Intervista esclusiva a Sergio Pellissier: "Alla Juventus manca l’attaccante, il Napoli ha bisogno di De Bruyne. Sul Como..."

Dalla fretta delle società di cambiare allenatore alle difficoltà della Juventus sotto porta, passando per il valore di Luka Modrić, le prospettive del Napoli e dell’Atalanta e il modello Como. Sergio Pellissier, ex capitano e simbolo del Chievo, analizza ai nostri microfoni il momento del calcio italiano, soffermandosi sull’importanza del tempo, della programmazione e delle scelte tecniche. Uno sguardo da ex centravanti anche sul lavoro degli attaccanti e su ciò che ha reso speciale l’esperienza del Chievo: professionalità, uomini e senso di appartenenza.

Pellissier

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Sergio Pellissier, ex capitano e simbolo del Chievo, per analizzare il momento del calcio italiano: dalla fretta delle società di cambiare allenatore alle difficoltà della Juventus sotto porta, passando per il valore di Luka Modrić, le prospettive del Napoli e dell’Atalanta e il modello Como. L'ex centravanti si è soffermato sull’importanza del tempo, della programmazione e delle scelte tecniche, offrendo anche uno sguardo sul lavoro degli attaccanti e su ciò che ha reso speciale l’esperienza del Chievo: professionalità, uomini e senso di appartenenza.

Dopo appena sette giornate sono già saltate quattro panchine. È un segnale di quanto siano diventate impazienti le società o, nel calcio di oggi, i risultati sono davvero l’unica cosa che conta?

"Purtroppo è così: contano soltanto i risultati. Le società investono tanto e retrocedere è considerato quasi un fallimento, anche perché c’è un divario enorme tra Serie A e Serie B, soprattutto per quanto riguarda i contributi della Lega e i ricavi televisivi. Questo, però, è un grosso problema: non si dà alle squadre il tempo di investire, crescere e costruire qualcosa. È una questione sulla quale bisognerebbe riflettere".

Da ex centravanti, quanto pesa per una squadra come la Juventus non riuscire a chiudere le partite? È un problema di qualità negli ultimi metri o di mentalità?

"La Juventus non ha ancora trovato un attaccante come quelli che aveva in passato, capace di risolvere le partite ogni domenica. Una volta creava occasioni su occasioni e aveva giocatori che sbagliavano molto meno sotto porta. Non credo sia un problema di allenatore: in questo momento alla Juve manca un attaccante capace di garantire gol con continuità. Per una squadra così importante è un limite pesante".

Quanto può incidere un campione come Luka Modrić in un campionato fisico e intenso come la Serie A? La sua esperienza può fare la differenza anche nella crescita dei giocatori più giovani?

"Modrić è un grandissimo campione, dotato di qualità straordinarie e ancora in buone condizioni fisiche. Certo, non è più giovane come un tempo, ma quando un giocatore ha talento bisogna essere bravi a trovare la soluzione giusta per valorizzarlo. Se gli chiediamo di fare l'incontrista e di pressare continuamente, probabilmente non sfruttiamo al meglio le sue caratteristiche. Se invece lo impieghiamo da regista, affidandogli il compito di costruire il gioco, creare azioni e guidare la manovra grazie alla sua esperienza, allora può fare la differenza. Spetta all'allenatore trovare il giusto equilibrio per metterlo nelle condizioni di rendere al meglio".

De Bruyne può essere l'uomo capace di cambiare il volto della stagione azzurra o il Napoli deve ancora risolvere problemi più profondi?

"Il Napoli deve risolvere ancora diversi problemi. Il cambio di allenatore e il diverso modo di interpretare il calcio comportano inevitabilmente un periodo di adattamento. Quando si cambia così tanto, serve tempo per costruire qualcosa di nuovo, ma bisogna capire se la società e il presidente siano disposti ad aspettare. Quando De Bruyne è arrivato, non era ancora in condizione, anche a causa dell'infortunio che lo aveva tenuto fuori per gran parte della stagione precedente. Adesso mi sembra stia bene e stia tornando a fare quello che sa fare meglio. Ha segnato anche in Nazionale e, se riesce a ripetersi con continuità, significa che sta attraversando un buon momento. È un giocatore che può fare la differenza, ma il Napoli ha bisogno anche del contributo di tanti altri. Da solo De Bruyne non può bastare per raggiungere gli obiettivi che la società si è prefissata".

