No comment… E’ normale che la concorrenza cerchi di sminuire i miei risultati. Io ho battuto i migliori in Italia, non ho nulla da aggiungere a ciò.

Uno dei fighter a cui ti ispiri, Anderson Silva, è risultato recentemente e per la seconda volta nella sua carriera positivo a dei test antidoping, seppure lui ricusi questa accusa parlando di un “integratore corrotto” e che assumere steroidi sarebbe “stupido” per la sua età. Nel nostro Paese i controlli stanno prendendo piede, e tu hai espresso soddisfazione per i test prima del Magnum FC 4. A livello globale, secondo te nel mondo della MMA c’è stato un problema doping forse sottovalutato?

Su questo argomento ho fatto una vera e propria campagna per far si che vengano testati tutti gli atleti che combattono, perché trovo scorrettissimo assumere doping: credo fermamente nel valore dell’onestà e nel rispetto verso il proprio avversario.

Sei andato controcorrente affermando che non sia esattamente necessario fare dei training camp all’estero se si riesce ad organizzarli nel migliore dei modi qui in Italia, soprattutto se si riescono a coinvolgere atleti di livello e i giusti preparatori e sparring partner. Ma non pensi che le MMA italiane restino comunque un mondo un po’ chiuso, in cui ognuno coltiva il proprio orticello senza fare sistema?

Abbiamo un network che ci permette di preparare al meglio ogni tipo di match, utilizzando i migliori fighters italiani e se necessario facendoli venire da fuori, come già e’ stato fatto in occasione del mio ultimo match. Penso inoltre che sia necessario però fare dei camp di sparring in USA o altri paesi per confrontarsi con il livello americano. Ma il comfort ed i benefici di preparare il camp in casa sono molteplici tra cui l’abbattimento delle spese, la possibilità di lavorare con persone che conosci e di cui ti fidi, poter avere un medico e fisioterapisti di fiducia nonché il tuo coach a disposizione e così via.

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