Serie B, i cinque allenatori debuttanti “sopravvissuti” resisteranno fino a fine torneo?

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui
PALERMO, ITALY - SEPTEMBER 25: Ilija Nestorovski of Palermo celebrates with teammates after scoring his team's second goal during the Serie B match between US Citta di Palermo and Pro Vercelli FC on September 25, 2017 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Sono undici, esattamente la metà del parco complessivo, gli allenatori di Serie B che sono riusciti a mantenere il proprio posto in panchina quando mancano poco più di due mesi alla fine della stagione regolare. Non certo un bottino esaltante, tanto alla luce dell’inversione di tendenza registrata negli ultimi anni in tema di esoneri, quanto se si vuole vedere il pianeta cadetto come un serbatoio per la categoria maggiore non solo in tema di giovani giocatori da proiettare nel grande calcio, ma pure di tecnici da plasmare per il grande salto.

Approfondendo la statistica in questione si scopre che cinque degli 11 “sopravvissuti” appartengono al gruppo degli 8 debuttanti che si erano presentati ai nastri di partenza del campionato con tanto entusiasmo. In rigoroso ordine di classifica si tratta di Bruno Tedino (Palermo), Fabio Grosso (Bari), Filippo Inzaghi (Venezia), Fabio Gallo (Spezia) e Antonio Calabro (Carpi). Non ce l’hanno fatta invece Federico Giunti a Perugia, Enzo Maresca ad Ascoli (l’unico del gruppo a dimettersi) e Sandro Pochesci alla Ternana. Come leggere questi dati? Apparentemente in contraddizione, perché se la percentuale di esoneri è elevata, quella dei tecnici esordienti che si avvicinano a concludere indenni il primo campionato di B della propria carriera è ugualmente alta.

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Detto che il deb dei deb è il “giovane sessantenne”Aurelio Andreazzoli, che ha fatto cambiare marcia all’Empoli del post-Vivarini, l’impresa dei “fab 4”, se tale sarà, sarebbe tutt’altro che semplice in un campionato che rappresenta storicamente una vera e propria tesi di laurea per chi vuole fare questo mestiere a buoni livelli a causa dello storico equilibrio che contraddistingue il torneo.

Insomma, la domanda è: i presidenti cadetti sono tornati i soliti mangia-allenatori di un tempo? La risposta non c’è, perché per un Cellino incorreggibile e uno Zamparini inaspettatamente temporeggiatore, ogni situazione è diversa dall’altra. Attenzione comunque ai possibili colpi di coda, suggeriti da quanto sta succedendo in Serie C, dove Roberto Stellone e Massimo Drago avrebbero rifiutato la panchina del Livorno lasciata vacante dal dimissionario Sottil.

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Un segnale chiaro che qualcosa bolle in pentola al piano di sopra. Ma dove potrebbero approdare gli ex allenatori rispettivamente di Frosinone e Cesena? Gli sguardi sono rivolti ad Avellino, dove il possibile ribaltone societario potrebbe costare caro a Novellino in caso di risultati negativi, o proprio a Palermo, dove Tedino potrebbe essere l’ultimo deb a saltare: in questo senso la neve di Parma potrebbe essere stata provvidenziale per l’ex tecnico del Pordenone…

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