Esclusiva SN - Vita da osservatore: il calcio “biologico” di Marco Valline

Cosa spinge a diventare osservatori? E come trasformare questo mestiere in qualcosa di innovativo e al tempo stesso appagante per sé stessi e formativo a 360° per i ragazzi?
Quella dei talent scout è una delle professioni più ingiustamente sottovalutate nel panorama calcistico. Perché se non si sta parlando di fenomeni predestinati (ma in fondo pure quelli, perché c’è un tempo per tutto…), tutto passa da chi ti scopre giovanissimo, ti valuta e ti dice senza troppi peli sulla lingua se il sogno può continuare. E soprattutto come attraverso le tappe giuste.
Per capire qualcosa di più su come funziona “il meccanismo” ci siamo rivolti a Marco Valline.
Il suo nome e cognome potrebbero dire poco a molti e invece si sta parlando di un professionista serio e meticoloso, con in mente un solo obiettivo: avviare ragazzi alla carriera di calciatori, ma solo dopo averli fatti diventare uomini, a dispetto della giovane età.
Classe ’81, ex calciatore, Valline ha fatto dell’osservatore una vera missione. “La mia scelta rispecchia il mio passato di vita, punto a dare una possibilità a chi non è stato fortunato, ha talento, ma sa sfruttarlo nel modo giusto”.
Ecco il punto. Formatosi dopo aver seguito un corso presso la People Sport, Valline opera in totale autonomia nella sua Merano, dove organizza stage per visionare e selezionare giocatori di tutte le età da proporre poi alle società professionistiche di tutta Italia.
“Da noi i ragazzi non vengono valutati solo sul piano tecnico, ma al termine di un attento percorso formativo ispirato ai valori dello sport – ci spiega Valline – L’aspetto mentale è fondamentale, bisogna mostrare di avere voglia di arrivare e umiltà. E a livello generale guardiamo tutto: come si calcia un pallone, ma pure la postura, la coordinazione o l’alimentazione per formare subito atleti a tutto tondo. Questo non vuol dire che non ci si diverta, perché ci sono esercitazioni e partite, ma si tratta di un lavoro serio da fare nel migliore dei modi, e non parlo solo dei ragazzi: anche noi osservatori dobbiamo essere preparati e conoscere tutti i particolari. E purtroppo non è sempre così”.
Come non accade sempre che la spinta giusta agli aspiranti campioni venga dai genitori: “Non è un luogo comune sostenere che i genitori sono spesso la rovina dei propri figli… La passione va sostenuta, ma bisogna anche rispettare i tempi, le naturali tappe di crescita. Come dice Rolando Maran lanciare ragazzi in prima squadra oggi è molto più difficile di un tempo: ormai a 18 anni si ha già il procuratore e la Ferrari…”.
Valline avrebbe pure un suggerimento sul modello cui i ragazzi dovrebbero fare riferimento…: “Credo che da Roberto Baggio dovrebbero imparare tutti. È stato il mio idolo da ragazzo, ma non solo io mio e comunque non solo per quello che ha mostrato sul campo o per i principi della dottrina buddhista che conosco. Quando è andato ad Amatrice ha avuto più seguito lui del Papa, e ho detto tutto…”.