Intervista esclusiva a Denis Godeas: "Inter la più forte, Roma ha qualcosa in più. Il Como? Se fossi un tifoso sarei molto felice"
L'ex attaccante Godeas analizza in esclusiva ai nostri microfoni la corsa al vertice in Serie A, le ambizioni del Como, passando per il momento delicato del Napoli e la rivoluzione dell'Atalanta. E poi la Serie B, con Palermo e Mantova protagonisti di un avvio interessante, fino al ruolo dei giovani e al futuro del centravanti d'area. David Godeas analizza le prime giornate dei due principali campionati italiani

Denis Godeas fa il punto in esclusiva ai nostri microfoni sull'inizio della stagione nei due principali campionati italiani. Dalla sfida per le posizioni di vertice in Serie A alle ambizioni del Como, passando per le difficoltà attraversate dal Napoli e i cambiamenti che stanno caratterizzando l'Atalanta. Spazio anche alla Serie B, dove Palermo e Mantova si sono messi in evidenza in queste prime giornate, senza dimenticare il tema dei giovani e l'evoluzione del ruolo del classico centravanti d'area. L'ex attaccante analizza così protagonisti, squadre e tendenze emerse in questo avvio di campionato.
La Serie A è partita con Roma, Inter e Lazio appaiate in testa dopo cinque giornate: che cosa ti sta colpendo maggiormente di questo inizio di campionato e quali squadre, per caratteristiche, ti sembrano avere qualcosa di particolare?
“Sono trascorse ancora poche partite in serie A per dare giudizi reali, però qualche indicazione si vede. La Roma ha un grande allenatore, forse il migliore in Italia, e sta mostrando ritmo, intensità e una grande fase offensiva. L'Inter, invece, per me è la squadra più forte. La Lazio è la vera sorpresa del campionato e aggiungerei il Como, che ha qualità e talento. Ognuna di queste squadre sta emergendo per caratteristiche molto precise”
Dopo il pareggio di Firenze e un inizio di stagione con già tre sconfitte, secondo te qual è oggi il problema principale del Napoli di Allegri: la fase offensiva, l'equilibrio della squadra o l'inserimento dei nuovi giocatori? E quanto tempo va concesso ad Allegri per trovare la formula giusta?
“Onestamente mi sembra presto per parlare di problemi. Il Napoli è praticamente la stessa squadra dell'anno scorso, con giocatori rientrati dai vari prestiti e dalle esperienze in giro per l'Europa. Credo che la scelta di Allegri sia stata fatta proprio per gestire questa situazione: non penso che l'obiettivo sia necessariamente vincere lo scudetto, ma piazzarsi tra le prime quattro. Allegri ha un modo di intendere il calcio che non è tra i più offensivi, ma questo non significa che non possa raggiungere l'obiettivo. Il Napoli ha comunque qualità e in questo momento deve fare i conti anche con alcune assenze importanti. È presto per giudizi definitivi e credo che gli vada dato tempo. Secondo me Allegri resterà sulla panchina del Napoli per tutta la stagione e verrà valutato in base al raggiungimento dell'obiettivo”.
Dopo la sconfitta contro la Juventus e un avvio di campionato con tre ko nelle prime cinque giornate, quanto deve preoccupare questo inizio dell'Atalanta? E secondo te Sarri deve intervenire soprattutto sull'assetto tattico o sulla mentalità della squadra?
“Ho visto poco l'Atalanta, quindi non ho ancora un giudizio preciso. È sicuramente una delle squadre che frequentano le zone medio-alte della classifica che sta incontrando maggiori difficoltà. Ha cambiato tanto rispetto agli allenatori precedenti: Gasperini, Juric e Palladino avevano idee di calcio molto diverse da quelle di Sarri, soprattutto considerando il passaggio alla difesa a quattro. Per questo credo serva pazienza. Sarri è un allenatore molto preparato e troverà la quadra. È vero che in questo momento l'Atalanta ha mostrato qualche lacuna, ma con così poche partite bisogna aspettare prima di avere un quadro più chiaro”
Il Como è partito forte, con tre vittorie nelle prime quattro, prima dello stop di Frosinone: che impressione ti sta facendo la squadra di Fabregas e quanto può incidere il fatto che ormai non sia più una sorpresa per nessuno?
