Intervista a Francesco Repice: "Juve fuori dalla lotta Scudetto. Fiorentina, per salvarsi serve unione e grinta. La più grande sorpresa del campionato è..."
Abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Francesco Repice, la voce della Serie A in radio. Il giornalista ci ha raccontato il proprio punto di vista in merito a diversi temi legati al nostro campionato, tra cui il momento della Juve, quello della Roma e quello della Fiorentina.

La nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva il celebre giornalista e radiocronista Francesco Repice, voce di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Ogni weekend racconta a milioni di radioascoltatori quanto accade sui campi della nostra Serie A: ai nostri microfoni, dunque, ha espresso il proprio pensiero in merito ad alcuni temi di attualità calcistica.
Napoli-Juventus, in programma domenica sera, può riaprire le porte della lotta Scudetto per i bianconeri?
No. Il Napoli sulla carta è molto più avanti, non solo a livello di punti ma anche come stato di forma generale. Chi conosce Spalletti sa che questa non è chiaramente ancora la sua Juve: è arrivato da poco, non ha ancora messo la sua mano in modo davvero profondo. Poi, per carità, possono intervenire altri fattori e sconvolgere le carte in tavola, ma gli azzurri hanno più grinta e determinazione al momento. D'altronde, con Conte in panchina queste qualità emergono in maniera sempre evidente, a Torino lo sanno bene.
Gli azzurri sono in cima alla classifica insieme al Milan: Conte e Allegri sono di nuovo lassù. Guardando alla loro carriera, ci saprebbe dire chi è, a suo parere, il migliore tra i due?
Decidetelo voi. Per me sono due tecnici meravigliosi, diversi tra loro. Sono due fenomeni, non saprei veramente chi scegliere.
Una questione che sta diventando sempre più pesante, nel dibattito calcistico, è quello legato all'utilizzo del VAR. In Serie A, quasi ogni weekend veniamo travolti dalle polemiche: qual è il suo pensiero?
Basta, davvero. Io ho la mia idea, credo che il VAR sia uno strumento inutile e, anzi, pure dannoso. Sinceramente credo nella capacità e nella autorevolezza degli arbitri. Non mi piace proprio parlare di arbitraggi, non mi appassiona. Ho sentito, al termine di Roma-Napoli, infiniti dibattiti sul fallo presunto di Manu Koné, salvo che poi Hojlund fa 40 metri palla al piede e nessuno lo ferma: così poi tutti i discorsi perdono di importanza.
Parlando di temi più appassionanti, allora, ci sono due ragazzi del 2005 che stanno brillando in Serie A: Nico Paz e Yildiz. Ha una preferenza su uno dei due? Crede che potranno ripercorrere le orme dei grandi numeri 10 del passato della Serie A?
Sicuramente hanno entrambi le potenzialità per farlo, sono chiaramente fortissimi. Yildiz è più attaccante, Nico Paz è più uomo squadra. Il turco è più potente e ha più strappo nel dribbling, l'argentino più elegante e ha più visione. Insomma, non voglio fare paragoni perché quando si fanno i paragoni si finisce per sembrare ridicoli. Sono due giocatori fortissimi, pazzeschi, ma sono diversi.
Qual è secondo lei la più grande sorpresa del campionato? Il Como, il Sassuolo, la Cremonese...
La Roma, a mani basse. I giallorossi non hanno una rosa da primo-secondo posto, eppure sono lì: questo perché a Roma hanno capito che bisogna mettere al comando gente che ne sa di pallone, dunque ecco che con Ranieri, Gasperini e Massara i risultati arrivano.
Se dovesse scegliere un uomo-simbolo per ciascuna dei top club del nostro campionato fino a questo momento?
Per il Milan scelgo Luka Modric, intramontabile. Per l'Inter, invece, Lautaro Martinez. Per quanto riguarda il Napoli, credo che McTominay abbia una marcia in più. Riguardo alla Roma, ci sono diversi giocatori importanti ma credo che su tutti sia fondamentale Manu Koné. Per la Juventus, infine, è difficile non dire Yildiz, perché ha spostato parecchio in diverse partite.
C'è una squadra che è in enorme difficoltà, ed è la Fiorentina? C'è una ricetta per salvarsi? Vanoli è l'uomo giusto?
Non c'è una ricetta, è una questione molto complessa. Io credo che un grosso problema sia il fatto che a Firenze non si aspettavano di lottare per non retrocedere: se allestisci una squadra per altri obiettivi e ti trovi in quel ginepraio, certamente non è facile. Per me, credo non sia una questione di tecnica, di tattica: adesso, come ha detto Dzeko, si tratta di remare tutti dalla stessa parte, di unire le forze, di avere grinta, anche se non è facile. Ci sta che il pubblico sia innervosito da questa storia. Indubbiamente, fattori come la morte di Joe Barone o i problemi col vecchio ds Pradé lasciano strascichi in uno spogliatoio, però c'è da lavorare per rimettersi in piedi, isolandosi da tutto.