Sport Paralimpici: muore Paul Oberhofer, era in barca a vela

Pubblicato il autore: Rocco Menechella Segui

paul oberhofer

Paul Oberhofer, il 57enne atleta paraolimpico e campione di handbike di Velturno (Bolzano), che giovedì pomeriggio era scomparso nella acque del lago di Garda tra Pacengo e Lazise (Verona) dopo essersi rovesciato con la sua barca, è stato trovato morto. Le acque del lago hanno restituito il corpo che è stato portato dalla corrente sulle rive di un campeggio di Lazise.

Giovedì quando erano scattate le ricerche con i sommozzatori dei vigili del fuoco, accanto alla banchina era stata trovata la carrozzina dell’uomo, che era salito a bordo della sua barca a vela di quattro metri ed è stato tradito da un colpo di vento. Paul Oberhofer era il padre di Karin, 30enne nazionale azzurra di biathlon.

Oberhofer ha partecipato a ben cinque edizioni dei Giochi Paraolimpici. Tre invernali nel fondo e due estive (Barcellona e Seul) in sella alla sua handbike e la figlia, Karin Oberhofer, ne ha seguito le orme sportive cimentandosi nel biathlon. Con la staffetta ha anche conquistato un bronzo a Sochi 2014. Oltre agli eventi a cinque cerchi, comunque, Paul girava l’Italia per presentarsi alle gare dedicate.

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Il “saluto” commosso della moglie. “Era felice quando pescava, se ne è andato seguendo la sua passione. Io lo amo tantissimo e continuerò ad amarlo sempre”. Ha salutato con queste parole il marito Paul Oberhofer venerdì mattina al porto di Pacengo la moglie Ida Gasslitter, al momento del ritrovamento del suo corpo. Il 57enne atleta paralimpico e campione di handbike di Velturno (Bolzano) è quasi certamente annegato nel pomeriggio di giovedì, intorno alle 16, per il rovesciamento della sua barca di quattro metri con cui usciva spesso da 12 anni. Oberhofer lascia la moglie Ida, (57 anni anche lei) e la figlia Karin, 30enne nazionale azzurra di biathlon, medaglia olimpica a Soci.

Il dramma.Un’onda troppo alta, spinta dal vento che si era levato a quell’ora, deve aver fatto sbilanciare la barca del campione paralimpico che utilizzava uno speciale seggiolino, sollevato di un metro dal fondo dell’imbarcazione. Caduto in acqua non ha avuto scampo, poiché la temperatura intorno ai 7-8 gradi, non consente una sopravvivenza oltre i 15-20 minuti. Troppo lontano anche per nuotare solo con le braccia fino a riva.

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Il tragico ritrovamento. Le sue ricerche sono proseguite tutta la giornata di giovedì fino alla mezzanotte, poi riprese venerdì mattina, anche con l’ausilio di un elicottero, ma sono stati degli operai che lavoravano lungo la riva del lago di Garda ad aver notato intorno alle 10 il corpo collocato nel basso fondale, a circa 50-60 cm di profondità, trascinato dalla corrente fino a riva nello specchio d’acqua dinnanzi al campeggio “La Quercia” tra Lazise e Pacengo. Erano stati i pescatori del posto ad aver avvistato giovedì pomeriggio la sua barca rovesciata a un miglio dalla riva, allertando subito le forze dell’ordine. Alle 17 erano quindi scattate le ricerche della squadra nautica di Peschiera della Polizia di Stato, con i sommozzatori dei vigili del fuoco e dei Volontari del Garda, Guardia Costiera e Polizia Locale. In mattinata il tragico ritrovamento.

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Il ricordo di Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico. Il mondo paralimpico era sempre stato per lui una grande passione di vita, come la pesca, che amava. E proprio questo amore, alla fine, lo ha portato via. “Se ne va un pezzo di storia del movimento paralimpico – ha commentato con emozione e grande tristezza Luca Pancalli, numero uno del CIP -, una persona che ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere e che ha dato anima e corpo allo sport, senza precludersi traguardi o porsi limiti. Un grande sportivo e un grande uomo, testimone appassionato e versatile, attraverso ben 5 edizioni dei Giochi Paralimpici, di come lo sport, vissuto con intensità e ambizioni, sia qualcosa per cui vivere”.

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