Juventus-Milan: la dura legge del portiere

Pubblicato il autore: Luca Vincenzo Fortunato Segui

Gianluigi Donnarumma (Photo by Paolo Bruno/Getty Images scelta da SuperNews)

Alla scoperta del vero ago della bilancia in questa finale di Coppa Italia Juventus-Milan

C’è un ruolo pieno di attenzioni, paure e responsabilità: il portiere. E’ sempre stato differenziato dal gruppo con una casacca nera, ma nel corso degli anni ha conseguito una rilevanza stilistica, a tal punto da indossare colori più appariscenti, accesi, sgargianti dell’intero team. Come quella indossata da Donnarumma questa sera per Juventus-Milan, racchiusa in un verde speranza (o per i maliziosi ‘smeraldo’) che ha concentrato ancor di più le attenzioni dei cecchini bianconeri. Peccato però che il carico psicologico di questa maglia si sia imbattuto ferocemente sui suoi giovani guantoni nella ripresa, lasciando agli onori della cronaca un tremendo epilogo rossonero per 4-0.

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Quest’autodistruzione tra i pali sarà forse stata sollecitata masochisticamente nella prima parte, con quei continui passaggi rasoterra nonostante il pressing asfissiante juventino? Oppure è sintomo della compressione duratura, tra addii anticipati e fior di milioni in busta paga? Guardando al percorso singhiozzante dell’intera stagione, la seconda ipotesi mette la freccia, senza porsi comunque a mo’ di attenuante per il giovane portiere rossonero. Perché sbagliare a questi livelli due errori in 5 minuti, regalando di fatto un trofeo agli avversari, è un elemento destabilizzante per una squadra e forse un’intera tifoseria accorsa allo Stadio Olimpico che si è trovata sotto magicamente di 3 gol in meno di 10 minuti, durante una gara fortemente equilibrata. Inoltre, per le malelingue, entrambe le papere possono aver accentuato volontariamente la fuga verso oceani iridati (se quel richiamo delle Sirene è ancora vivo), se non fosse che l’età giunge in soccorso a Donnarumma. A soli 19 anni, infatti, capitano spesso sere nere, buie, negative, dalle quali si esce onorevolmente con una presa di coscienza, tra forza di volontà individuale e comparazione dei comportamenti dei colleghi di reparto.

 

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Oltretutto il passo non è nemmeno così lungo da compiere. Infatti, dall’altra parte del campo,  si prodigava un certo Gigi Buffon, esempio perfetto di serietà ed umiltà sportiva, in grado di costruirsi una notte da sogno, lucente, sfavillante. Il degno finale(?) di carriera, per dirla in termini sportivi. Attraverso la sua doppia parata sul 4-0, ha legittimato la sua supremazia e dimostrato quella concentrazione acquisita in 25 anni di carriera che lo hanno reso celebre e icona mondiale. Certo, anche a lui son capitate seratacce di recente memoria, ma le ha sapute superare con un bagaglio culturale invidiabile, mai al di fuori degli schemi o sopra le righe. Un vero leader dentro e fuori dal campo, in pratica, dal quale Donnarumma deve prendere assolutamente appunti per scrivere il proprio ed il nostro avvenire. Perché se stasera dovevamo attraversare fisicamente un ponte tra il passato e il futuro della Nazionale italiana, saremmo volati giù nel dirupo.

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