RBS 6 Nazioni femminile: Italia v. Scozia 22-7

Pubblicato il autore: andrea nervuti Segui

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Ho giocato (a calcio) su questo stesso campo per circa un decennio senza mai chiamarlo col proprio nome. “Turris” dal nome della squadra oppure “Arcoveggio” inglesizzando un po’ la vicenda e ribattezzando l’impianto con il nome del quartiere. Gioie e dolori adolescenziali. Amicizie -tuttora indissolubili- si sono cementate fra queste zolle. Un terzo della mia vita è passato da queste parti.

Al momento, purtroppo, la squadra di football non esiste più e tra quei meravigliosi ciuffi d’erba rimbalza soltanto la palla ovale del Bologna Rugby. Una bella realtà, che vive lontano dai riflettori nonostante sia il club più antico del paese. Qui la tradizione è sempre serpeggiata silenziosa, fra grigliate e pozzanghere. Un binario parallelo rispetto al monopolio cestisco-pallonaro cittadino, ma che oggi torna ad antichi splendori: oggi va in scena il 6 Nazioni femminile. Proprio qui, a due passi da casa!

 

Non potevo mancare, e così, dopo una lunga mangiata domenicale, sono venuto a fare una passeggiata al “Bonelli”( già, questo è il suo vero nome!). Non sono qua in veste di narratore sportivo (non ho la presunzione di scrivere di una materia fuori dal mio ambito) e nemmeno in quella di nostalgico, ma sono nei panni del semplice appassionato di questo meraviglioso sport.

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Ora, nella mia esistenza ho avuto la fortuna di assistere dal vivo a qualche incontro rugbystico decisamente importante. Penso al RBS 6 Nazioni 2013 a Roma, alla fugace gita di Leeds durante l’ultima coppa del mondo, per finire con l’emozionante esordio fra gli spalti di Twickenham, indubbiamente il santuario di questo gioco. Insomma,  visti i precedenti non dovrei accusar il minimo accenno d’emozione, eppure appena varcati i cancelli d’entrata un nodino mi si è stretto alla gola.

Sono molto legato a questo contesto e vederlo così abbellito mi ha strappato un sorriso.

La tribuna è stracolma. Il cielo grigio, come se volesse far sentire a casa le ragazze scozzesi. L’aria è la stessa di dieci anni fa, se non fosse per gli aromi di salsiccia e salame che tentano di corromperti lo stomaco . C’è perfino qualcuno in Kilt.

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Spettacolo.

Sul terreno- decisamente stuprato dai temporali dei giorni scorsi- le ragazze si placcano, si bussano e si rotolano nel fango. Si chiamano e si caricano. L’Italia è il contrario di quello che mi aspettavo. Furente. Spietata. L’opposto dei maschietti sconfitti dai cardi di sua maestà appena 24 ore prima.

Spinte dagli oltre 2000 tifosi, le azzurre siglano due mete (Bettoni e Cucchiella) agghindate da un bel penalty  della  Schiavon  a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Andiamo all’intervallo sul 15 a 0.

Perfetto.

La pausa passa in fretta, fra birra e canti celtici.

La ripresa è nuovamente un monologo italico a leggere sfumature anglosassoni. Alla meta di Furlan risponde quella della Thomson, ma la tentazione di far merenda con un piatto di polenta al ragù non mi ha permesso di vederle.

Francamente il contesto è troppo bello per seguire puntigliosamente l’incontro.

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Al triplice fischio della signora Lematte il punteggio recita : Italia 22, Scozia 7. Una vittoria prestigiosa, che oltre alla gloria fa bene alla federazione, dato che grazie a questo successo odierno le bimbe allenate da Di Giandomenico staccano il pass per il mondiale irlandese dell’anno prossimo.  La festa comincia e l’appuntamento si sposta all’Irish pub di via Zamboni.

Intorno alle 5 il tutto si svuota, qualcuno resta a fra gli stand mentre io m’incammino lentamente verso casa, facendo il giro largo per godermi ogni singolo momento.

Sono stato al fan village di Elland Road, dell’Olimpico e di Londra, altro mondo con altri numeri, certo, ma questo pomeriggio era tutto quello che mi serviva per risollevare un weekend non troppo esaltante.

Speriamo che sia solo il primo segnale, e che presto anche il rugby torni di prepotenza a riprendersi il suo spazio fra calcio e basket.

Andrea Nervuti

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