Giro di Lombardia 2017, la malinconia delle foglie morte e lo swing dello Squalo

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

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Dopo Strade Bianche e Giro d’Italia, si chiude con il Giro di Lombardia il mio personale 2017 ciclistico. Una classica delle foglie morte che inevitabilmente ha il sapore malinconico della fine, scacciato prontamente dalla splendida vittoria di Nibali che al tempo stesso ha allontanato dubbi e malumori riferiti alla sua classe, se mai ce ne fosse stato bisogno.
So che è lunedì e che oramai la corsa è passata, ma mi sentivo in dovere di condividere con voi la (frenetica) giornata passata sul quel ramo del lago non raccontato da Manzoni. Buona lettura, ci vediamo la prossima stagione.

La malinconia delle foglie morte e lo swing dello Squalo

Sembra essere il solito weekend a Como: i traghetti vanno e vengono dal porto turistico, mentre i turisti camminano per le vie del centro mangiando un gelato e facendosi fotografare davanti alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, che si impone maestosa sulla città. E’ autunno ma è difficile rendersene conto, con il sole che ti scalda incurante del vento che soffia dalla montagne circostanti increspando la superficie del lago. Nonostante questo, sul Lungo Lario Trento aleggia una certa malinconia, perché Il Lombardia significa anche fine della stagione, niente più giornate davanti alla televisione in attesa della diretta della corsa e niente più ore passate al computer giocando ad indovinare i possibili vincitori, semplicemente guardando la start list. La risposta della gente è in ogni caso eccezionale, i bambini sono tutti all’arrivo per vedere Nibali vincere, dicono che è sembrato in forma nelle ultime gare.

La corsa intanto va inesorabile, portando il gruppo da Bergamo verso il comasco, dove con molta probabilità inizierà a saltare in aria come nel più bel film thriller. Il francese Mikaël Cherel transita per primo in cima al Ghisallo, sulla cui cima Magni fece costruire il Museo del ciclismo che oggi espone più di 50 maglie rosa originali, a partire dagli anni ’30. La battaglia vera deve ancora cominciare, ma sul Muro di Sormano ecco l’immagine emblematica della corsa: i fuggitivi, ormai esausti ed inermi di fronte alle spietate pendenze, sospinti di qua e di là dal vento, colpiti dalle foglie morte che cadono dagli alberi. In fondo il Lombardia altro non è che un dulcis in fundo della stagione sportiva, e come tale trascina via con se gioie e dolori accumulati sin qui, amplificandoli. Ne sanno qualcosa i poveri Laurens de Plus e Jan Bakelants (a proposito, i due hanno riportato svariate fratture, anche se dicono di stare bene) ma soprattutto ne sa qualcosa Vincenzo Nibali, che lungo le asperità del Civiglio ha costruito i suoi due Monumenti, tra il 2015 ed il 2017. La vittoria di sabato ha rappresentato per il messinese il coronamento di una stagione eccezionale, se solo non fossimo i soliti italiani disfattisti nei confronti dei nostri Campioni più puri: un terzo posto al Giro, un secondo posto alla Vuelta ed infine il bis al Giro di Lombardia, 50° vittoria in carriera per uno Squalo affamato come non mai e che in conferenza stampa ha dichiarato apertamente di voler puntare con maggiore decisione alle classiche già dal prossimo anno, con chiaro riferimento a Liegi-Bastogne-Liegi e Mondiale di Innsbruck.

La corsa ormai è finita e i pullman delle squadre cominciano a lasciare il parcheggio dello stadio, il sole inizia a giocare a nascondino dietro le valli lariane, le luci dei viali si specchiano sul lago e le foglie secche continuano a cadere inesorabili a terra, scricchiolando sotto i piedi dei fiumi di gente che se ne va, lasciando la città nel suo intimo silenzio: la giornata è terminata, e con lei anche questa stagione ciclistica passa agli archivi regalandoci un assolo di rock ‘n’ roll firmato dal nostro atleta di punta, quello che vince sempre e solo per fortuna.
Perché come ha ben scritto Sacha Modolo su Twitter, la fortuna di Nibali è stata quella di nascere fuoriclasse.

Nomen omen, direbbero i latini.

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