Mourinho esonerato dal Manchester United: la parabola discendente dello Special One

Special One? Di sicuro un personaggio che fa parlare di sé, ma ad oggi definirlo il meglio che possa esserci sul pianeta calcio, rischia di essere alquanto inappropriato. Mourinho sollevato dall'incarico di allenatore del Manchester United e non poteva essere altrimenti. Il tecnico lusitano è stato protagonista di una prima parte di stagione assai sconcertante, con i Red Devils lontani dalle posizioni che contano. Pogba e compagni, in Premier League, sono appaiati al sesto posto con 26 punti all'attivo, distanti 11 lunghezze dal Chelsea quarto, ultimo gradino utile per accedere alla prossima edizione di Champions League, e a ben 19 dal Liverpool capolista. Una partenza così sconcertante non la si ammirava, ad "Old Trafford", dal lontano 1990.

Anche in Europa il cammino non è stato particolarmente esaltante: il Manchester ha chiuso al secondo posto nel girone H, a quota 10, alle spalle della Juventus, e agli ottavi di finale incontrerà il Paris Saint-Germain dei vari Mbappé, Neymar e Cavani, in una sfida che si preannuncia assai ostica per gli inglesi.

Oltre ai risultati sul campo, hanno gravato pesantemente i rapporti burrascosi con la stampa d'oltremanica e con alcuni calciatori dello United, con in testa il feeling mai sbocciato con Paul Pogba. Tante le esternazioni sopra le righe dello Special One: dalla conferenza stampa durata appena pochi secondi, al diverbio con il vice di Sarri, Marco Ianni, per poi passare alle tre dita mostrate ai tifosi del Chelsea, a "Stamford Bridge", per ricordare gli altrettanti titoli di campione d'Inghilterra vinti tra le fila dei Blues, agli screzi con i sostenitori juventini, svariando dal rievocare il "triplete" nerazzurro ad "Old Trafford", alla mano portata, provocatoriamente, sull'orecchio, dopo la vittoria ottenuta all'"Allianz Stadium".

Mou lascia, ma non di certo a mani vuote. La dirigenza dei Red Devils sborserà una buonuscita di circa 30 milioni di euro, cifra che avrebbe percepito se fosse rimasto in sella allo United. Ora, però, valuterà cosa fare del suo futuro di allenatore. Il suo nome è pur sempre altisonante e suggestivo ma i risultati sul campo stentano ad arrivare. Alla guida del Manchester gli ultimi squilli sono stati rappresentati dalla conquista di una Europa League, una coppa di Lega d'Inghilterra ed una Community Shield, trofei importanti ma nulla a che vedere con i campionati e le Champions portate a casa nelle sue precedenti avventure tra Porto, Inter, Real Madrid e Chelsea.

Di certo Mourinho non andrà in pensione, non sarà "Old Trafford" la sua ultima fermata, ma questa stagione non poteva proseguire così. Troppi i dissidi, enormi le incomprensioni con i calciatori e l'ambiente circostante, meglio dirsi addio, per poi rituffarsi in una nuova esperienza con la carica emotiva e passionale che solo un provocatore nato, come Mou, riesce a trasmettere.