Partecipanti Giro d’Italia 2018: forse non ci sarà Fabio Aru. Gli sponsor della UAE vogliono il Tour

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


Ennesimo colpo di scena sulla fino ad ora accidentata strada del Giro d’Italia 2018: secondo alcuni rumors di stampa, in testa CyclingNews, Fabio Aru potrebbe non essere tra i partecipanti alla corsa rosa che partirà da Israele per andare invece a comporre un vero e proprio superteam alla conquista del Tour de France, assieme ai nuovi acquisti della UAE Emirates Daniel Martin e Alexander Kristoff.
Il motivo di questo clamoroso forfait (attenzione, nulla è deciso ancora: si attendono eventuali conferme all’inizio del 2018) risiederebbe nella decisione della nuova squadra del sardo di privilegiare un maggiore ritorno commerciale e sportivo nella partecipazione ai grandi giri. Nonostante i grandi sforzi compiuti negli ultimi anni da RCS Sport, e in particolare quelli che hanno condotto a far diventare la corsa rosa il primo grand tour in partenza da uno Stato fuori dall’Europa e nel rendere il percorso sempre più selettivo, un altro corridore di primo piano potrebbe (il condizionale è d’obbligo) dare picche al Giro d’Italia edizione numero 101, dopo Vincenzo Nibali (che ha ben altri obiettivi per la nuova stagione) e il rischio di perdere per via di una probabile squalifica una pedina importante come Chris Froome.

Partecipanti Giro d’Italia 2018: chi altro non ci sarà

A far pendere la decisione di schierare i pezzi forti dell’arsenale UAE Emirates alla Grande Boucle dovrebbero essere stati gli sponsor della squadra, che considerano il Tour una corsa con maggiore peso specifico mediatico e sportivo rispetto al Giro.
Proprio a CyclingNews il general manager Beppe Saronni aveva dichiarato tempo addietro che la grande corsa a tappe francese veniva presa  in considerazione come prima opzione nell’ambito dei grandi giri, al netto del fatto che si trattasse di una decisione delicata e di cui l’ultima parola spettasse allo staff tecnico di comune accordo con i corridori.
Ma lo stesso Saronni aveva riconosciuto il fatto che il percorso del Tour 2018, con le sue 25 salite, fosse adatto ad uno scalatore come Aru e anche alle caratteristiche di Martin, con la prova contro il tempo contraddistinta da un percorso non da cronomen puri da rapporti disumani. Al di là comunque dal parterre degli avversari della UAE Emirates, elemento che verrà tenuto in considerazione, viene fatto filtrare della dirigenza della squadra che sarà fondamentale stabilire a priori le chance di successo nella partecipazione di un grande giro anziché un altro.
Ai nostri microfoni Fabio Aru (che debutterà nel 2018 all’Abu Dhabi Tour e sicuramente parteciperà alla Vuelta in ottica della preparazione al Mondiale di Innsbruck) aveva dichiarato di apprezzare molto l’idea di tornare alla corsa rosa dopo l’infortunio e il forfait obbligato di quest’anno, ma se decidesse assieme al team di puntare alla maglia gialla sarebbe in ottima compagnia: Vincenzo Nibali, il tridente d’attacco Movistar Alejandro Valverde, Nairo Quintana e la new entry Mikel Landa, Rigoberto Uran, il fedelissimo del Tour Romain Bardet e forse anche Tom Dumoulin saranno della partita.

Il momento delicato del Giro d’Italia 2018

E’ innegabile comunque che il Giro d’Italia 2018, che potrebbe contare sulla partecipazione di Thibaut Pinot, grande amante dell’Italia, Esteban Chaves e Simon Yates, stia attraversando un momento non facile prima ancora di partire ufficialmente: le polemiche (pretestuose, diciamoci la verità) sulla partenza in Israele, complicata come se non bastasse dalla decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, teatro della prima tappa, la tegola della non negatività al salbutamolo del corridore di punta Chris Froome, fresco di conferma della sua partecipazione, i forfait anche se prevedibili di Nibali e del vincitore uscente Dumoulin fanno capire come la situazione dell’edizione del 2018 sia abbastanza in chiaroscuro.
Un “no grazie” da parte di Aru renderebbe la misura abbastanza colma. Ma il dato che colpisce di più e renderebbe più pesante l’eventuale proposito di correre la corsa gialla del Cavaliere dei Quattro Mori è la motivazione, delicata come una fucilata alla schiena: considerare il Giro meno attraente dal punto di vista mediatico e sportivo rispetto al Tour, permetteteci, suona alquanto ingeneroso, una beffa di fronte agli innegabili sforzi di RCS Sport di accelerare a tavoletta sull’ambizione nel disegno dei percorsi e sul marketing della corsa rosa.
Bando alle ingenuità e allo sciovinismo, comunque: il business non conosce svenevolezze, i calcoli sul ritorno di uno sponsor che partecipa ad un evento sportivo non sono materia per facile retorica o idealismi particolari: non c’è nulla di sbagliato in tutto ciò, la UAE Emirates ha il diritto di farsi i conti in tasca e dirottare i suoi corridori là dove le chance di vittoria e di visibilità sono più alte. Ma stupisce il fatto che il Giro, visto da alcuni dei maggiori addetti ai lavori e dai portatori d’interesse come squadre e relativi sponsor, venga considerato tra le grandi corse a tappe una cenerentola che non si schioda dal suo anno zero. Per dirla alla Flaiano insomma, la situazione al momento è grave ma non seria.

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