Bolivia-Argentina, senza Messi è un disastro

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi

Quelle tra Bolivia-Argentina non sono mai partite banali. E dal 6-1 del primo aprile del 2009, praticamente otto anni fa a La Paz, qualcosa è cambiato. Sì, perché quella Selección era giudata da Diego Armando Maradona. “Ogni gol della Bolivia era una coltellata al cuore” confidò D10s ai cronisti argentini. In campo c’era Leo Messi, giovanissimo ma con due Liga e una Champions League alle spalle. Fu una tragedia, peggiore della sconfitta a Italia ’90 con il Camerun. La sconfitta boliviana fu, a posteriori, l’epifania del ct Maradona: gestione grossolana, affidata più alla scaramanzia che all’analiticità delle partite. Non poteva funzionare, difatti non funzionò. Argentina-Germania 0-4 in Sud Africa l’anno dopo. Tanti saluti al Pibe de Oro.

Otto anni dopo ecco ancora Bolivia-Argentina a La Paz, sempre nello stesso stadio, il Siles. A 3640 metri d’altitudine il calcio accarezza il limite: oltre, lo sforzo umano non può andare. I polmoni si restringono, il cuore pompa sangue più freneticamente (ecco perché il viagra aiuta in questo frangente). La gola brucia come se lo stomaco fosse incendiato, la vista s’annebbia più facilmente. Sono gli effetti che l’altura scatena sul corpo umano; per non parlare del pallone che sembra più leggero e flottante. Non è bello giocare in queste condizioni ma è il calcio, il senso delle trasferte si spiega in Bolivia. Vieni a giocare a casa mia, nel mio habitat: è giusto che io sia più avvantaggiato. La qualità, tuttavia, ribalta spesso il punteggio in favore del più forte. Se la Verde avesse più tecnica pressoché imbattibile a La Paz e presente a quasi tutte le Coppe del Mondo.

A La Paz la Selección non ha potuto schierare Leo Messi. La Pulguita, infatti, è stata squalificata per aver rivolto frasi ingiuriose e pesanti al direttore di gara della sfida con il Cile. Quattro gare, stangatona esemplare per il fenomeno del Barcellona. Un durissimo colpo per Bauza: l’Argentina con Messi ha totalizzato 15 punti in sei partite, che degradano a sette in altrettanti match senza il barbuto. Cambia la media punti, cambierà anche l’Argentina, non solo per l’altura boliviana. Maradona, sul quale qualcuno ha ventilato un’interferenza con Gianni Infantino, ha sbottato: “Non sono intervenuto nella sanzione per Messi, anzi al contrario. Non starò con le braccia conserte, se devo portare Leo di fronte alla Commissione in Argentina lo farò, potete stare tranquilli“.


Il Fenomeno di Rosario, accolto all’areoporto da un centinaio di boliviani sotto una pioggia battente, è restato vicino alla squadra. Che ha faticato enormemente nel primo tempo, andando sotto nel punteggio a causa del colpo di testa di Juan Carlos Arce (errore di Roncaglia), prima del raddoppio di Marcelo Moreno Martins (in campo nel 2009, segnò il primo dei sei gol). Una sconfitta complicata, che espone nuovamente la Selección al rischio di non partecipare al Mondiale del 2018.

L’Argentina di Bauza non funziona, e se funziona convince meno di quella del Tata Martino. Le partite della gestione del Patón sono unite dalla mancanza di miglioramenti, di progressi, anche piccoli. Che errore cambiare guida tecnica dopo quei rigori calciati a New York…

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