Dopo i cambiamenti degli ultimi tempi, l'Atalanta può ancora essere considerata una candidata stabile alla zona Champions oppure deve prima ritrovare la propria identità?

"L'Atalanta è una grande squadra e una grande società, che negli anni ha costruito molto. Tuttavia, ha cambiato parecchio e, come succede in questi casi, può andare incontro ad alti e bassi. La squadra è forte, ma bisogna capire quanto tempo servirà per assimilare le nuove idee tattiche.
Dopo tanti anni con Gasperini e un sistema di gioco ben definito, introdurre un modo diverso di giocare non è semplice. Serve tempo perché i calciatori comprendano e facciano propri i nuovi meccanismi. Per questo, prima di capire se l'Atalanta potrà competere stabilmente per la Champions League, bisognerà vedere come evolverà il lavoro dell'allenatore e quanto rapidamente la squadra riuscirà ad adattarsi".

Gasperini ha sempre chiesto molto ai suoi attaccanti, soprattutto in termini di movimento, pressione e partecipazione al gioco. Da ex centravanti, il suo sistema esalta le qualità di una punta oppure rischia di sacrificarne la lucidità sotto porta?

"Gasperini chiede molto ai suoi attaccanti, ma allo stesso tempo li fa divertire e mette loro a disposizione tantissime occasioni. Vuole che partecipino al gioco, che si muovano, pressino e attacchino la profondità ogni volta che se ne presenta l'opportunità. Non pretende che una punta faccia il terzino, ma che contribuisca alla manovra e sappia rendersi pericolosa.
Il sacrificio ha senso se poi puoi divertirti anche in fase offensiva, tirare in porta e creare occasioni. Se invece da attaccante devi soltanto difendere e, quando la squadra attacca, sono gli esterni o i centrocampisti ad arrivare al tiro, allora diventa tutto più complicato. Un centravanti deve sentirsi coinvolto e avere la possibilità di incidere davanti alla porta".

Il Como ha un progetto ambizioso e una filosofia di gioco riconoscibile. Secondo te, può diventare una nuova Atalanta, capace di crescere nel tempo e competere stabilmente con le grandi, oppure costruire quel tipo di percorso oggi è molto più difficile?

"Il Como può assolutamente diventare una nuova Atalanta. Propone un calcio divertente, cerca di giocare e di essere protagonista: è sicuramente un aspetto positivo. Bisognerà capire quanto riuscirà a mantenere questa identità nel tempo, perché più una squadra viene conosciuta dagli avversari, più diventa difficile sorprenderli. Mi sembra che anche quest'anno il Como stia incontrando qualche difficoltà nel riproporre il calcio visto nella scorsa stagione.
C'è poi la forza della società. Alle spalle del Como ci sono proprietari con una grande disponibilità economica, un elemento che può fare la differenza. Quando hai risorse importanti puoi investire, programmare e costruire nel tempo. È un punto di forza che può aiutare il club a crescere e a competere a livelli sempre più alti".

Il modello Chievo. Quel Chievo riusciva a competere con società che avevano budget molto superiori. Quale ingrediente di quella squadra vorresti ritrovare nel gruppo di oggi?

"Il Chievo riusciva a competere grazie alla professionalità, agli uomini e alle persone che amavano la società e credevano nel progetto. Quando riesci a mettere insieme tutti questi elementi, puoi compensare anche le risorse economiche superiori degli avversari. Naturalmente non è semplice.
Oggi è sempre più difficile trovare tutte queste qualità riunite nello stesso gruppo. E se alle spalle non hai una società con la forza economica necessaria per sostenere gli investimenti richiesti dal calcio moderno, diventa complicato riuscire a essere competitivi. Il Chievo dimostrò che organizzazione, professionalità e senso di appartenenza possono fare la differenza, anche quando il budget è inferiore a quello delle grandi società".