NBA, per il futuro meglio Kristaps Porzingis o Joel Embiid?

Pubblicato il autore: Cesare Germogli Segui


Immaginate di essere i general manager di una franchigia NBA da rilanciare dopo anni di relegazione nei bassifondi della lega. Dovete scegliere, come punto di riferimento attorno al quale costruire la vostra squadra per i prossimi dieci anni, uno tra Kristaps Porzingis o Joel Embiid. Cosa decidete?

Porzingis e Embiid, due giocatori unici

Per chi segue assiduamente il basket d’oltreoceano è difficile non amare questi due astri nascenti, che quest’anno hanno iniziato fortemente ad affermare il proprio status di star NBA. Porizngis e Embiid fanno parte di quella nuova razza di lunghi che abbina le tipiche abilità sotto canestro con doti balistiche impensabili, fino a pochi anni fa, per un ala grande/centro.

Il lettone, che i fan dei New York Knicks avevano accolto tra i fischi al draft 2015, si è presto guadagnato l’amore del Madison Square Guarden e un soprannome che già dice molte cose: The Unicorn.
Un Nowitzki 2.0, un’ala grande di 2,21 m con doti di ball handling fuori dal comune per il proprio ruolo e un tiro dalla lunga distanza di fatto immarcabile, data l’altezza del punto di rilascio.
Dopo la trade che ha spedito Carmelo Anthony ad OKC, Porzingis è l’uomo franchigia dei Knicks, con il compito (e le potenzialità) di riportare la franchigia newyorkese ai playoff dopo anni di depressione.

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Joel Embiid è di fatto l’erede di Hakeem Olajuwon, suo idolo d’adolescenza, da cui ha preso alcune delle movenze spettacolari in post basso.
Con un agilità di piedi incredibile considerata la stazza, nel suo repertorio rientra un tiro da tre piuttosto affidabile per un centro (29,4 % quest’anno), oltre a doti di stoppatore devastanti (tratto in comune con Porzingis).

Per farla breve, stiamo parlando di due fenomeni, entrambi con potenziale da futuro MVP.
Chi scegliereste dunque? E che criteri usereste per giustificare la vostra scelta?

Porzingis vs Embiid, l’affidabilità può fare la differenza

La domanda se la sono posti pochi giorni fa negli studi di NBA Countdown sulla ESPN.
Chauncey Billups, MVP delle Finals nel 2004 con i Detroit Pistons, taglia subito la testa al toro: “la disponibilità è la migliore abilità“, intendendo disponibilità come affidabilità fisica e resistenza agli infortuni.
Ci si riferisce ovviamente ai problemi che hanno tormentato Embiid nei primi anni di carriera. Selezionato dai Philadelphia 76ers nel draft 2014, ha esordito in NBA solo la scorsa stagione a causa di una frattura da stress al piede destro che ha richiesto due operazioni.

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L’inizio di carriera travagliato continua ad influenzare il minutaggio di Embiid che tutt’ora non gioca in back to back. Basti pensare che, continua Billups, “Porzinigis in tre anni ha saltato poco più di trenta partite, Embiid nello stesso periodo ne ha giocate altrettante“.

Paul Pierce è d’accordo con l’ex rivale sul parquet: “quando la carriera di un giocatore NBA è condizionata dagli infortuni, sopratutto nei primi anni, è difficile immaginare una presenza al top nella lega per dieci o più anni“. I paragoni citati sono quelli con Derrick Rose, ovviamente, ma anche Baron Davis e, per restare nel ruolo di centro, Greg Oden.
Per Chauncey Billups “il fare affidamento più sulla propria tecnica rispetto alle doti fisiche potrebbe fare la differenza a favore del lettone in questa corsa“.

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