Intervista esclusiva ad Alberto Cavasin: "Serie A, il bello deve ancora venire. E il Frosinone ha già stupito tutti"

Dopo le prime giornate di campionato, è già possibile iniziare a tracciare un primo bilancio, pur con la consapevolezza che la stagione è ancora lunga e che gli equilibri possono cambiare rapidamente. Tra conferme, sorprese e squadre chiamate a trovare una nuova identità, la Serie A sta offrendo diversi spunti di riflessione. A fare il punto è Alberto Cavasin, tecnico di grande esperienza.

Credits: SOPA Images/Alamy

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Alberto Cavasin, che analizza questo avvio di stagione soffermandosi sulle squadre che lo hanno maggiormente impressionato, sulle difficoltà della lotta salvezza e sul percorso di crescita dei giovani. Uno sguardo anche alla Serie B, campionato tradizionalmente imprevedibile e capace di regalare sorprese fino alla fine.

Dopo le prime giornate che idea si è fatto di questa Serie A? Quali sono le squadre che l’hanno impressionata maggiormente?

“Il Frosinone è sicuramente la vera novità di questo inizio di campionato, e non lo dico soltanto guardando ai risultati ottenuti. Mi ha colpito soprattutto il modo in cui questi risultati sono arrivati, attraverso un gioco efficace, fluido e caratterizzato da una grande intensità collettiva. È una squadra che sembra avere idee chiare e che riesce a valorizzare molto bene i propri giocatori.
Un altro aspetto interessante è che molti degli interpreti sono praticamente gli stessi della stagione precedente. Questo significa che c’è stato un lavoro importante sulla crescita del gruppo e sulla sua organizzazione. Quando una squadra riesce a mantenere una propria identità e contemporaneamente a migliorare sotto il profilo del gioco, significa che alla base c’è un lavoro serio. Per questo credo che vada fatto un plauso ad Alvini, perché il Frosinone sta mostrando qualità e personalità”.

Roma e Inter sono partite forte, mentre Lazio e Cagliari stanno sorprendendo. È ancora presto per parlare di gerarchie o vede già qualcosa di significativo?

“Roma e Inter sono già lì a duellare e hanno dimostrato di avere qualità e ambizioni importanti, ma siamo soltanto all’inizio. Il cammino è ancora molto lungo e credo sia prematuro parlare di gerarchie definitive. In questo momento è importante osservare le tendenze, ma bisogna aspettare prima di arrivare a conclusioni.
La stagione vera, secondo me, comincerà a entrare nel vivo con le prossime partite, soprattutto perché arriveranno anche gli impegni delle coppe. Le competizioni europee incidono inevitabilmente sul campionato: cambiano la gestione delle energie, la preparazione delle partite e le rotazioni degli allenatori. Una squadra può avere un rendimento molto alto nelle prime giornate, ma bisognerà vedere come riuscirà a mantenere quel livello quando gli impegni aumenteranno. Sarà interessante proprio capire chi riuscirà a gestire meglio questa fase”.

L'Atalanta negli ultimi anni ci ha abituati a essere una squadra aggressiva, intensa e capace di imporre il proprio gioco. Quanto è difficile mantenere quel livello di identità quando cambiano giocatori e interpreti?

“L’Atalanta oggi, con il cambio dell’allenatore, ha scelto anche un nuovo metodo di gioco e una nuova mentalità. È una squadra che sta cercando maggiormente il possesso palla e uno sviluppo della manovra diverso rispetto al passato, con meno verticalizzazioni immediate e meno aggressività in alcune fasi.
È normale che quando cambia la guida tecnica cambi anche il modo di interpretare le partite. L’identità di una squadra non è soltanto legata ai giocatori, ma anche alle idee dell’allenatore e al modo in cui queste idee vengono trasferite al gruppo. Oggi l’Atalanta sta viaggiando su queste nuove scelte di sviluppo del gioco e sarà interessante vedere come riuscirà a consolidarle nel corso della stagione”.

Lei ha vissuto sulla panchina del Lecce una delle esperienze più importanti della sua carriera, culminata anche con la Panchina d'Oro. Quanto è cambiato il modo di vivere una salvezza rispetto ai suoi tempi?

