Mondiali di nuoto: un ruggito d'oro dal sincronizzato
È una vittoria che vale più dell'oro quella di Manila Flamini e Giorgio Minisini nel duo misto tecnico: ad un giorno di distanza ancora non diminuisce l'emozione per questo trionfo storico. Un 'oro che supera i pregiudizi, tanti, troppi: un uomo che fa uno sport abitualmente femminile, una coreografia che parla di un argomento politico (i migranti) attuale e un giudice papà(di Giorgio). Una vittoria che premia l'impegno, la tenacia, la costanza nel non arrendersi, nel non cedere alla stanchezza, nel continuare ad allenarsi in una disciplina nuova, che da solo pochi anni è apparsa nelle piscine mondiali ma che stenta ancora ad attecchire.
Giorgio e Manila, una coppia (agonistica, perché entrambi hanno i rispettivi compagni al di fuori della piscina) veramente d'oro: lei una forza della natura, capitano della nazionale di nuoto sincronizzato da anni, sempre pronta a rialzarsi nella sconfitta e sempre sorridente, concentrata, attenta; lui, dieci anni più giovane, un sincronetto speciale, dal viso dolce e gioioso, che si è messo in gioco contro tutto e tutti per inseguire il suo sogno, un ragazzo che, come vediamo nell'esibizione, in quell'urlo ha tirato fuori l'uomo, l'agonista, lo squalo.


Dopo il bronzo di Kazan, alla prima esperienza mondiale di questa innovativa formula di gara, Giorgio e Manila non avevano mai nascosto di puntare in alto, di desiderare quella vittoria, consapevoli degli avversari ma soprattutto delle proprie possibilità. Ci hanno creduto, ci sono riusciti!
Sono serviti i sacrifici, gli sguardi, la ripetizione costante di elementi, i respiri, i contatti...è servita la chimica ma la chimica non basta: serve allenarsi. E loro non hanno mai smesso di farlo. L'orgoglio, poi, ha fatto il resto. E noi siamo orgogliosi di voi.