Ancona, arriverà il momento del rischio

Pubblicato il autore: stefano beccacece Segui

Che futuro per l’Ancona?

Promesse di incontri con imprenditori o presunte cordate a parte, non sta succedendo nulla da diverso tempo sul pianeta Us Ancona 1905. L’impressione è che all’infuori di qualche chiacchiera, non sia più possibile salvare l’ex gioiellino che fu di Andrea Marinelli, il quale – lo sappiamo – ha avuto la malaugurata idea di cederlo ai tifosi con tutte le conseguenze che conosciamo e che i supporters che non si sono mai avvicinati al “trust”, hanno provato sulla propria pelle.

Appare sempre più improbabile una iscrizione al prossimo campionato di Serie D, e per altro se ciò accadesse, sarebbe forse peggio che fallire, in quanto difficilmente chi attualmente gestisce la società, avrebbe intenzione e forza economica per costruire una squadra in grado di competere per riconquistare sul capo il professionismo perduto nella stagione di Lega Pro, i cui play-off stanno per entrare nel vivo.

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Ad ogni modo, sembra ormai chiaro che l’US Ancona 1905 avrà fine entro i primi di luglio. E da allora si inizierà a capire se potrà esserci un futuro per la prima squadra del capoluogo delle Marche. C’è chi crede – o spera – che una volta fallita l’attuale società, con la quale un imprenditore intenzionato ad investire potrebbe aver difficilmente un colloquio proficuo, si materializzerebbe qualcuno a livello locale, pronto a far ripartire la storia della prima squadra della città dall’Eccellenza marchigiana.

C’è poi l’ipotesi Schiavoni: l’ex patron dorico ha più volte ribadito di  non voler più investire da “proprietario” nel calcio. E’ disposto a fare da sponsor, da comune denominatore per attrarre imprenditori in una cordata  o – al massimo –  a cercare di far divenire la sua  Giovane Ancona – formata da “giovanotti che giocano molto bene” – la principale espressione calcistica anconitana.  Questa soluzione porterebbe certamente alla continuazione del calcio ad Ancona, ma con quali prospettive? Forse si vedrebbe un’Eccellenza ben diversa da quella di 7 anni fa con Marinelli. Almeno inizialmente, non si giocherebbe per vincere, e ad Ancona  visti i 4 anni passati fra i dilettanti negli ultimi 7, un ritorno in Eccellenza con la prospettiva di non arrivare in vetta al primo colpo, potrebbe avere delle ripercussioni negative.

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Sicuramente è comprensibile anche il pensiero di chi vorrebbe a tutti i costi salvare l’Ancona di oggi. Molto elevato è il rischio che – una volta distrutto quel poco che resta in piedi stoicamente,  non ci sia nessuno pronto a mettersi in gioco in prima persona  per costruire, per l’ennesima volta, qualcosa di nuovo. In molti in queste settimane hanno parlato di un possibile “coinvolgimento della classe imprenditoriale”; ma sappiamo che il coinvolgimento della classe imprenditoriale altro non è che la richiesta di un intervento di tipo economico. Sappiamo che quando si richiedono soldi, dell’orgoglio, dell’amore per la città e dell’essere in prima fila si fa serenamente a meno. Al momento le alternative sembrano poche e non allettanti: andare avanti così, oppure  accontentarsi di una soluzione di ripiego partendo dal progetto di  Schiavoni; un progetto che probabilmente contemplerebbe la possibilità di passare la mano appena possibile con tutti i rischi che ne conseguirebbero,  o ancora, l’alternativa più nera: la fine della massima espressione del calcio cittadino.

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