“Il Como è semplicemente la squadra che ha speso di più in Italia. È vero che, per concezione e scelta societaria, è una delle squadre più giovani, ma parliamo di giovani di prima fascia. Poter prendere un giocatore come Nico Paz, che vale tra i 60 e i 70 milioni, significa puntare su un talento che in prospettiva può giocare nel Real Madrid. Per questo credo che il Como sia destinato a fare un campionato di vertice. E' una squadra giovane, con grandi ambizioni e la Champions in mezzo, può avere qualche passaggio a vuoto. Ma è una squadra di grandissimo talento, guidata da un allenatore giovane e molto forte. Se fossi un tifoso del Como sarei molto, molto felice”.
Sempre sul Como: dopo una partita come quella di Frosinone, persa 2-0 nonostante diverse occasioni create, secondo te quanto conta per una squadra ambiziosa imparare a vincere anche le partite in cui non riesce a concretizzare?
“Una partita come quella di Frosinone ci può stare, soprattutto considerando la tipologia di rosa e l'età dei giocatori. Può capitare un passaggio a vuoto o una giornata meno brillante. Credo però che il Como possa giocarsi l'ambizione di rimanere tra le prime quattro e disputare una buona Champions. Per riuscirci servirà continuità, che è la parte più complicata, ma con una società e una squadra di questo livello sarei molto fiducioso".
Scendendo in Serie B, il Palermo è in testa insieme al Mantova dopo quattro giornate, mentre diverse squadre considerate ambiziose hanno già lasciato punti per strada: che idea ti sei fatto di questo avvio e che cosa può fare la differenza in un campionato così lungo?
“Se per la Serie A sono poche cinque partite, per la Serie B lo sono ancora di più. È troppo presto per dare giudizi. Il Palermo sta facendo quello che ci si aspettava: ha una rosa fortissima, un allenatore che ha già vinto diversi campionati e tanta qualità. La vera sorpresa del momento è il Mantova. Con il budget a disposizione hanno costruito davvero una signora squadra. L'ho vista una sola volta, ma ne ho sentito parlare molto bene. Essendo un ex, mi farebbe piacere rivederla in posizioni importanti. Però la stagione è lunga e ne riparleremo tra qualche mese: alla fine i valori vengono fuori”.
In queste prime giornate di B si stanno mettendo in evidenza diversi attaccanti, da Bonazzoli a Guiu e Pafundi: quanto è importante oggi per un giovane centravanti trovare continuità in Serie B prima di fare il salto definitivo in Serie A?
“Per un giovane centravanti è fondamentale giocare, indipendentemente dalla categoria. A maggior ragione in Serie B, che è un campionato molto impegnativo. Avere continuità permette a un ragazzo di dimostrare il proprio valore e crescere. Quest'anno ci sono diversi giovani interessanti, ma anche giocatori di grande esperienza. Penso, per esempio, a Pohjanpalo, che secondo me si giocherà la classifica marcatori. La Serie B è un campionato lungo e particolare, con tante partite e distanze spesso minime. Per questo ci sono sempre sorprese e bisogna dare tempo alle squadre di esprimere tutto il proprio potenziale”.
Guardando sia alla A sia alla B, ti sembra che oggi in Italia ci sia ancora spazio per l'attaccante d'area, quello che vive per il gol, oppure il calcio moderno gli impone necessariamente di diventare anche un giocatore di manovra?
“L'attaccante alla Vieri, per intenderci, è sempre più raro. E proprio per questo chi ce l'ha se lo tiene stretto. Le squadre che puntano a vincere hanno bisogno di giocatori di questo tipo: Pohjanpalo in B e Lautaro all'Inter sono esempi importanti. Nelle partite più equilibrate, soprattutto quelle decisive, avere un attaccante che sa fare gol e può spostare gli equilibri fa la differenza. È una caratteristica che si sta perdendo a tutti i livelli, dalla Serie A ai dilettanti, ma quando compare un vero uomo d'area è sempre bello vederlo segnare e fare la differenza. Nei prossimi mesi ci sarà da divertirsi”.