Quattro anni dalla morte di Giovanni Iannelli. Il padre Carlo cerca ancora giustizia

La morte di Giovanni Iannelli ha scosso il mondo del ciclismo quattro anni fa. Il giovane ciclista pratese cadde in volata ad Alessandria e il padre Carlo sta continuando a lottare per fare luce su una vicenda che ha tantissimi lati oscuri. La messa in sicurezza di quel rettilineo d'arrivo è certamente il primo dei punti incriminati.

giovanni iannelli morte

La morte di Giovanni Iannelli ha scosso il mondo del ciclismo il 7 ottobre 2019. Giovanni era un giovane ciclista di 22 anni animato come molti altri alla sua età da una passione innata in grado di far superare ogni tipo di sacrifico e privazione. Il ciclismo uno sport che non fa sconti e che era entrato prepotente nelle vene del giovane Giovanni anche grazie alla passione del padre Carlo, conosciutissimo nell'ambiente del ciclismo per una moltitudine di ruoli ricoperti come dirigente.

Giovanni Iannelli il giorno di quel maledetto incidente indossava la maglia neroverde del Team Hato Green Tea Beer di Prato. Un corridore veloce e scaltro che si era già messo in mostra disputando tra l'altro un Giro d'Italia dilettanti e meritandosi la convocazione in maglia azzurra per la Parigi-Roubaix juniores ad opera dell'allora CT De Candido.

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Giovanni Iannelli alla Parigi-Roubaix juniores in maglia azzurra

La morte di Giovanni Iannelli: quel tragico giorno a Molino dei Torti

Il 5 ottobre 2019 alle ore 16:24 il gruppo lanciatissimo si stava giocando in volata l'arrivo dell'87° edizione del Circuito Molinese a Molino dei Torti in provincia di Alessandria. Un contatto fortuito in testa al gruppo con la velocità che rasentava i sessanta chilometri orari. La bici di Giovanni Iannelli si perde per la tangente andando a finire la sua corsa sullo stipite in pietra ai margini di un cancello. Uno scontro tremendo che neanche il casco che Giovanni correttamente indossava è riuscito a rendere meno tragico. Inutile il volo verso il Nosocomio di Alessandria con l'elisoccorso. Le ferite riportate da Giovanni Iannelli si sono rivelate fatali e il giovanissimo ciclista si è spento due giorni dopo. Il 7 ottobre per Giovanni Iannelli è arrivata la morte a causa delle ferite causategli da quella terribile caduta.

La scomparsa di Giovanni ha lasciato un vuoto enorme in tutta la sua famiglia e nel padre Carlo. Tristezza e sgomento che hanno lasciato poi il posto alla rabbia. Il GIP di Alessandria ha archiviato infatti l'accaduto definendo "il ciclismo uno sport pericoloso per definizione" e "ordinari i rischi della corsa".

Cipollini e Nibali in coro: "Verità e giustizia per Giovanni"

La tragedia è soltanto una conseguenza di un'organizzazione approssimativa e scellerata in cui non si è pensato di transennare la strada se non negli ultimi metri. Una strada stretta, in leggerissima curva e costellata di ostacoli che, come poi è successo, avrebbero potuto causare gravi danni a ogni partecipante.

Sulla vicenda si sono espressi a suo tempo anche due grandissimi ex ciclisti italiani. Vincenzo Nibali (in foto) non ha lesinato colore e fermezza nelle sue parole: "Mettetele queste minchia di transenne: a pagarne le conseguenze alla fine siamo noi e le nostre famiglie". Categorico anche il parere di Mario Cipollini: "credo che nel ciclismo dilettantistico non si dovrebbe nemmeno prendere in considerazione di fare una gara con l'arrivo in quel punto e soprattutto senza le protezioni dovute".

Ecco perchè Carlo Iannelli, padre di Giovanni, non riesce a trovare pace per quanto accaduto al figlio. Chiede la verità e una giustizia che per adesso è stata negata, affinché "la tragedia di Giovanni non sia vana".

Giovanni Iannelli, la vicenda della morte: il padre Carlo e Le Iene

Personalmente ho avuto la fortuna di incontrare Carlo Iannelli. Seppur a distanza a causa di quelle che un tempo furono le limitazioni per l'emergenze del Covid, e farmi raccontare da lui chi fosse suo figlio. Carlo parla di Giovanni senza sosta, con ardore ma anche lo spirito ferito di chi sa di aver perso un pezzo fondamentale di se.

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In un'intervista rilasciata a SportPaper Carlo Iannelli prova a sintetizzare in qualche modo Giovanni: "era un angelo, un ragazzo esemplare che ha sempre praticato ogni sport ed in particolare il ciclismo cosi come si dovrebbe fare, in maniera corretta, leale, pulita, con grandissimo sacrificio, con grandissima determinazione. Ha iniziato a pedalare a cinque anni. Era un corridore espertissimo, che aveva fatto centinaia, migliaia di volate e che aveta avuto anche la grandissima soddisfazione a diciassette anni di indossare la maglia azzurra. Ha partecipato al Giro Under 23 e a diverse corse anche all'estero.

Nonostante tutto questo la bicicletta non era la sua unica ragione di vita. Aveva tanti interessi in molteplici ambiti, nonostante la bicicletta fosse per lui una cosa bella, ineludibile. Era l'amico che tutti vorrebbero avere, un ragazzo esemplare sotto tutti i punti di vista".

Dell'accaduto si sono occupate anche Le Iene che alla vicenda legata alla morte di Giovanni Iannelli hanno dedicato un servizio nella puntata dell'11 ottobre 2022. L'inviato Nicolò De Vitiis ha cercato di ricostruire tutta la vicenda coadiuvato dal padre Carlo e domandandosi spesso se questa terribile tragedia sarebbe potuta essere evitata.

Come monito tuonano le domande: c'erano troppi ostacoli in quella strada? Perché il padre parla di una "tragedia annunciata"?

Carlo Iannelli non si da per vinto: "Giovanni è stato ammazzato"

In occasione dei quattro anni dal terribile incidente del 5 ottobre 2019 ho raggiunto telefonicamente Carlo Iannelli, la cui voce mi è sembrata stanca, ma non vinta. L'ardore continua a muovere ogni azione volta a far luce su quanto di terribile è accaduto in quegli ultimi 150 metri della tragica volata dell'87° Circuito Molinese in cui ha perso la vita il figlio Giovanni.

Carlo Iannelli non si ferma e continua la sua battaglia per la verità. A Luglio ha incontrato anche il Ministro dello Sport Andrea Abodi il quale si è dimostrato disponibile e interessato alla vicenda di Giovanni. Intanto vanno avanti le indagini e iniziano a concretizzarsi le azioni legali. "Ci sarebbero tante cose da dire e da scrivere -ammette sospirando candidamente- le cose sono tante. L'ultima recentissima è di ieri (4 ottobre), praticamente il CTU della Causa Civile ha depositato una relazione in cui si può affermare senza timore di smentita che Giovanni è stato ammazzato". E' una voce che trema e che si scontra con la fermezza dell'animo e dello spirito. Una fermezza che spinge un padre verso la ricerca continua e costante della verità per un figlio scomparso tragicamente.

Sono passati quattro anni dalla morte di Giovanni Iannelli e la verità ancora non viene a galla. Ma la battaglia di Carlo Iannelli per quanto difficile, contorta e disperata non si fermerà certo oggi. E crediamo che questo non accadrà finchè per Giovanni non sarà fatta giustizia.