Il Declino dell’Udinese – Udinese: da fucina di talenti a squadra senza meta

Pubblicato il autore: Alberto Sartorello Segui

Il Declino dell’Udinese

Ad Udine, viva cittadina del Friuli Venezia Giulia, che conta circa 100.000 abitanti tutti conoscono quella compagine che gioca la domenica alla Dacia Arena, con le casacche a strisce bianco e nere chiamata: Udinese.

Un squadra quella della famiglia Pozzo capace di far sognare una città intera e non solo, una nazione anche per certi aspetti. Una maglia indossata da fior fior di campioni che ogni week end facevano tremare le finestre delle case ai boati dei goal. Da Dino Zoff ad Edinho passando per Burnich, senza dimenticare il mitico Nestor Sensini, fino a Zico emblema del campione e Totò Di Natale pietra miliare del calcio friulano e azzurro. Insomma quella maglia portata in modo fiero con quello scudetto ricamato fiero al petto è stata passerella d’orgoglio per tanti campioni. Non tutti alla fine hanno deciso di rimanere come i vari Sensini, Di Natale o Bertrotto; i più hanno scelto di cambiare aria volare altrove verso altre opportunità in cerca di nuove fortune.

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L’Udinese che fine ha fatto?

Se all’estero e in special modo in Spagna e Germania il prodotto tipico del calcio porta il nome rispettivamente di Cantera e Frühling in Italia tutto questo fino a pochi, pochissimi anni fa portava il nome di Udinese.

I vari Abel Balbo, Oliver Bierhoff, Marcio Amoroso, Collovati, Iaquinta passando ai ben più recenti Alexis Sanchez, Gaetano D’Agostino, Handanovic, Asamoah, Isla, Pereyra e chissà quanti altri ancora. Una tradizione quasi oserei dire quella di prendere giocatori pressoché sconosciuti e farne (oggi si direbbe plusvalenze) enormi guadagni.

Eppure come tutte le storie, anche quella dell’Udinese ha un inizio e una fine, sembrano lontani gli anni di quel super Udinese trascinato dai goal di Totò Di Natale e dalla euforia di una squadra giovane e vogliosa, capace di sconfiggere anche l’Atletico Madrid per 2-0 tra le mura amiche con goal di Benatia e Floro Flores (correva l’anno 2012).

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Da ormai troppi anni la squadra bianconera che agli albori della sua esistenza nello stemma caratteristico portava una zebra proprio come la Juventus, gioca un calcio scialbo e volto alla difensiva. Dal 2013 ad oggi il miglior risultato è stato il tredicesimo posto raggiunto in un paio di occasioni prima nella stagione 2013/14 e 2016/17. Troppo poco per chi era ormai abituato a vedere una squadra relegata ai primi otto posti della classifica.

Giovani campioni non se ne vedono da anni tanti fuochi di paglia e tanto fumo. I pochi che di qualità da vendere ne avrebbero davvero, vedi: Rodrigo De Paul, Seko Fofana, Ignacio Pusseto stentano a decollare e si assestano nella mediocrità della squadra friulana. Ad Udine manca quel trascinatore come nella storia sono stati Pinzi, Di Natale, Sensini e Bertotto che svezzi queste giovani promesse del calcio europeo.

L’Udinese è in declino, e necessita d’aiuto sicuramente non saranno Bherami e Nuytinck i trascinatori sportivi di questa compagine. Perdere una fucina di talento come questa è un danno enorme per il calcio italiano, fermo e testardo campionato spendaccione, che non volta pagina al progresso, ma fiero di mettere mano al portafoglio spende senza ritegno né valorizza i giovani.

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