Intervista esclusiva a Giuseppe Bruscolotti: "Garcia presuntuoso, esonero tardivo. Mazzarri sta lavorando bene, ma il Napoli deve registrare la difesa"

La nostra redazione ha intervistato una delle bandiere più amate dai tifosi azzurri. L'ex difensore dice la propria sul momento della squadra dopo il superamento del turno in Champions League e sulle prospettive in campionato. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.

Grazie al 2-0 sul Braga il Napoli ha centrato la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Un traguardo non scontato pensando alle traversie vissute dagli azzurri nei primi quattro mesi di stagione. Il successo sui portoghesi ha chiuso il primo ciclo del “Mazzarri bis” e ora la squadra dovrà concentrarsi sul campionato. La corsa allo scudetto sembra compromessa, ma restare tra le prime quattro è un imperativo. Per analizzare il momento dei campioni d’Italia la redazione ha raggiunto una delle bandiere più amate dai tifosi del Napoli come Giuseppe Bruscolotti. Secondo per numero di presenze in azzurro, 511, alle spalle del solo Marek Hamsik, campione d’Italia 1987, l’ex capitano del Napoli si dice ottimista sulle prospettive della squadra per la seconda parte della stagione.

Bruscolotti, partiamo da chi in campo non va, ma si fa sentire eccome… I tifosi del Napoli al Maradona prima della partita contro il Real Madrid hanno urlato l'inno della Champions League raggiungendo i 118.5 decibel, superando il “record” di San Siro e dell’Olimpico. Da ex giocatore, pensa che Napoli sia davvero la piazza più calda d'Italia?

È un dato curioso, ma significativo e che non mi stupisce. Non è una novità che i sostenitori del Napoli siano sempre vicini alla squadra. Succede nei momenti belli e in quelli più difficili e sarà sempre così. L’amore che i nostri tifosi hanno per questa maglia e per questi colori è incredibile e questa è solo una dimostrazione in più. Certo in Europa fa ancora più effetto.

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Dopo la vittoria sul Braga e il passaggio del turno in Champions League si può fare un primo bilancio del lavoro di Mazzarri. Secondo lei come sta realmente il Napoli? Il calendario era difficile e si sapeva, rispetto al predecessore con il “nuovo-vecchio” tecnico si sono rivisti i principi del calcio di Spalletti. Ritiene che si andrà avanti così o che Mazzarri tornerà alla difesa a tre alla quale si è affidato quasi sempre in carriera?

Con così poco tempo a disposizione Mazzarri non poteva fare miracoli, ma ha mostrato disponibilità a venire incontro ai giocatori e buon senso tornando ad un calcio simile a quello dello scorso anno. Tutto molto diverso rispetto alla presunzione che ha avuto Garcia. Non è detto che da gennaio si vede la difesa a tre. Penso si possa dire che il Napoli si è svegliato dal torpore. Col Braga si è vista una squadra più attenta e più compatta come nel recente passato, quindi penso si possa ben sperare. I numeri della prima parte di stagione sono molto diversi da quelli favolosi dell’anno scorso e adesso accantonata la Champions fino a febbraio bisogna ripartire anche in campionato. Resta molto lavoro da fare soprattutto a livello mentale, perché nel calcio avere la testa giusta è la chiave di tutto. Nei giocatori vedo la volontà e la grinta che servono.

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Partendo proprio da questa sua considerazione, il cambio di allenatore ha sicuramente responsabilizzato il gruppo, in particolare i big. Alcuni di loro, però, stanno avendo un rendimento molto lontano da quello dell’anno scorso e mi riferisco in particolare a Kvaratskhelia. Secondo lei cosa c’è dietro l’appannamento del georgiano? Gli avversari hanno imparato a conoscerlo o risente delle assenze di Mario Rui e Olivera che gli creavano spazi?

Sappiamo che un attaccante quando il gol non arriva non gioca tranquillo e scendendo in campo preoccupati il rischio è quello di bloccarsi anche psicologicamente. Bisognerebbe restare lucidi e ricordarsi di essere dei grandi giocatori anche se non si segna per qualche giornata, ma non è facile. L'allenatore deve agire anche in questo senso, capendo i momenti dei singoli giocatori, in particolare di quelli più rappresentativi. Kvaratskhelia deve ritrovare tranquillità, così come Osimhen, che però dopo il Pallone d’Oro africano e il gol al Braga, seppur rocambolesco, potrebbe essersi sbloccato. In queste situazioni anche un episodio fortuito può far girare la stagione.

Anche nelle prime partite della gestione Mazzarri il reparto più sotto accusa è stato la difesa. Come giudica la situazione da 'esperto'? Ritiene che a gennaio sarebbe più giusto acquistare un esterno sinistro o un centrale, visto che Natan sta facendo bene sulla fascia?

Sono sicuro che la società e Mazzarri abbiano già fatto e stiano facendo le valutazioni del caso anche in vista di un eventuale ricorso al mercato di gennaio perché in effetti in difesa ci sono ancora parecchi problemi da risolvere. Anche contro il Braga si sono visti troppi palloni bassi passare in area ad altezza d’uomo e contro avversari più forti sono rischi molto pericolosi da correre, come abbiamo già visto. Va trovata una soluzione e sono sicuro che accadrà perché Mazzarri ha sempre prestato molta attenzione alla fase difensiva delle proprie squadre e del resto parte tutto da qui. Se sei solido dietro tutta la squadra è più tranquilla e poi un gol si trova sempre, in particolare con il potenziale che ha il Napoli.

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In conclusione, ritiene che la scelta di puntare su Garcia sia stata sbagliata e il suo esonero tardivo? Mazzarri avrebbe potuto incidere di più se fosse arrivato qualche settimana prima?

Sicuramente il cambio di allenatore andava fatto prima. Già durante la pausa di ottobre De Laurentiis stava per prendere questa decisione, ma si è valutato di prendere tempo. In situazioni così difficili in cui la squadra non risponde bisogna intervenire il prima possibile. Quanto alla decisione estiva di prendere Garcia sappiamo che le prime scelte di De Laurentiis non erano raggiungibili. Penso a Italiano, che ha preferito andare avanti con il progetto della Fiorentina, e a De Zerbi, che si trova bene in Inghilterra, dove si gioca un calcio molto diverso rispetto all’Italia e dove c’è molta meno pressione e più possibilità di ‘sbagliare’.