Fiorentina: quattro gare per risorgere

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Il pareggio (voluto fortissimamente, ma ottenuto anche in maniera molto fortunosa), ha evitato alla Fiorentina la seconda sconfitta consecutiva e la conseguente apertura di una crisi di un certo spessore. Non bisogna però dimenticare affatto che la Fiorentina non vince dal 30 settembre, e dalla successiva partita (8° di andata a Roma, gara persa per 1-0)ha ottenuto la miseria di sei punti di cui quattro in trasferta, rotolando così in dodicesima posizione. E’ un piccolo record negativo, se si pensa che per trovare la Viola così in basso bisogna risalire addirittura al periodo pre-Montelliano. Un campanello d’allarme da non sottovalutare, specie pensando ai successivi appuntamenti e alle prospettive promesse ad inizio stagione. Nonostante il pari di Reggio Emilia, la squadra appare demotivata e funziona a sprazzi e desta anche, volendo essere duri fino in fondo, una certa sorpresa il fatto che Pioli veda il bicchiere mezzo pieno dopo una gara simile. Perché se è vero che a modo suo è stata un’impresa, è altrettanto vero che si è pareggiato (col dovuto rispetto) in casa del Sassuolo e non del Napoli. Insomma: adesso bisogna guardare avanti ma soprattutto compattare il gruppo e tirarsi su le famose maniche, perché il lavoro da fare non è certamente poco. In avanti, Simeone e Chiesa (5 reti in due)non arrivano alle reti segnate da Benassi (6), uno dei pochi ad elevarsi dal gruppo, tra l’altro nemmeno delegato a segnare. E, volendo sempre essere precisi, a volte capita che anche in lui si spenga la luce. Pjaca continua ad avere possibilità, ma la sua resa recente è pressochè nulla. Neanche lui sarebbe delegato a segnare, ma quella famosa rete alla Spal aveva illuso un pò tutti. Il ragazzo, che dovrebbe mettersi in mostra per assicurarsi un buon futuro, sta deludendo le attese e difficilmente, indipendentemente dalle ragioni economiche, verrà riscattato. Lafont è sempre più insicuro, Gerson e soprattuto Edimilson hanno avuto una certa involuzione. Tutti gli altri navigano a vista. Le prossime quattro partite, ultime del 2018, diranno lo stato di salute della Fiorentina. La prima gara è già insidiosa: al Franchi andrà infatti di scena l’Empoli di Iachini (ex giocatore peraltro assieme proprio a Pioli). La squadra azzurra ha recentemente battuto il Bologna e ci tiene a tenersi in orbita-salvezza. Sabato 22 si andrà a San Siro sponda Milan, con i rossoneri che avranno fame di vittorie casalinghe, specie dopo lo 0-0 con un vivace Torino. Quindi sarà la volta della partita di Santo Stefano: al Franchi questa volta arriverà il Parma. Fuori casa la squadra ducale non è irresistibile, ma su sette uscite, tre volte ha portato a casa i tre punti. Chiuderà l’anno la sfida del 29 dicembre a Marassi, in casa del Genoa, guidato da un altro ex: l’indimenticato Cesare Prandelli, allenatore viola dal 2005 al 2010, capace di portare i viola in Champions e in semifinale di Coppa Italia, evento che non accadeva da ben nove anni. La squadra ligure conta proprio su di lui per assestarsi e vorrà chiudere l’anno con una vittoria. I tifosi, ormai in rotta con la proprietà (se non tutti, almeno la maggior parte), auspicano nell’imminente mercato di gennaio una discreta campagna di rinforzi per tentare di risalire la china. Sulla carta l’ultimo posto utile per l’Europa è distante tre punti (attualmente vi si trova il Torino a quota 22, ndr), ma sarà urgente cambiare rotta, altrimenti si rischierà di ottenere un campionato anonimo. Per ora la panchina di Stefano Pioli appare salda, ma per quanto ancora?

 

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