Rossi vs Marquez, quando l’accesa rivalità fa il gioco degli sponsor

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

La gara della Malesia aveva fatto esplodere platealmente la rivalità tra Valentino Rossi e Marc Marquez sconfinandola in antipatia se non odio, dividendo peraltro milioni di fan delle rispettive fazioni e pure il pubblico neutrale di appassionati.

Difficile trincerarsi dietro a commenti diplomatici se a singolar tenzone sono invitati da una parte un pilota che a detta di molti è quanto Federer nel tennis o Senna nella formula Uno: semplicemente il Motociclismo, e dall’altra, a  figurare un pilota che già alla sua età ha bruciato le tappe a velocità siderale.
Vale non ha in effetti bisogno di presentazione: inutile ricordare il numero di motomondiali vinti, 9, di cui 1 in 125, il doppio in 250, i restanti 6 in 500 e Motogp. Il pilota di Tavullia corre dal 1996, essendo di gran lunga il pilota più longevo e di successo nella storia tutta del moderno motociclismo. Fino all’ingresso nei paddock del campione in erba spagnolo…

Dietro ai sensazionali trionfi  e agli innumerevoli successi del nostro Valentino, è cresciuto probabilmente nell’ombra, un pilota, Marc Marquez, che sta via via bruciando tutte le tappe e avvicinando record solo poco tempo fa inavvicinabili.
E il continuo confronto sulle piste, gli accesi duelli, la guida esagerata e al limite del pilota di Cervera da una parte  sommata dall’altra all’esperienza nel riconoscere un formidabile rivale di pari grado unito forse allo sconforto di non poter competere con una moto all’altezza e forse il dispiacere per non averlo incontrato prima per battagliare a parità di forze fisiche, ne hanno decretato e acceso a tutti gli effetti lo scontro.

Ma ormai sono 9 gli anni dall’ultima affermazione nel motomondiale del Valentino nazionale e questo deve per forza aver acuito i rapporti se nel frattempo Marc ha concentrato tutti i suoi successi, 1 in 125 1 in 250 e 4 nella classe regina alla ancora tenera età di 25 anni. A voler fare un raffronto secco, alla stessa età Valentino aveva vinto un campionato di meno e Marc è ben avviato a vincerne un altro entro due mesi. Ma anche se consideriamo altri indicatori la musica non cambia: il pesarese ha vinto complessivamente 115 volte(su 376 gare disputate) salendo sul podio 232 volte ottenendo 65 pole position, 95 giri veloci per un totale di 6017 punti conquistati. Numeri alla mano mostruosi.
Il pilota spagnolo ne ha conquistate 66 in appena 179 gp(incidenza statistica nettamente superiore di successi), 111 i podi(altro dato con percentuale a favore), 77 pole e 58 giri veloci, indicatori nella media a proprio favore così come i punti raccolti che sono ad oggi 2781. Il nostro campione infatti si avvicina ai 40 anni e conta 12 anni di agonismo e 14 di età di vantaggio nelle statistiche suindicate. Insomma il conforto della matematica non consente oggi di assicurare che Marquez un domani replicherà i record del pilota di Tavullia ma se bisserà la carriera per longevità è assolutamente ragionevole pensare che il regno delle performances del primo abbiano i gironi contati.

Dal momento poi che i due astanti fanno parte di generazioni diverse, le logiche commerciali degli sponsor viaggiano probabilmente a briglia sciolta consentendo ai due di rimanere ben saldi sulle proprie posizioni. Insomma, se gli sponsor che pagano profumatamente non impongono out out di sorta e non premono realmente almeno su una pace armata salvo farlo senza troppa convinzione a intervalli regolari e stranamente quasi sempre in prossimità di gare che si tengono in Italia(ordine pubblico?), evidentemente ragionano anche su elementi che è difficile sottovalutare se non prendere in considerazione: da un lato, il Vale nazionale fagocitatore  nel passato di ogni successo e ultimo anello di congiunzione con un motociclismo che non c’è più attrae per forza di cose, pur essendo un campione trasversale,una fetta di mercato di appassionati stagionati; dall’altro Marquez, capostipite e  rappresentante più in voga della ricchissima generazione spagnola avvicina al circuito anche nuove leve generazionali alle quali la accesa rivalità fra i due non fa altro che alimentare logiche di sana competitività e bieca faziosità, oltre a dinamiche commerciali che grazie all’avvento dello spagnolo si evolvono e rinnovano.

Due mostri sacri del motociclismo che pur non godendo di amicizia e perso forse il rispetto reciproco, provano nondimeno ammirazione l’un l’altro.
Campionissimi che il pubblico neutrale e non, volente o nolente, segue perchè rappresentano le moto di ieri oggi e soprattutto domani.

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