Sara Errani positiva all’antidoping, l’esperto: “Può essere involontario, bisogna valutare le circostanze”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Sara Errani

Lo sport italiano è scosso dalla notizia di Sara Errani trovata positiva all’antidoping: nelle urine della tennista già numero cinque nella classifica WTA del 2013 sono state infatti rinvenute tracce dell’Anastrozolo o Arimidex, farmaco antitumorale utilizzato nei casi di carcinoma mammario e considerato dopante per le sue caratteristiche che a breve approfondiremo. Sara Errani si è difesa parlando di doping involontario, una formula che infiamma gli appetiti più demagogici ma che in realtà non è così astrusa come possa sembrare. Ma cos’è l’anastrozolo e come funziona?

Che cos’è l’Anastrozolo, la sostanza che ha messo nei guai Sara Errani

Utilizzato come abbiamo detto nel trattamento del tumore mammario in post-menopausa, questo farmaco interferisce con la produzione ormonale inibendo l’aromatasi, un enzima fondamentale nella sintesi biologica di estrogeni: bloccando questo processo gli androgeni come il testosterone non si trasformano nel corrispettivo femminile.
In pratica, parliamo di uno steroide anabolizzante, uno stimolante ormonale e metabolico il cui uso non a fini terapeutici è considerato doping e le sue tracce si possono rintracciare nelle urine. Questa non negatività (attenzione ai termini) che riguarda Sara Errani è stata rinvenuta nei primi mesi dell’anno, ovvero il 16 febbraio, tramite un controllo fuori programma effettuato dalla Federazione Internazionale del Tennis e i cui campioni sono stati analizzati nei laboratori della WADA.
Nel frattempo la Federazione Italiana, come riporta il Corriere della Sera, conoscendo in anticipo questo risultato si è da subito adoperata per supportare Sara Errani nella strategia difensiva, che sarà resa nota in settimana e che chiarirà il motivo di questa positività (o meglio, non negatività) al doping: si parla di un possibile integratore contaminato – una superficialità simile alla crema contro le scottature con un principio attivo vietato che mise nei guai la sciatrice di fondo Therese Johaug – uno squilibrio legato al metabolismo o comunque una assunzione involontaria.
Tanto è vero che la Itf ha creduto alla buona fede della Errani, comminandolo una squalifica di “soli” due mesi, come era successo con Filippo Volandri positivo al salbutamolo (stessa sostanza che costò uno stop al ciclista Diego Ulissi che peccò però di “negligenza”) ma per cui venne accertata l’insussistenza della pratica dopante.

L’esperto: “Sara Errani può essersi non dopata volontariamente: questi casi sono possibili”

Ma quindi Sara Errani è dopata oppure si tratta di un incidente involontario? Siamo di fronte ad nuovo caso Sharapova?
Anzitutto nel mondo dello sport è contemplata la possibilità di assumere incidentalmente sostanze vietate: prescrizioni superficiali, scarsa attenzione ai principi contenuti in farmaci o integratori, persino alimenti contaminati, come vedremo a breve.
La “grazia” concessa alla tennista bolognese, poi, non rappresenta una pratica così frequente giacché la legge non ammette ignoranza e vista la difficoltà di dimostrare oggettivamente la buona fede di un atleta le pene dei tribunali sportivi sono comunque molto dure. Ma per vederci meglio abbiamo chiesto ad un esperto dell’antidoping che ha preferito rimanere anonimo, il quale ci ha confermato ulteriormente il fatto che il doping involontario non sia una eventualità così peregrina e che il caso di Sara Errani necessita di approfondimenti prima di far partire una caccia alle streghe.
In questi casi la quantità della sostanza nelle urine va appurata per escludere l’uso terapeutico” sostiene la nostra autorevole fonte, “può trattarsi infatti della coda di una assunzione pregressa; inoltre l’anastrozolo comporterebbe la presenza di altri valori anomali“. Ecco perché “è necessario aspettare la perizia di parte dell’atleta prima di saltare alle conclusioni, dopodiché ciò che stabilirà la giustizia sportiva. In ogni caso è fondamentale capire le circostanze in cui è avvenuta l’assunzione: il doping involontario – continua l’esperto – è possibile, perchè può avvenire anche per contaminazioni come è avvenuto con il caso dei calciatori messicani positivi al clenbuterolo (la stessa sostanza che costò una pesante squalifica ad Alberto Contador ed assunta, a parere delle difesa, secondo le medesime modalità, ndr) presente nella carne che nel Paese sudamericano viene anabolizzata proprio con questo broncodilatatore“.
In pratica, è prematuro considerare Sara Errani una atleta dopata consapevolmente e con la volontà di alterare le sue prestazioni, fermo restando che sarà fondamentale sentire la difesa della tennista: attenzione perciò ad istruire in fretta e furia un processo senza avere la pistola fumante in mano.
Ciò non significa sottovalutare la piaga del doping e delle prescrizioni anomale, che va eradicata senza alcun indugio: non a caso la nostra fonte parla della necessità di “aumentare i controlli anche fuori dalle gare, più efficaci e con più probabilità di trovare l’illecito rispetto a quelli che si possono compiere in prossimità di una competizione“.

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