"Fondamentalmente le situazioni sono rimaste abbastanza simili. Chi lotta per la salvezza in serie A sa perfettamente di affrontare un campionato nel campionato. Ci sono sei o sette squadre che, per valori, obiettivi e possibilità, finiscono inevitabilmente per confrontarsi soprattutto nella parte bassa della classifica.
È un campionato di sofferenza, nel quale ogni punto può diventare determinante e nel quale bisogna avere grande equilibrio. La pressione esisteva ai miei tempi e continua a esistere oggi. Cambiano il calcio, le metodologie, le strutture e magari anche il modo di preparare le partite, ma la difficoltà di giocare per un obiettivo come la salvezza rimane la stessa. Servono continuità, organizzazione e soprattutto la capacità di non farsi condizionare dai momenti negativi”.

Il Frosinone è forse la sorpresa più bella di questo inizio: Che cosa le sta piacendo maggiormente della squadra?

“Mi piace soprattutto il modo in cui il Frosinone sta ottenendo questi risultati. Non vedo soltanto una squadra che sta raccogliendo punti, ma una formazione che propone un gioco efficace, fluido e di grande intensità collettiva.
È importante anche il fatto che questo rendimento arrivi da un gruppo composto in gran parte da giocatori che erano già presenti l’anno scorso. Questo dà valore al lavoro fatto, perché significa che la squadra è riuscita a trasferire in Serie A le proprie certezze e a metterle al servizio di un livello superiore.
Quando una squadra riesce a esprimersi in maniera collettiva e, allo stesso tempo, permette ai singoli di rendere al meglio, significa che c’è un equilibrio importante. Per questo rinnovo il plauso ad Alvini e al lavoro che sta facendo”.

C'è una squadra che, vedendola oggi, le sembra destinata a migliorare molto rispetto a quello che sta facendo? E ce n'è una che invece rischia di peggiorare?

"Credo che la Fiorentina abbia margini enormi di miglioramento. Ha giocatori di ottimo valore e penso che possa ancora crescere molto nel corso della stagione. Quando una squadra ha qualità individuali importanti, ci sono sempre margini per trovare maggiore continuità e un rendimento più alto.
Per quanto riguarda invece chi potrebbe peggiorare, non mi sentirei di indicare una squadra in particolare. Siamo ancora in una fase troppo iniziale del campionato e molte valutazioni dovranno essere fatte più avanti. Il calendario, gli infortuni, le coppe e la condizione fisica possono modificare molto rapidamente gli equilibri”.

Passiamo alla Serie B: che campionato sta vedendo quest'anno? È ancora il torneo più imprevedibile del calcio italiano?

“Sì, la Serie B continua a essere un campionato estremamente imprevedibile. Lo può essere soprattutto perché c'è sempre la possibilità che una squadra si inserisca a sorpresa nella lotta per la promozione, così come nella parte bassa della classifica per la retrocessione.
È un torneo nel quale gli equilibri possono cambiare velocemente e dove spesso non basta partire bene per arrivare fino in fondo. Ci sono tante partite, tante situazioni diverse e squadre che possono attraversare momenti differenti durante la stagione. Proprio per questo la Serie B rimane un campionato molto difficile da leggere in anticipo”.

Oggi un giovane che vuole arrivare in Serie A può trovare in Serie B l'ambiente ideale per crescere oppure rischia di essere bruciato dalle pressioni del risultato?

“Un giocatore che dimostra di avere valore deve essere capace anche di non farsi condizionare dalle situazioni ambientali. La pressione fa parte del calcio e, soprattutto per un giovane che vuole arrivare a giocare ai massimi livelli, imparare a gestirla è una componente fondamentale della crescita.
È proprio attraverso queste situazioni che un giocatore dimostra le proprie capacità. Non basta avere qualità tecniche: bisogna riuscire a esprimersi anche quando c'è pressione, quando il risultato pesa e quando le aspettative aumentano. La Serie B, da questo punto di vista, può essere un passaggio molto importante perché mette i giovani di fronte a situazioni che li aiutano a capire se sono pronti per prestazioni di alto livello. Chi riesce a mantenere lucidità, personalità e continuità anche in un ambiente esigente può trasformare la pressione in un'opportunità di crescita”.