Troppo rock per questo calcio, Osvaldo nel ciclone

Pubblicato il autore: Jacopo Chiodo Segui

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Non è mai stato uno qualunque, un personaggio lontano anni luce dallo stereotipo dell’atleta modello, amante degli eccessi, mai curante delle conseguenze, ma Pablo Daniel Osvaldo è fatto così.

Se solo qualche giorno fa, circolavano in rete i selfie hot dell’Italo-Argentino ad alimentare ulteriormente l’insofferenza del Boca Juniors nei suoi confronti, stanco delle frequenti uscite notturne dell’attaccante e, manco a dirlo, del suo utilizzo dei social Network, un altro tassello che porterà all’inevitabile divorzio a fine stagione è stato messo la scorsa notte.

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Osvaldo, ormai da qualche mese ai box per un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi, ieri, dopo lo scandalo social, ha riassaporato l’odore del campo, il profumo del calcio, probabilmente la miglior possibilità per spazzare via il tornado mediatico che lo ha avvolto nelle ultime ore, per far tornare a parlare di se, per le gesta con il pallone e non per la sua vita privata.

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Il ragionamento fila lineare, Osvaldo entra, fa bene, aiuta la squadra e tutto torna alla normalità.

Prevedibile, avrà pensato “Dani”, non da lui.

Entrato a cinque minuti dal 90’ di Nacional-Boca Juniors, gara valida per l’andata dei quarti di finale di Coppa Libertadores, l’ex Inter-Juve-Roma al termine del match (1-1) ha prima insultato i giornalisti presenti a bordo campo, nello specifico un telecronista avvicinatosi a lui nel tunnel che porta agli spogliatoi, poi, provocato gestualmente i tifosi Uruguaiani ed infine, discusso molto animatamente con il tecnico Barros Schelotto, incrinando definitivamente un rapporto (ri)iniziato solo a Gennaio.

Osvaldo, dopo una prima parte di stagione al Porto avara di soddisfazioni, è tornato a vestire la maglia xeneize, gia indossata negli ultimi mesi della passata stagione, chiusa con la separazione delle parti, una storia finita male, a sorpresa riaperta, un amore riacceso che, come spesso accade in questi casi, non è stato sufficientemente forte da eliminare i rancori del passato, anche perché per tornare a giocare alla Bombonera, Osvaldo aveva accettato una serie di regole, puntualmente non rispettate dall’attaccante argentino.

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Dallo schiaffo al compagno Lamela, reo di non avergli passato un pallone, fino a Mauro Icardi, imputabile dello stesso crimine dell’attuale ala del Tottenham e mandato platealmente a quel paese. La furiosa rissa con Jose Fonte, ai tempi del Southampton o il rifiuto di partecipare alla premiazione dopo la finale di Coppa Italia persa contro la Lazio, dove Osvaldo gioco qualche scampolo di gara entrando solo nel finale, lasciato fuori dall’allora tecnico Aurelio Andreazzoli, addirittura accusato, con un tweet di essere tifoso della Lazio dallo stesso Osvaldo: “Facevi più bella figura se ammettevi di essere un incapace. Vai a festeggiare con quelli della Lazio va…”.

Mai banale, amante di se stesso, delle donne e della musica, il rock, la sua grande passione, come il calcio. Due mondi cosi lontani, che, quelle volte in cui Dani dentro di se riusciva a far convivere, si allineavano, trovavano l’alchimia giusta, facevano di lui “una forza della natura” come venne definito da uno che di attaccanti, “qualcosa” ne capisce: Zdenek Zeman. Trent’anni, un talento cristallino mai realmente sbocciato, eccentrico dentro, ma soprattuto fuori dal rettangolo verde, o si ama o si odia, Pablo Daniel Osvaldo.

 

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