Ultime dal caso Froome: Dave Brailsford crede alla sua innocenza, Vegni non cancellerà il suo nome dal Giro in caso di squalifica

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
PAU, FRANCE - JULY 13: Christopher Froome of Great Britain riding for Team Sky in action during stage 12 of the Le Tour de France 2017, a 214.5km stage from Pau to Peyragudes on July 13, 2017 in Pau, France. (Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Torniamo a parlare del caso Froome, un tormento(ne) che sta affliggendo il mondo del ciclismo. Quella che era una palla di neve infatti si sta trasformando in una valanga, in quanto più passa il tempo dal fattaccio che inchiodò il corridore del Team Sky, positivo ad una dose eccessiva (rispetto ai limiti tollerati dalla Wada) di salbutamolo in occasione dell’ultima Vuelta che poi vinse, più l’incertezza si trasforma in sospetto: il sospetto poi diventa malizia, la malizia quindi un’accusa.
Anche lo stesso presidente della Commissione Strada dell’UCI, Tom Van Damme, ha parlato di un caso che, a suo dire, la Sky ha reso con il suo comportamento attendista e tentennante più grande del previsto. Allo stesso modo Mauro Vegni, direttore generale del Giro d’Italia, ha affermato che la questione si poteva chiudere mesi fa. Vero che la positività al salbutamolo non implica una sospensione automatica, ma considerando la letteratura di casi come questi (Ulissi, Pliuschin…) la decisione presa dalle squadre coinvolte, in attesa di una decisione definitiva da parte delle Camere disciplinari, era giunta con tempistiche diverse.
La Sky, per la cronaca, non ha ancora stabilito alcuna sospensiva precauzionale per Froome: il problema è che quest’ultimo potrebbe quindi partecipare alle gare, tra cui il prossimo Giro d’Italia, sub judice, cosa che ha destato più di una perplessità tra i colleghi ciclisti sia ex che in attività, organizzatori e dirigenti anche UCI, come lo stesso presidente Lappartient.

Brailsford sul caso Froome: “Non ha commesso nulla di sbagliato

Se si vociferava qualche giorno fa, tramite il Corriere della Sera, che Froome fosse pronto a patteggiare riconoscendo l’errore della dose eccessiva pur di salvare la carriera e la partecipazione ad almeno un Grande Giro (cosa che lo stesso britannico ha poi negato), la situazione del corridore resta ancora in bagnomaria. Il quale, in attesa di sviluppi, si prepara al debutto stagionale la prossima settimana alla Ruta del Sol: nulla glielo vieta, essendo non ancora sanzionato, come ha specificato il Team Sky. E dallo stesso team è arrivato oggi un assist per il quattro volte vincitore del Tour da parte del general manager Dave Brailsford, che ha difeso – per la prima volta in maniera esplicita – a spada tratta il proprio corridore.
Riconoscendo la delicatezza della situazione del caso Froome, il dirigente del Team Sky ha comunque sentenziato che il corridore non ha commesso nulla di sbagliato e crede fermamente nell’innocenza del proprio atleta. La squadra, aggiunge, farà il possibile affinché possa avere un processo equo e giusto. Brailsford assicura inoltre che la Sky ha valutato questo caso da qualsiasi punto di vista, da quello di Froome a quello degli organizzatori delle corse e delle altre squadre, e hanno compreso le difficoltà annesse.
L’UCI ha delle regole che noi rispettiamo – rincara – ma al netto di tutte le discussioni che ci sono state riteniamo che far continuare Chris sia la cosa giusta da fare, mentre lavoreremo per dimostrare la sua innocenza“. Il punto è, come fa notare CyclingNews, che il Team Sky si comportò in maniera diversa dal caso Froome in passato con un problema simile: parliamo delle irregolarità nel passaporto biologico di Sergio Henao, in questo caso sospeso ben due volte dalla squadra. Brailsford si difende parlando di due casi diametralmente opposti: a differenza del colombiano, Froome non è stato accusato di nulla al momento, rintuzza il general manager; al limite gli è stato chiesto di fornire ulteriori informazioni dalle autorità. Infine Brailsford ha assicurato che la Sky non intende fare melina sulla preparazione della linea difensiva né rimandare alle calende greche una decisione per consentire al corridore di svolgere buona parte della stagione.

Guimard, ct della Nazionale Francese: “Il caso Froome? I corridori si devono ribellare”

Intanto la decisione di iscrivere Froome alla Ruta del Sol ha mandato su tutte le furie il ct della Nazionale francese Cyrille Guimard, che accusa il Team Sky di non avere a cuore l’immagine del ciclismo e taccia la squadra di “cinismo ed egoismo“, colpevole di tirarla per le lunghe per trovare degli appigli tecnici per scagionare Froome.
E Guimard teme persino che quest’ultimo, grazie alla diabolica comunicazione imbastita dalla Sky, possa diventare una vittima nonché la star della Ruta del Sol, per la gioia degli organizzatori. E si spinge addirittura ad avanzare una provocazione, ovvero l’auspicio che gli altri corridori si rifiutino di correre se ci fosse anche Froome in gara o di rifiutare i controlli antidoping sino a quando non si farà luce.
Più diplomatico invece l’ex ciclista Richard Virenque (con una storia di doping alle spalle a fine anni Novanta, ai tempi della famigerata squadra Festina), che ritiene non scandaloso il fatto che il britannico corra le prime corse della stagione, ma gli suggerisce di non partecipare ad un grande giro se per quella data non è stata fatta ancora chiarezza sul suo caso.

Mauro Vegni: “Non posso impedire a Froome di partecipare al Giro d’Italia”

A proposito di grandi corse a tappe, chi partecipa alla via Crucis del caso Froome è sicuramente Mauro Vegni, passato dal colpo grosso di convincerlo a partecipare all’edizione di quest’anno ai grattacapi scoppiati a dicembre per il caso salbutamolo. Vittima tra l’altro della beffa di aver annunciato la partecipazione del britannico alla presentazione dell’edizione numero 101 della corsa rosa il 30 novembre, quando in realtà sia l’UCI che il Team Sky erano già a conoscenza della positività del corridore prima che diventasse di dominio pubblico qualche settimana più tardi.
Memore della non piacevole esperienza del 2011, in cui Contador vinse la corsa rosa per poi vedersi ritrattare il titolo per la positività al clenbuterolo, Vegni ha chiarito ai microfoni di Cycling News che non potrà impedire la partecipazione di Froome al Giro d’Italia, se non ci saranno ulteriori sviluppi. Essendo formalmente non incriminato per doping il britannico ha il diritto a partecipare a qualsiasi gara, sentenzia il direttore generale. E aggiunge: “Sarà il benvenuto, e se vincesse la maglia rosa e poi venisse squalificato, per me resterà comunque il vincitore della maglia rosa. Non cancellerò il suo nome come abbiamo fatto in precedenza con Contador“.
Secondo Vegni infatti, un conto è la positività scoperta durante una corsa, e in quel caso non c’è altra soluzione che la squalifica e l’allontanamento dalla gara, altra questione è invece “una stagione nel limbo, dove se vinci una gara mentre sei in attesa di un verdetto non sei certo se rimarrai vincitore o meno“. E aggiunge: “Se vogliamo un minimo di credibilità in questo sport, allora ci vuole una norma in cui c’è una squalifica che parte in maniera esatta, il corridore sconta la pena e la cosa finisce lì.[…] Per rispetto dei tifosi e di tutti, dobbiamo sapere chiaramente chi è il vincitore di una gara“.

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