Doping meccanico, Cancellara sotto accusa: “Usava bici truccate”. Si muove l’UCI

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Doping Meccanico

Fabian Cancellara e Tom Boonen nel 2010, anno in cui si concentrano le accuse di doping meccanico rivolte allo svizzero

Ancora sospetti su Fabian Cancellara, su cui si allunga per l’ennesima volta un’ombra sull’onorabilità della sua carriera: il ciclista svizzero, ritiratosi alla fine della stagione 2016, è stato accusato dall’ex corridore Phil Gaimon di aver fatto uso di bici truccate. L’americano, che ha concluso la propria carriera anch’esso nel 2016 ma con la Cannondale Drapac dopo aver condotto una carriera senza infamia né lode, ha pubblicato lo scorso ottobre la sua biografia, “Draft Animals:  Living the Pro Cycling Dream (Once in a While)” (non ancora distribuito in Italia), in cui Gaimon riporta i sospetti intorno alle prestazioni di Cancellara, condivisi a suo dire persino dagli altri corridori. Ma c’è anche un giallo, visto che lo statunitense ha provato a minimizzare queste accuse: procediamo con ordine.

Le parole di Phil Gaimon che accusano Cancellara di doping meccanico e il video sospetto

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L’ex corridore professionista Phil Gaimon

Alcuni punti della biografia di Gaimon e diffusi fuori contesto via social e web si soffermerebbero sulle accuse e sospetti che hanno adombrato la carriera di Cancellara, e che riguardano l’uso di bici truccate: insomma la Locomotiva di Berna macchiava le proprie prestazioni con il doping meccanico, e la cosa pare sia risaputa nell’ambiente (pare e sottolineiamo pare, garantismo prima di tutto senza prove certe).
L’indizio, per alcuni la pistola fumante, sono le potenti accelerazioni dello svizzero in occasione della Parigi Roubaix e del Giro delle Fiandre nel 2010.
In occasione di quest’ultima classica Cancellara sbalordì per come riuscì a beffare e distaccare Tom Boonen sul Kapelmuur. In seguito alle insinuazioni Spartacus, allora alla Saxo Bank di Bjarne Riis,  affermò di avere sì un motore, ma che corrispondeva al suo corpo: “E comunque nell’ultimo decennio ho dimostrato il fatto che non ho bisogno, grazie alle mie prestazioni, di alcun motore. Queste accuse sono frustranti, ma questa è la vita” aggiunse un rassegnato Cancellara, pressato anche dalle polemiche scatenate da un video che girò su Youtube che metteva in luce le ambiguità della sua pedalata (bollato da Riis però come un filmato falso e basato su un teorema accusatorio).
Phil Gaimon, nella sua biografia, affronta questo tema con parole piuttosto allusive:

Guardando il filmato, si nota come le sue [di Cancellara, ndr] accelerazioni non siano affatto naturali, come se faticasse a rimanere in equilibrio sulla punta dei pedali. Quel ragazzo doveva probabilmente avere un motore nella bici.

Prove? Nessuna, solo indizi e sospetti, come la presunta volontà di Cancellara di tenere separata dal resto del gruppo dei compagni la propria bici e il proprio meccanico, oltre ad altre accelerate sospette come quella del 2008 alla Milano Sanremo. Lo stesso Gaimon però, interpellato da CyclingNews, cade dal pero per il clamore suscitato, non nascondendo l’irritazione per il diffondersi del brano estratto dalla sua biografia fuori dal contesto.

Gaimon ridimensiona le sue accuse: “Il doping meccanico non è così diffuso”. Ma l’Uci vuole vederci chiaro

Non c’è nulla di nuovo nelle mia parole“, il succo del suo discorso, per cui il doping meccanico di cui si accusa Cancellara è una faccenda trita e ritrita, quasi un segreto di Pulcinella. L’obiettivo del suo libro, prosegue l’ex corridore, era per l’appunto mostrare il vero volto dei ciclisti amati dal pubblico e dare  dignità a personaggi meno conosciuti. Concentrarsi solo sui sospetti che circolano su Cancellara per Gaimon è focalizzarsi su un falso problema, una arringa rossa come l’ha definita lui,  termine tipico dei Paesi anglosassoni per indicare, specie nei gialli o nei polizieschi, un indizio fuorviante. Infine conclude affermando che il doping meccanico non sia poi così diffuso come si potrebbe credere, anzi si tratta di un fenomeno più isolato di quanto non si possa immaginare. E come spiega in un tweet, la sua biografia non è un libro di scandali, tutt’altro.

Sta di fatto che Lappartient, che nella lotta a questo illecito ha fatto uno dei punti cardine della sua campagna per diventare presidente dell’UCI, non intende far passare questi sospetti in cavalleria e ha preso molto sul serio queste accuse.
Notizia di oggi infatti è la volontà del capo dell’Unione Ciclistica Internazionale di approfondire la questione ed investigare sulle parole di Gaimon: “Andremo a fondo su questo caso, è il nostro lavoro” ha dichiarato il francese “Non posso aggiungere altro allo stato attuale delle cose, ma spero che una cosa del genere non avvenga più nel mondo del ciclismo professionista“. Lappartient lancia anche una frecciata agli addetti ai lavori: “Ho sentito delle dichiarazioni da parte dei team manager e dei corridori, che affermavano il fatto che il doping meccanico non sia questo problema così grave. Ebbene, io voglio sincerarmi che non sia affatto un problema […] e i team manager e i corridori devono sapere che i fan ne parlano, si preoccupano, vedono i video. E se per loro non è un problema, debbono allora essere consci che lo è per l’immagine di questo sport e per i fan stessi“.
Dopo il flop dei tablet inefficaci nel rintracciare i motori nascosti e di cui abbiamo parlato in precedenza, la Federazione guidata da Lappartient è attualmente al lavoro per introdurre dei test più severi che possano entrare a regime prima della partenza della stagione 2018 e i cui dettagli verranno svelati a fine anno, presumibilmente.

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